Rivoluzione e controrivoluzione in Germania 1918-1920

di Gabriele Repaci

La Rivoluzione di Novembre del 1918, con la quale il popolo tedesco defenestrò la monarchia degli Hohenzollern , la Repubblica dei Consigli della Baviera e il Putsch di Kapp, sono avvenimenti storici poco conosciuti ai più, anche fra coloro, in particolare tra i più giovani, che si professano di sinistra e comunisti. Tuttavia l’importanza della conoscenza di tali avvenimenti è fondamentale per un militante rivoluzionario. Infatti un diverso esito di quegli eventi avrebbe certamente cambiato la storia del novecento non solo a livello europeo ma certamente anche su scala mondiale. Fenomeni come il nazismo e lo stalinismo, che naturalmente lo scrivente si guarda bene dal mettere sullo stesso piano, non avrebbero avuto motivo di nascere, così come l’età dell’Imperialismo con tutte le sue drammatiche conseguenze. La presa del potere da parte del proletariato in Germania, infatti, avrebbe realizzato sul versante europeo la strategia bicontinentale di Lenin esposta nel suo capolavoro Imperialismo, fase suprema del capitalismo (1916). Come è noto tutto ciò non si è realizzato. Ma le cause di questa mancata realizzazione vanno addebitate non certo al fato bensì a scelte politiche ben precise compiute dai protagonisti di quel periodo storico.

Ed è proprio di tali scelte che tratta il volume collettivo ad opera di Paul Frölich, Rudolf Lindau, Albert Schreiner e Jacob Walcher pubblicato per la prima volta in Germania nel 1929 con il titolo Illustrierte Geschichte der deutschen Revolution (Storia illustrata della rivoluzione tedesca) e tradotto in lingua italiana nel 2001 dalla casa editrice Pantarei come Rivoluzione e controrivoluzione in Germania 1918-1920. E’ importante ricordare che tutti gli autori sopra menzionati non solo erano già attivi politicamente all’interno del movimento comunista in Germania all’epoca degli avvenimenti narrati nel libro ma che, a parte una breve parentesi degli anni 30, ne rimasero interni sino alla fine delle loro vite. Con la sola eccezione di Paul Frölich che dopo aver aderito alla SPD morirà a Francoforte nel 1953, tutti gli altri (cioè Rudolf Lindau, Albert Schreiner e Jacob Walcher ) entreranno a far parte del SED (Sozialistische Einheitspartei Deutschlands il Partito guida nella DDR) e decideranno di finire i propri giorni nella Repubblica Democratica Tedesca. Come già scritto in precedenza il volume tratta degli avvenimenti che vanno dalla Rivoluzione del novembre 1918 sino al Putsch di Kapp del 1920. Da questi accadimenti emergono tre temi di fondo. In primo luogo il ruolo apertamente controrivoluzionario della socialdemocrazia tedesca che dopo aver sostenuto il governo imperialista tedesco durante il Primo Conflitto Mondiale (il 4 agosto del 1914 il SPD approva i crediti di guerra al Reichstag tradendo quindi il principio dell’internazionalismo proletario e facendo affondare la Seconda Internazionale) si pone come obiettivo quello di sabotare ogni tentativo del proletariato di giungere al potere in Germania. Gli autori del libro ricostruiscono il ruolo nefasto della SPD e dei propri capi come il «Papa Rosso» Kautsky (il quale all’indomani della Rivoluzione d’Ottobre aveva proposto di non riallacciare relazioni diplomatiche con la Russia Bolscevica per non suscitare contro la Germania le ostilità dell’Intesa) Ebert, Scheidmann e Noske tramite documenti inoppugnabili.

