Salario e diritti: al via la campagna di FP con i lavoratori del commercio

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È da anni che i lavoratori del Commercio stanno subendo progressivi peggioramenti delle condizioni di lavoro. Il decreto “Salva Italia” varato dal governo Monti nel 2011 ha liberalizzato gli orari e i giorni di apertura della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), misura avallata e riconfermata anche da Cgil, Cisl e Uil con la firma dell’ultimo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL).

Questo provvedimento apre ad una flessibilità oraria totale dei punti vendita. Si calcola che l’80% dei lavoratori del Commercio (circa 2 milioni) sia costretto a lavorare la domenica o i festivi, giorni in cui la maggior parte delle persone è a riposo, quindi con ripercussioni importanti sul tempo libero e la vita familiare.

Inoltre, equiparando domenica e festivi ai giorni feriali, si genera una pesante riduzione dello stipendio. Anche in quelle realtà in cui il contratto integrativo aziendale forniva ancora una tutela salariale, come al Gigante o in Ikea, il padronato ha deciso di dismetterlo cancellando anni di contrattazione. Addirittura Esselunga e Ikea hanno deciso di uscire da Confcommercio per aderire a Federdistribuzione, attualmente senza contratto nazionale, per avere le mani ancora più libere.

Vogliono farci credere che la liberalizzazione serva a rilanciare l’economia, ma questa è una vera e propria bufala: i consumi non sono aumentati, fatichiamo ad arrivare a fine mese e una famiglia non spende più soldi di prima solo perché l’ipermercato è aperto anche la domenica, al massimo cambia il giorno in cui solitamente va a fare la spesa.

La verità è che il Commercio è il primo settore in cui gli orari sono stati liberalizzati, ma l’obiettivo è arrivare a una flessibilità più ampia in tutte le realtà lavorative. La diffusione di turni, banche ore, straordinari comandati è solo un assaggio di ciò che il padronato si appresta a pretendere nel prossimo periodo in tutti i posti di lavoro. Oggi tocca al Commercio, domani toccherà a tutti.

L’aspetto più paradossale di questa vicenda è che si chiede flessibilità oraria ma i posti di lavoro continuano a diminuire. La ricetta è quindi quella di sfruttare di più chi è già impiegato, usando la disoccupazione come ricatto per far ingoiare continui peggioramenti. La battaglia dei lavoratori del Commercio è quindi parte di una lotta che riguarda tutti e che ci deve vedere uniti.

Ai loro attacchi contrapponiamo una proposta semplice ma efficace: la riduzione dell’orario di lavoro a parità di stipendio. Ciò comporterebbe un reale aumento dell’occupazione a parità di salario, maggior tempo a disposizione delle famiglie per recarsi a far compere in settimana o al sabato e la chiusura dei templi del commercio alla domenica, permettendo così ai lavoratori di stare con i propri cari e rendendo le nostre comunità più umane, raccolte e solidali.

Per anni i giganti della GDO hanno guadagnato milioni di euro e continuano a farlo nonostante la crisi: è ora di utilizzare il profitto per garantire a tutti un lavoro e delle condizioni di vita e lavoro migliori.

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