Ad un anno dalle elezioni comunali: «Insieme Chiomonte», fine di un’esperienza fallimentare

di Alessandro Strano

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A poco più di un anno dalle ultime elezioni comunali, tenutesi il 25 maggio 2014, si può avanzare un bilancio complessivo sull’attuale situazione politica chiomontina e, più in particolare, sull’esperienza di quello che fu il progetto della lista «Insieme Chiomonte». Un bilancio che diventa doveroso soprattutto quando a farlo è una persona che degli eventi è stata, seppur in modo limitato, partecipe con il suo contributo. Quello di «Insieme Chiomonte» è stato un progetto che inizialmente, oltre a cercare di affrontare l’allora imminente scadenza elettorale nel migliore dei modi, si proponeva – come ha poi dimostrato, solo a parole – di costituire un gruppo politico strutturato a livello comunale che lavorasse con una prospettiva di lunga durata, non solamente legata al mero momento istituzionale. Tuttavia i buoni propositi spesso vengono disattesi. Non a caso, a fronte di una maggioranza litigiosa, balcanizzata, inconcludente e priva di una progettualità a lungo termine per la rinascita di Chiomonte – come del resto era stato previsto durante la campagna elettorale –, non possiamo certo attribuire alla minoranza un giudizio più lusinghiero. Cerchiamo ora di individuarne le ragioni.

Essenzialmente «Insieme Chiomonte» ha fatto e continua a fare tutto il contrario di quello che invece avrebbe dovuto e dovrebbe. Essa infatti concepisce il proprio lavoro solo ed esclusivamente al livello istituzionale del Consiglio comunale. Ciò vuol dire che i suoi tre consiglieri, attorniati da un manipolo di fiancheggiatori – questo il termine, di gran lunga indicativo, utilizzato negli ambienti di «Insieme Chiomonte» –, spulciano le proposte di delibera della maggioranza per criticarle e per votare contro di esse. Tale lavoro – onore al merito – viene da loro compiuto con grande meticolosità. Così come lo concepiscono, la loro attività alla luce dei fatti si limita all’alzata di mano nei Consigli comunali e non ha ricaduta positiva alcuna sulla comunità chiomontina, dunque è come se essa non sussistesse. Ciò vuol dire che i consiglieri spendono tanto tempo prezioso inutilmente, con un risultato sulla comunità chiomontina equivalente a quello che si otterrebbe a prendere il sole in spiaggia (almeno con il sole in spiaggia ci si abbronza ed è salutare). Ciò è tanto grave a maggior ragione in una fase in cui tutta l’incapacità della maggioranza nel gestire Chiomonte si palesa tristemente: oltre alle caratteristiche sopra individuate, è importante sottolineare la non netta separazione tra sfera pubblica, l’amministrazione comunale, e sfera privata, l’associazione dei commercianti Imprend’oc, e la disonestà intellettuale nel fare passare per compensazioni interventi che alla popolazione sono dovuti in sé, come la famigerata metanizzazione.

L’errore nodale, da cui a cascata dipende tutta l’errata impostazione della configurazione e del lavoro di «Insieme Chiomonte», è quello di credere che per mettere in pratica le proprie idee e per costruire la Chiomonte futura si debba passare esclusivamente dalla vittoria elettorale. Errato! Se un gruppo politico vince le elezioni ha certo uno strumento in più per dispiegare le proprie concezioni e le proprie linee programmatiche sulla comunità. Questo tuttavia non toglie che esso possa agire in ogni caso per realizzare i propri propositi senza controllare l’amministrazione comunale ma operando direttamente come gruppo di cittadini e fornendo il proprio contributo a livello delle tante realtà associative che arricchiscono la società civile chiomontina. Un siffatto discorso vale a maggior ragione all’interno di una legislazione in cui le amministrazioni comunali sono state private della gran parte delle loro iniziali competenze, ora spostate su organismi sovracomunali.

Tuttavia, anche se ponessimo che il lavoro sul livello istituzionale del Consiglio comunale fosse l’unico possibile – cosa che non è affatto vera – esso non è neppure svolto come dovrebbe essere svolto. Infatti manca completamente la comunicazione alla cittadinanza, mancanza che nei fatti rende vano il duro lavoro di minuziosa ricerca svolto sulle delibere della maggioranza. Rischiando di fornire per l’ennesima volta tale suggerimento – mai preso in considerazione – a coloro i quali siedono sui banchi dell’opposizione, appena la maggioranza promuove una delibera su cui la minoranza ha ragioni da eccepire, immediatamente quest’ultima, oltre che criticare in Consiglio e alzare la mano per votare, dovrebbe stampare una determinata quantità di volantini da distribuire in paese e in valle ed un comunicato stampa in cui spiega perché a suo avviso quella delibera è scellerata; possono poi seguire periodici incontri pubblici o altre iniziative volte a costruire massa critica. La solita obiezione che spesso si sente ripetere tambour battant è che “tanto i chiomontini non si interessano”. Tralasciando il fatto che si tratta di un’asserzione errata ed ingiuriosa, come fa la cittadinanza ad interessarsi al lavoro dei consiglieri se i consiglieri sono i primi a non interessarsi alla cittadinanza? Se la montagna non va da Maometto, è Maometto che deve andare dalla montagna, con fatica – quello è certo – ma lo deve fare. Scaricare le colpe delle proprie sconfitte sull’elettorato, anziché svolgere una seria autocritica nei confronti della linea perseguita ed una ricerca delle mancanze della propria organizzazione, è indice di infantilismo e di scarsa maturità politica dei quadri.