Ci sono pagine che fanno correre un brivido lungo la schiena, come quelle nelle quali viene descritta la campagna d’odio e menzogne condotta dai giornali socialdemocratici contro la Lega Spartaco il gruppo comunista rivoluzionario capeggiato da Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg che si proponeva di ripetere in Germania ciò che i bolscevichi di Lenin avevano fatto in Russia. Nel dicembre del 1918 i militanti socialdemocratici tappezzarono Berlino di grandi manifesti rossi che incitavano i lavoratori tedeschi al grido di «Uccidete Liebknecht! ». I bandi di reclutamento dei Freikorps (i Corpi Franchi, milizie paramilitari di estrema destra dalle quali avranno origine le più tristemente note Camicie Brune) apparivano tranquillamente sul Worwärts l’organo ufficiale del Partito Socialdemocratico Tedesco. Furono proprio quest’ultimi, con la complicità del governo socialdemocratico presieduto Friedrich Ebert, a macchiarsi dell’assassinio dei rivoluzionari spartachisti Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht il 15 gennaio del 1919.

Nella seconda parte il volume analizza gli avvenimenti che portarono nell’aprile del 1919 all’istaurazione della Repubblica dei consigli di Baviera, quando la base del SPD, il USPD (Unabhängige Sozialdemokratische Partei Deutschlands, il Partito Socialdemocratico indipendente di Germania, fondato a Gotha il 6-8 aprile 1917 da una scissione della SPD originata da quei trentatré deputati che nel marzo del 1916 votarono contro i crediti di guerra al Reichstag) e gli anarchici spinsero per la proclamazione di un nuovo organismo rivoluzionario. Originariamente scettico circa l’opportunità di partecipare alla nuova Repubblica dei consigli, il KPD guidato da Eugen Leviné (che inseguito alla sconfitta della Repubblica Sovietica Bavarese verrà condannato a morte e fucilato), decise di entrare a far parte del Consiglio centrale per dare il proprio contributo alla lotta, sebbene destinata alla sconfitta. La reazione socialdemocratica non si fece attendere. Dopo una labile resistenza la Repubblica capitolò ed iniziarono le esecuzioni sommarie e gli arresti. «Landauer, un intellettuale anarchico nemico di ogni forma di violenza, fu ucciso nel cortile della prigione di Staedlheim» viene riportato nel testo a pagina 245. «il 6 maggio» si può leggere poco dopo «ventuno cattolici, accusati di essere “spartachisti”, furono massacrati brutalmente in una locanda a Karolinenplatz e depredati di ogni cosa.»

La feroce repressione operata dal Terrore Bianco nei primi di maggio conterà circa mille caduti cui seguirono 2209 condanne giudiziarie.

In terzo luogo il libro si sofferma sulle condizioni di pace umilianti poste alla Germania dal Trattato di Versailles (1919). Vale la pena per comprendere la durezza di simile trattato soffermarsi brevemente sulle clausole economiche interamente riportate nel volume. Possiamo leggere a pagina 255 che la Germania «deve impegnarsi a garantire, per la durata di cinque anni, il trattamento di nazione più favorita alle potenze dell’Intesa in relazione a importazioni ed esportazioni come pure a tariffe, regolamenti e accordi commerciali. » Mentre a pagina 257 si precisa che «Per 10 anni la Germania consegnerà al Belgio 8 milioni di tonnellate di carbone all’anno.» Ancora «la Germania consegnerà all’Italia le quantità massime di carbone seguenti: 4 milioni e mezzo di tonnellate dal giugno al luglio 1919; 6 milioni dal giugno al luglio 1920; 7 milioni e mezzo dal giugno al luglio 1921; 8 milioni dal giugno al luglio del 1922; 8 milioni e mezzo dal giugno al luglio 1923, e per ciascuno dei cinque anni seguenti: 8 milioni e mezzo di tonnellate.» «La Germania consegnerà al Lussemburgo una quantità annuale di carbone uguale alla quantità annuale di carbone tedesco consumata dal Lussemburgo prima della guerra.» «La Germania si impegna a fornire alla Francia e a trasportare alla frontiera francese per ferrovia o idrovia i seguenti prodotti per ciascuno dei tre anni che seguiranno l’entrata in vigore del presente contratto: 35.000 tonnellate di benzolo, 50000 di catrame di carbon fossile, 30000 di fosfato d’ammonio. »

