Euro, debito, banche

Di Vasco Cardoso, Membro della Commissione Politica del Partito Comunista Portoghese. | Traduzione da http://www.avante.pt
111110europa5La campagna elettorale si avvia verso il rettilineo finale. Al centro del dibattito, spesso falsato dalla comunicazione sociale, sono in discussione due grandi opzioni: proseguire l’inasprirsi dello sfruttamento e dell’impoverimento oppure scegliere la rottura con questa via dando più forza alla CDU (Coalizione Democratica Unitaria, che unisce comunisti e verdi, ndT). La politica patriottica e di sinistra che proponiamo comprende un approccio integrale dei problemi nazionali, grandi assi strategici, ma al contempo politiche settoriali e una opzione chiara per la difesa degli interessi dei lavoratori e del popolo. Ma qualunque politica alternativa non sarebbe altro che una illusione se non facesse propria la necessità di rimuovere tre grandi ostacoli: le imposizioni dell’Unione Economica Monetaria e dell’euro; la dimensione del debito pubblico; il dominio dei gruppi monopolisti sul sistema bancario (e sui settori strategici). Senza la rimozione di ciascuno di questi vincoli, si potranno fare alcune cose, ma non si avrà un Portogallo con futuro.

Liberare il Paese dalla sottomissione all’euro
A partire dall’adesione all’euro, il Portogallo è uno dei paesi che cresce di meno in Europa e nel mondo, producendo oggi meno ricchezza di quanta ne produceva quando venne introdotta la nuova moneta. All’interno dell’euro, il Paese non cresce, non si sviluppa, non recupera lavoro. Liberarci dall’euro è rifiutare questa condanna. È non conformarci all’impoverimento, né alla dipendenza e alla sottomissione del nostro Paese. È creare migliori condizioni perché il Paese possa esprimere le sue potenzialità, garantire un prestito di ultima istanza da parte della banca centrale nazionale e permettere l’applicazione di politiche per attaccare i gravi problemi del Paese. La liberazione dall’euro non è una condizione sufficiente, ma è una condizione necessaria per sconfiggere definitivamente l’austerità e sviluppare il Paese. Ricordiamo che gli stessi che dicono che l’uscita dall’euro condurrebbe al disastro sono quelli che promettevano che con l’euro ci sarebbero stati convergenza con l’Unione Europea, più crescita economica, più posti di lavoro e salari migliori. Si è visto. Il PCP, impegnato fortemente nella liberazione dal dominio dell’euro, comprende che nel corso di questo processo è un imperativo la difesa dei redditi, dei risparmi e del livello di vita della popolazione.

Debito insostenibile, rinegoziazione inevitabile
Il debito pubblico portoghese, uno dei maggiori al mondo, è insostenibile, si riproduce anno dopo anno e, senza rinegoziazione, non sarà possibile diminuirlo sostanzialmente, come dimostra la sua crescita di più di 50 miliardi di euro negli ultimi quattro anni. Nel 2015, il Portogallo spenderà quasi 9 miliardi di euro di interessi, più di quanto lo Stato spenda per la sanità; tutto questo perché il debito ogni anno rimanga uguale, se non aumenti. Il debito pubblico è un pozzo senza fondo e (…) una irrazionalità. La rinegoziazione, nei suoitermini, interessi e quote, è necessaria per liberare risorse per l’investimento e le spese sociali pubbliche. Il PS, PSD e CDS (i principali partiti di centrosinistra e centrodestra, che si alternano al governo del Paese, ndT), sottomessi al grande capitale, invocano demagogicamente il taglio al prestito estero e la minaccia della bancarotta. Ma la rinegoziazione è una inevitabilità. Senza rinegoziazione arriverà un momento in cui non si potrà più continuare a pagare. Rinegoziare presuppone discutere con i creditori, ma richiede ugualmente un’attitudine ferma alla difesa degli interessi nazionali. Rinegoziare come altri Paesi hanno fatto nel corso della Storia e come l’Assemblea Generale dell’ONU ha riconosciuto recentemente (il 10 settembre) essere un diritto dei popoli.

Banca al servizio del popolo e della patria
L’implosione del Banco Espirito Santo dell’estate scorsa, a seguito di altri casi con tragiche conseguenza per il popolo (eg. Banco Português de Negócios), dimostra che i sistemi bancario e creditizio sono troppo importanti per essere lasciati nelle mani del grande capitale, che ottiene i profitti e socializza le perdite in caso di necessità. Il PS, PSD e CDS, che non hanno avuto problemi a “nazionalizzare” il buco del Banco Português de Negócios o affibiarsi le perdite del Banco Espirito Santo, dilapidandoci milioni di euro di risorse pubbliche, criticano l’esigenza posta dalla CDU. Al fondo, vogliono continuare a porre lo Stato, le risorse e le imprese pubbliche al servizio dei monopoli. La liberazione dall’euro e la rinegoziazione del debito richiedono il recupero del controllo pubblico del sistema bancario, ma questo obiettivo ha valore di per sé, per ciò che rappresenta come strumento al servizio del popolo e del Paese, in un processo che può e deve unire dalla nazionalizzazione delle imprese alla forte regolamentazione pubblica, fino all’acquisizione nel mercato del capitale delle stesse.

Affrontare il grande capitale e l’Unione Europea
Cercando di approfittare dell’attuale situazione in Grecia, il PS, PSD e CDS hanno tentato di agitare lo spauracchio greco per dare forza alla tesi che l’alternativa non esiste. Ma se c’è una cosa che la situazione in Grecia ha dimostrato è che il cammino per lo sviluppo richiede una rottura con i vincoli e i meccanismi di sfruttamento che sono stati predisposti.
Il grande errore del governo greco non è stato di voler uscire dall’euro o rinegoziare il debito, ma – al contrario – di aver alimentato illusioni sul fatto che sarebbe stato possibile eliminare l’austerità e sviluppare il Paese rimanendo all’interno dell’euro e imprigionati a un debito insopportabile. Le elezioni del prossimo 4 di ottobre, pur non decidendo tutto, decideranno molto riguardo al prossimo periodo: i voti e gli eletti che la CDU otterrà verranno usati nel proseguimento della lotta per liberare il Paese dalle catene che gli sono state imposte. Una battaglia che si combatte in queste elezioni, ma che si proietta inevitabilmente nel futuro.

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