A quanto asserito si potrebbe ora obiettare che non vi erano e tuttora non vi sono le condizioni per promuovere un siffatto lavoro a causa della carenza del capitale umano militante disponibile. Soprassedendo sul fatto che per una piccola realtà come Chiomonte sarebbero più che sufficienti cinque quadri poggianti su un’unità di progettualità, di tattica e d’azione, la dirigenza della tradizionale minoranza chiomontina – che poi è la medesima di «Insieme Chiomonte» – ha fatto di tutto negli scorsi anni per non costruire un gruppo politico, pur essendoci tutte le condizioni necessarie. Risulta funzionale ricordare che nel lontano 2011 contribuii a promuovere una serie di riunioni a cui presero parte alcuni attivisti chiomontini che non si identificavano nella gestione Pinard, tra cui anche diversi consiglieri di minoranza. La proposta era quella di iniziare a lavorare in modo continuativo al fine di non ridursi a costruire per l’ennesima volta un’alternativa all’imminenza della successiva tornata elettorale. Tuttavia, dopo una serie di riunioni, il tutto cadde in un nulla di fatto. Le condizioni per costruire un gruppo, che nei fatti già c’era, erano servite su un piatto d’argento alla dirigenza della minoranza che ha preferito lasciare cadere il discorso e la possibilità di costruire un gruppo politico che tra l’altro le avrebbe dato pieno sostegno. Per un tale atteggiamento due sono le possibili spiegazioni: incapacità politica e poca lungimiranza da un lato – alla faccia della tanto sbandierata competenza –, mancanza di volontà di costruire un gruppo politico e dunque disonestà intellettuale dall’altro. E sinceramente non saprei quale possa essere l’alternativa peggiore delle due.

L’errata concezione che ho cercato di descrivere propria di «Insieme Chiomonte» manifesta il fraintendimento dei rapporti tra cittadinanza, gruppo politico e sua delegazione istituzionale. Si tenga ben presente innanzitutto che gli elementi imprescindibili sono i primi due mentre la delegazione istituzionale è solo un’eventualità rilevante ma non essenziale. Il corretto raccordo tra gli elementi individuati dovrebbe essere il seguente: la delegazione istituzionale declina la propria azione consiliare in base a quanto stabilito dalla direzione del gruppo politico (e sarebbe opportuno che delegazione istituzionale e direzione del gruppo politico non combaciassero o, al massimo, combaciassero solo in parte) il quale, attraverso il passaggio delle elezioni, trasforma il consenso sociale che ha ottenuto attraverso il proprio lavoro militante in consenso elettorale. Invece, per «Insieme Chiomonte» il consenso elettorale non è concepito come il frutto del consenso sociale e dunque di una continua attività politica che esula dal momento istituzionale e che, ahinoi, non è contemplata bensì il mero riscontro del gradimento del programma presentato agli elettori. Si può ben capire come un siffatto consenso non poggi dunque su solide basi e non permetta di avanzare nel paese e di fare avanzare il paese.

A quei fiancheggiatori dell’attuale gruppo di minoranza a cui ho riferito le suddette riflessioni e che mi hanno confessato tanto di condividerle quanto di non volersi smarcare dalla minoranza perché “tanto non c’è altro”, io ripeto che, fino a che non ci si smarca dal vecchio, non si può costruire il nuovo e che, nonostante la loro elevata caratura morale, si rendono complici della gestione scellerata che ha portato il progetto «Insieme Chiomonte» al totale rattrappimento. E aggiungo che non vi è possibilità di farlo rinascere rianimandolo dall’interno e che, anche se malauguratamente vincesse alle prossime elezioni, sarebbe tutto fumo negli occhi: non essendo capace a costruire, vincerebbe non per proprio merito ma per demerito degli avversari e ben sappiamo che una vittoria elettorale non costruita con un lavoro reale nella società non poggia su solide basi e avrebbe per il gruppo dirigente di «Insieme Chiomonte» un effetto peggiore che l’ennesima sconfitta. E qui torniamo al nodo cruciale: vittoria non significa ottenere la maggioranza elettorale bensì far rivivere Chiomonte e per conseguire tale obiettivo non è necessario esclusivamente il passaggio elettorale. Non è dunque assolutamente ammissibile che quella che dovrebbe essere l’alternativa allo stato attuale in cui versa Chiomonte si palesi esclusivamente alle sole scadenze elettorali.

Per queste ragioni, dichiaro ufficialmente conclusa, per quanto mi riguarda, l’esperienza della lista «Insieme Chiomonte», mai innalzatasi a gruppo politico organico a causa delle gravi responsabilità della sua dirigenza. Preciso che mi dissocio non perché le idee proposte da «Insieme Chiomonte» non siano condivisibili – anzi! – bensì per il fatto che la strategia scelta per metterle in atto è controproducente ed errata. In ogni caso, nonostante le inconciliabili divergenze di linea politica e progettuale, ciò non comporta affatto da parte mia la rottura dei rapporti umani e la fine della stima nutrita nei confronti di coloro i quali sono stati promotori dell’esperienza «Insieme Chiomonte». Preciso altresì di rimanere disponibile, sui tanti fronti di lotta aperti, a lavorare con tutti quei validi chiomontini che a titolo personale si impegnano per il proprio paese, nella prospettiva di contribuire a porre le basi di una Chiomonte futura, viva e solidale.

Viva Chiomonte! Viva i chiomontini!

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