Tutto ciò ebbe ripercussioni disastrose sullo stato dell’economia tedesca già fortemente provata dalla guerra. Infatti «la penuria di carbone si fece presto sentire in misura mai prima conosciuta. Il rifornimento di combustibile per il riscaldamento domestico, già drasticamente ridotto durante la guerra, calò ulteriormente del 44%. Diversi impianti di produzione del gas e centrali elettriche dovettero essere fermati per mancanza di carbone, altri ridussero fortemente la loro produzione. Anche in Renania-Vestfalia furono chiuse diverse fabbriche e fu sospesa la fabbricazione delle locomotive. »

Benché la quasi totalità dei partiti borghesi non smisero mai di mettere l’accento sull’insostenibilità di tali accordi, sul fatto che essi erano un affronto alla dignità della nazione e del popolo tedeschi, nessuno di essi fu disposto a stracciare il Trattato di Versailles e di portare la responsabilità che un tale atto avrebbe necessariamente comportato. Solamente il KPD, mostrando una notevole lucidità tattica, scelse chiaramente di dire “no” alla ratifica del Trattato, differenziando analiticamente la situazione tedesca da quella russa che aveva motivato il sì bolscevico alla pace di Brest Litovsk.

Il lettore contemporaneo potrebbe essere portato a pensare che quelli narrati nel volume siano avvenimenti che appartengono ad un’epoca ormai remota, ad un secolo come il Novecento segnato dalle ingiustizie, le guerre e le rivoluzioni. Eppure “De te fabula narratur! “ verrebbe voglia di dire. E’ stato recentemente un economista liberale come Nouriel Roubini, noto al grande pubblico per essere stato uno dei pochi economisti ad aver previsto la crisi, ad evocare uno scenario apocalittico. Secondo il celebre professore di economia alla New York University la possibilità che si abbatta una “tempesta perfetta globale” con conseguente crollo dell’Eurozona, nuova recessione negli Stati Uniti, guerre in Medio Oriente e pesante crollo della crescita in Cina e nei grandi mercati emergenti è tutt’altro che remota¹.

In tal caso la borghesia come ci insegna la storia reagirà con tutti i mezzi a sua disposizione per conservare il proprio dominio di classe. Sfrutterà sia la repressione da parte di gruppi neofascisti sia la collaborazione dei partiti riformisti. Caso emblematico di questa situazione è la Grecia dove le squadracce fasciste di Alba Dorata vanno a caccia di immigrati e di militanti politici e sindacali di sinistra nel silenzio omertoso dei partiti riformisti che appoggiano l’attuale esecutivo di Samaras quali il Pasok di Evangelos Venizelos e la Sinistra Democratica di Fotis Kouvelis che chiudono volentieri un occhio su queste violenze. La lettura di questo volume e l’analisi degli avvenimenti storici da esso narrati dovrebbero dunque indurci, in quanto comunisti, ad abbandonare le proprie illusioni, alimentate anche dal successo della coalizione della sinistra radicale greca Syriza, circa un possibile cambiamento democratico e pacifico del sistema capitalistico. Insomma lo sviluppo pacifico di una rivoluzione è in linea di massima una cosa estremamente rara e difficile, poiché la rivoluzione è l’acutizzazione estrema di tutte le più acute contraddizioni di classe che possono essere risolte solamente attraverso l’uso della violenza che come ci ha insegnato Marx null’altro è che la levatrice di ogni società gravida di una nuova.

1. Roubini: nel 2013 “tempesta globale perfetta” e banchieri avidi “impiccati nelle strade”, Wallstreet Italia, 9 Luglio 2012 http://www.wallstreetitalia.com/article/1407519/outlook/roubini-nel-2013-tempesta-globale-perfetta-e-banchieri-avidi-impiccati-nelle-strade.aspx

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