I servizi imperialisti di Sua Maestà: “Skyfall” e la politica di 007

Traduzione a cura di Fronte Popolare da Fight Back News, 14 novembre 2012.

Se pensi che i film di James Bond non abbiano contenuto politico, non sei a posto con la testa.

Cinquant’anni fa James Bond è apparso per la prima volta sul grande schermo. Da allora, il “franchise” ha dato vita a 23 film pieni di macchine sportive, battute, misoginia dilagante, memorabili – e spesso razzisti – ritratti di nemici, e politiche imperialiste.
Sei diversi attori hanno recitato nella parte dell’agente segreto conosciuto come “007”, con Daniel Craig ad impersonare Bond nell’ultima creazione, Skyfall.

Skyfall sta già battendo i record al botteghino e 007 è una tale istituzione nella cultura popolare occidentale da meritare un esame da parte dei militanti progressisti. La maggior parte delle persone probabilmente va a vedere film come Skyfall per i brividi e le acrobazie ma, francamente, la principale ragione per cui i film di Bond rimangono interessanti e rilevanti è per la politica che riflettono.

Creato nel 1952 dallo scrittore Ian Fleming, un ufficiale di intelligence reazionario della marina britannica, James Bond emerse fortemente come prodotto della propaganda della Guerra Fredda. In Bond, lettori e spettatori ritrovarono un super-soldato iper-virile e anticomunista, incrollabile nella sua lealtà alle missioni imperialiste, che esse fossero schiacciare movimenti di liberazione, rovesciare governi popolari o compiere assassinii per conto del governo britannico.

La caduta dell’Unione Sovietica nel 1991 ha obbligato Hollywood a reinventare James Bond nel periodo post-Guerra Fredda. Nel 1995 Goldeneye, ambientato principalmente in Russia subito dopo la controrivoluzione, si mostrò all’altezza della situazione. Da allora, i film di James Bond hanno sempre riflesso la politica del mondo moderno, che fosse l’aggressione contro la Repubblica Democratica Popolare di Corea (Die Another Day) o l’intervento occidentale in Africa (Casino Royale).
Rispettando la norma, Skyfall riflette il cambiamento dell’atmosfera politica. Nel mentre il governo statunitense imprigiona “informatori” come Bradley Manning e attacca il fondatore di Wikileaks Julian Assange per aver diffuso comunicati segreti del Dipartimento di Stato, il principale nemico nel nuovo film della serie è il “cyber-terrorismo”.

Javier Bardem impersona Raoul Silva, il principale cattivo del film.  Con i suoi capelli biondi e la sua propensione a divulgare segreti della NATO, è stato chiaramente pensato per paragonarlo ad Assange. L’analogia va anche oltre, con il regista Sam Mendes e la stampa che fanno un gran chiasso sulla sessualità di Silva, la quale pure svolge un ruolo minore nella trama.

Al contrario di Assange, però, Silva non divulga informazioni per la sua opposizione all’imperialismo statunitense e britannico. È motivato unicamente dalla vendetta, ritenendo l’MI6 responsabile dell’imprigionamento e della tortura che ha subito. A parte questo, tuttavia, egli accetta di fatto il ruolo della Gran Bretagna, come potenza imperialista, nell’intromettersi negli affari dei Paesi oppressi.

Questa ditorsione della realtà è ciò che rende film come Skyfall così pericolosi. Nella realtà, Assange viene dipinto come “il cattivo” dai media degli Stati Uniti e del Regno Unito solo perché ha diffuso pubblicamente importanti dettagli sui crimini che questi governi commettono in Afghanistan, Iraq, Zimbabwe e innumerevoli altre nazioni. Semplificando le motivazioni di persone come Assange e spogliandole del loro più grande contesto politico, Hollywood – che è parte dei media occidentali tanto quanto la CNN o Fox News – confonde le differenze fra eroi reali (Assange) e criminali (agenti come James Bond).

Infatti, la più grande offesa compiuta da Silva ai danni dell’MI6 è l’aver diffuso le identità di cinque agenti della NATO infiltrati in dei cosiddetti gruppi terroristici in giro per il mondo. Gli attivisti che fronteggiano la repressione negli Stati Uniti e altrove sanno bene come l’etichetta di “terrorista” venga applicata a qualsiasi gruppo, anche a organizzazioni caritatevoli non-violente come la “Holy Land Foundation”, che sia in disaccordo con la politica governativa di guerra e di occupazione.

Nella vita reale, i James Bond infiltrano gruppi come il Congresso Nazionale Africano di Nelson Mandela – definito all’epoca “organizzazione terroristica” dal governo statunitense per il fatto di opporsi all’apartheid – o movimenti come Occupy Wall Street negli Stati Uniti.
Ingannano attivisti e organizzatori con l’obiettivo di reprimere il dissenso in casa e a livello internazionale. E tuttavia, in Skyfall siamo tenuti a sentirci dispiaciuti per questi agenti nel momento in cui cosiddetti “cyber-terroristi” svelano al mondo il loro inganno.

Skyfall tenta di dimostrare che la diffusione dei segreti dell’MI6 ha portato alla morte di persone innocenti, il che è l’unico modo con cui possono giustificare l’etichetta di “cyber-terrorista” applicata a Silva. Molti spettatori ricorderanno che il Dipartimento di Stato ha tentato, senza successo, di dimostrare la stessa cosa riguardo ai “cabli” di Wikileaks diffusi lo scorso anno.

