Il nostro addio a Hugo Chávez Frías: Milano, Consolato del Venezuela, 08.03.2013

Ieri, 8 marzo 2013, una delegazione dell’Associazione Démos – Studenti Comunisti dell’Università degli Studi di Milano ha partecipato all’atto di omaggio alla memoria del Presidente Comandante Hugo Chávez Frías organizzato dal Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela nel capoluogo lombardo. Il Consolato ha concesso l’onore al nostro compagno Alessio Arena, a nome dell’associazione studentesca, di pronunciare un breve intervento in lingua spagnola per esprimere il nostro profondo cordoglio per la scomparsa del grande rivoluzionario. Riportiamo a seguire il testo dell’intervento, sia in spagnolo che in italiano.

Alla fine dell’atto è stato proiettato un breve video preparato dal Consolato per commemorare la vita del Comandante. Il video è visionabile al seguente indirizzo: https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=rRTAsicE49g

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318024_10200511075278133_152828139_nDurante uno de los lutos más graves impuestos por el imperialismo a su patria, Fidel Castro dijo que el dolor no se comparte, sino que se multiplica. Esto es lo que sucede entre nosotros en este momento: multiplicamos el dolor por la despedida del Presidente Hugo Rafael Chávez Frías, la más imponente figura de revolucionario de este siglo XXI, un siglo de sufrimiento y de lucha por la vida y por el progreso, y la transformamos en renovada determinación en hacer nuestro el ejemplo que el Comandante nos deja.

“Patria es Humanidad”, y hoy las vanguardias de toda la humanidad enjugan en su rostro las lágrimas de los venezolanos que pierden la inteligencia, la fuerza moral, el vigor de soldado de Chávez, y que asumen la responsabilidad histórica de seguir en su lucha hacia la plena emancipación humana.

Nosotros, los estudiantes italianos de hoy, crecimos en los años en que el liberalismo parecía triunfante y las oligarquías proclamaban en voz alta el fin de la historia. En Chávez hemos encontrado la confirmación de que más allá de la ideología de los explotadores, más allá de la violencia monstruosa que existe en nuestro tiempo, se puede ver en la vida y en las luchas de millones de hombres el perfil del mundo nuevo socialista.

La Revolución Bolivariana nos habla de nosotros mismos, nos muestra la grandeza a la que ha llegado el pueblo venezolano y nos recuerda el legado de generaciones de combatientes revolucionarios que nos han precedido, dejándonos la tarea de construir una Italia a la altura de la misión humana de crecer y progresar hacia la igualdad, la justicia y la dignidad para todos. Asumimos aquí, delante de ustedes, el compromiso solemne de honrar la memoria del Presidente Hugo Chávez con la lucha de cada día porque nuestro pueblo se une con el de Simón Bolívar en la construcción de una Patria Grande no sólo latinoamericana, sino para todos los seres humanos.

He tenido el honor de haber visto al Comandante. Fue en Milán hace años y pronunció un largo discurso ante la Cámara del Trabajo. Dos horas y media en español sin traducción, pero entendimos todo, porque Chávez, con su inteligencia profundamente humana, con su cultura, supo hablarnos al mismo tiempo de Venezuela y de nosotros mismos. Nos habló de Garibaldi y de su encuentro con la esposa de Bolívar, y de nuestro Antonio Gramsci asesinado en las cárceles fascistas, conocido y comprendido por Chávez durante su encarcelamiento.

Impulsado por este pequeño recuerdo personal de comunión humana antes que intelectual, pido que me permitan concluir con unas palabras en mi propio idioma: unos versos dedicados por nuestro gran poeta Salvatore Quasimodo a los partisanos de Piazzale Loreto, mártires de la Resistencia antifascista. Que en italiano también, con las palabras más bellas inspiradas por la página más gloriosa de nuestra historia, resuene el amor por nuestro Comandante:

La nostra non è guardia di tristezza,

non è veglia di lacrime alle tombe;

la morte non dà ombra quando è vita.

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homenaje presidente 013Durante uno dei più gravi lutti imposti dall’imperialismo alla sua Patria, Fidel Castro disse che il dolore non si condivide, bensì si moltiplica. È ciò che accade tra noi in questo momento: moltiplichiamo il dolore per l’addio al Presidente Hugo Rafael Chávez Frias, la più imponente figura di rivoluzionario di questo XXI secolo di sofferenze e lotte per la vita e per il progresso, e lo trasformiamo così in rinnovata determinazione a far nostro l’esempio che il Comandante ci lascia.

“Patria è Umanità”, e oggi le avanguardie dell’Umanità intera tergono sul proprio volto le lacrime dei venezuelani che perdono  l’intelligenza, la forza morale, il vigore di soldato di Chávez, e che assumono la responsabilità storica di proseguirne la lotta per la piena emancipazione umana.

Noi, gli studenti italiani di oggi, siamo cresciuti negli anni in cui il liberismo pareva trionfante e le oligarchie proclamavano a gran voce la fine della Storia. In Chávez abbiamo trovato la conferma che oltre l’ideologia degli sfruttatori, oltre la violenza mostruosa della nostra epoca, si può scorgere nella vita e nelle lotte di milioni di uomini il profilo del mondo nuovo socialista.

La Rivoluzione Bolivariana ci parla di noi stessi, ci mostra la grandezza alla quale ha condotto il popolo venezuelano e ci ricorda l’eredità delle generazioni di combattenti rivoluzionari che ci hanno preceduto, lasciandoci il compito di costruire un’Italia all’altezza della missione umana di crescere e progredire verso l’eguaglianza, la giustizia, la dignità per tutti. Assumiamo qui di fronte a voi l’impegno solenne di onorare la memoria del Presidente Hugo Chávez con la lotta di ogni giorno perché il nostro popolo si unisca a quello di Simon Bolívar nella costruzione di una Patria Grande non solo latinoamericana, ma per ogni essere umano.

Ho avuto l’onore di aver visto il Comandante. Venne a Milano anni fa e tenne un lungo discorso davanti alla Camera del Lavoro. Due ore e mezza in spagnolo senza traduzione, ma capimmo ogni cosa, perché Chávez, con la sua intelligenza profondamente umana, con la sua cultura seppe parlarci allo stesso tempo del Venezuela e di noi stessi. Ci parlò di Garibaldi e del suo incontro con la sposa di Bolívar, e del nostro Antonio Gramsci assassinato dalle carceri fasciste e da Chávez conosciuto e compreso durante la sua prigionia.

È spinto da questo piccolo ricordo personale di comunione umana prima ancora che intellettuale, che vi chiedo di permettermi di concludere con poche parole nella mia lingua: pochi versi dedicati dal nostro grande poeta Salvatore Quasimodo ai partigiani di Piazzale Loreto, martiri della Resistenza antifascista. Che anche in italiano, con le parole più belle e ispirate dalla pagina più gloriosa della nostra Storia, risuoni l’amore per il nostro Comandante:

La nostra non è guardia di tristezza,

non è veglia di lacrime alle tombe;

la morte non dà ombra quando è vita.

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