Sulla disciplina comunista

di Álvaro Cunhal

congresso_pcpLa disciplina di Partito non ha nulla a che vedere con la disciplina militare.

Il militare obbedisce all’ordine. Egli non interviene nelle decisioni, né ne conosce motivazioni e obiettivi.

Nel Partito il militante ha (o deve avere) una piena coscienza delle ragioni e degli obiettivi di ciascuna decisione, interviene nella definizione delle grandi linee d’orientamento, interviene in numerosi casi nelle questioni relative al lavoro che esegue.

Il militante del Partito agisce in accordo con decisioni che sono state avallate dall’esame e dall’opinione di collettivi nei quali egli stesso è ricompreso.

Sicché sono completamente estranei al funzionamento del Partito metodi militareschi di direzione e le concezioni militaresche della disciplina.

I compagni che «comandano» e «impartiscono ordini» invece d’informare, orientare e dirigere, e che pensano che il dovere dei «sottoposti» sia di eseguire i loro ordini in modo meccanico, cieco, senza sapere perché né come, agiscono al di fuori dei più elementari principi organici del Partito.

Nel Partito, essere disciplinati non significa «obbedire agli ordini superiori», pena una punizione grave e immediata. Non è compiere senza volontà propria ciò che altri determinano. La disciplina nel Partito non è un obbligo che s’impone all’individuo, che lo opprime, lo obbliga e lo costringe.

La disciplina non può essere sentita come una costrizione nei confronti dell’individuo e della sua personalità, come accettazione passiva, forzata e cieca degli «ordini superiori» che se in un partito o in un’organizzazione di Partito regnano il dirigismo, l’autoritarismo, dei criteri militareschi di direzione, delle decisioni amministrative e burocratiche. In questo caso, la disciplina contiene in sé i germi di fermentazione e cristallizzazione dei disaccordi e delle riserve e dunque, ugualmente, di forme di resistenza passiva e d’improvvise e inattese esplosioni d’indisciplina.

Nel nostro Partito la situazione è differente. Malgrado le differenze tra i militanti, la disciplina si àncora nella coscienza e nella volontà stesse.

La coscienza elevata della disciplina nel Partito è una risultante di tre fattori fondamentali: l’identificazione dei militanti con l’orientamento del Partito, la democrazia interna e la comprensione del valore dell’unità del Partito.

L’identificazione dei militanti con l’orientamento del Partito permette loro essenzialmente di comprendere le ragioni e gli obiettivi di ciascuna iniziativa, di ciascuna decisione e di ciascun compito.

La democrazia interna permette a ciascun militante di sentire che l’orientamento, le decisioni e i compiti sono anche i suoi.

La comprensione del valore dell’unità del Partito stimola nei militanti la volontà di agire, al fianco dei loro compagni, integrati nell’azione collettiva del Partito.

Quando l’azione disciplinata del militante non si fonda su questi tre fattori fondamentali – se, per esempio, un militante porta a termine un compito che non comprende o con il quale non è d’accordo, o se le decisioni sono prese in modo meno democratico -, l’azione disciplinata non cessa di essere positiva, ma soffre inevitabilmente di certi limiti.

Più il militante s’identifica con l’orientamento del Partito, più i metodi democratici di lavoro sono assicurati, più l’unità del Partito è solida, e più la disciplina si avvera profonda, facile, naturale e spontanea.

Testo tratto da O partido com paredes de vidro

Traduzione di Alessio Arena

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