L’ipocrisia di questa accusa è vergognosa, dal momento che molti “cabli” e video diffusi mostrano feroci atti di terrore compiuti dal governo statunitense contro persone innocenti, come il video del 2010 “Collateral Murder”, che mostra un elichettero statunitense Apache uccidere intenzionalmente un giornalista in Iraq.

Con il rifacimento del film anticomunista degli anni ’80 Red Dawn dietro l’angolo, Skyfall non perde l’occasione di compiere la sua giusta parte negli attacchi anti-cinesi. Ad esempio, la rivelazione che il governo cinese ha imprigionato e torturato un agente del MI6 è destinato a generare spasmi di orrore nel pubblico. Gli sceneggiatori [evidentemente] sperano che il pubblico si dimentichi del fatto che il presidente Obama non ha ancora chiuso la base di Guantanamo e continua a torturare i prigionieri.

Il motivo per cui Skyfall è stato così deludente è che è seguito a Quantum of Solace (2008), che è stato una deviazione sorprendentemente antimperialista dalla “formula” di James Bond. In Quantum, Bond svela un piano di una azienda multinazionale per privatizzare l’acqua in Bolivia e rovesciare il presidente Evo Morales con un sanguinoso colpo di Stato. La CIA e l’MI6 avevano pianificato di installare un brutale dittatore militare di destra, ispirato da Augusto Pinochet e addestrato probabilmente alla “School of Americas”. Bond opera in solitario, disobbedisce agli ordini e sventa il colpo di Stato.

Per quanto problematico il ritratto di un bianco che salva la Bolivia, Quantum in ogni caso ha spiegato in termini concreti al pubblico cos’è l’imperialismo e ha mostrato al popolo la minaccia reale della privatizzazione dell’acqua e dell’intervento straniero in America Latina. Skyfall è stato, per dire il meno, un seguito deludente.

Più interessante della politica in questi film è tuttavia l’accoglienza della critica. Quantum ha ricevuto recensioni miste o negative, con Roger Ebert che ha ridicolizzato la trama come “di poche speranze” e criticato il film per avere in larga parte tralasciato lo stereotipo sessista della “Bond girl”, che ha segnato la serie fin dalla sua creazione. Skyfall, d’altro lato, ha ricevuto un elogio pressoché unanime da parte della critica, con Roger Ebert che gli ha assegnato quattro stelle e lo ha definito “uno dei migliori Bond di sempre”.

Certamente, Quantum non ha assecondato la tradizione della “Bond girl”, mancando delle scene di sesso tipiche dei film di 007. Il suo cattivo non era un “individuo straordinario” uscito dalla fantasia come Jaws (Monraken) o Oddjob (Goldfinger); il “cattivo” era un sistema reale [composto da] aziende multinazionali e dalla CIA. La trama non riguardava satelliti o codici missilistici rubati; riguardava l’imperialismo e lo sfruttamento di popoli oppressi.
E James Bond non era il “fedele terrier di Sua Maestà”, per citare un altro nemico di Bond, ma piuttosto un agente isolato che decide di schierarsi dalla parte del popolo boliviano contro la CIA e l’MI6. In breve, Quantum è stato l’opposto di tutto ciò che ci si aspetta da un film di James Bond.

In questo senso, Skyfall, più che la “reinvenzione” di 007 come lo ha definito Ebert, è piuttosto un ritorno alla norma. Abbiamo la stereotipata “Bond girl”, che rimane sullo schermo giusto il tempo che serve per andare a letto con Bond; il cattivo non è solo un individuo effemminato incline alla vendetta, è un vero e proprio omosessuale. E, soprattutto, i meriti dello spionaggio e dell’intervento imperialista nel Terzo Mondo non solo vengono difesi, ma esaltati energicamente. James Bond, il guerriero dell’1%, è tornato ed è più forte che mai.

La mutata estetica dei film di James Bond merita di essere sottolineata. Senza dubbio, la visione del mondo razzista, sessista, omofoba e imperialista di Fleming rimane, ma i particolari sono cambiati con i tempi. Certamente Fleming si rivolterebbe nella tomba se sapesse che James Bond prende gli ordini da “M”, la donna a capo del MI6, impersonata da Judi Dench dal 1995. Moneypenny, segretaria dell’MI6 e vittima principale delle molestie sessuali di Bond nel corso degli anni, è ora un’agente nera, che picchia e prende i nomi. Lo stesso Bond lascia intendere di essere bisessuale in un eloquente scambio di battute con Silva, verso la metà del film.

Fondamentalmente, però, questi cambiamenti superficiali non hanno fatto nulla per modificare la visione del mondo imperialista che sostiene la maggior parte della serie di 007. Fleming è morto da tempo, ma la sua visione reazionaria sulle donne, le nazionalità oppresse e la comunità omosessuale va ancora per la maggiore. Parafrasando Matt Roth, un critico cinematografico progressista di “Jump Cut”, questa visione del mondo fondamentalmente reazionaria non è tanto il prodotto di un individuo diabolico. Riflette semplicemente la “realtà americana”, una realtà la cui bruttezza non è così difficile da scoprire sotto la lucente superficie di macchine sportive e aggeggi spettacolari.

Detto ciò, milioni di persone hanno riempito i cinema nel fine settimana del “Giorno dei Veterani” per vedere Skyfall. Questo fatto da solo fornisce ai progressisti l’opportunità di sottolineare e criticare la politica sfacciatamente pro-imperialista e contro le donne che è alla base di film come Skyfall e di continuare la costruzione di movimenti contro l’oppressione.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...