IKEA: una nuova fiammata di lotta

di Fulvio Lipari

1508039_1094906330534493_2128807462832730763_nIl 24 e il 25 ottobre una parte dei lavoratori di Ikea Carugate, Corsico e di altri importanti store sparsi sul territorio nazionale hanno deciso di rialzare la testa dopo due mesi di stop alla mobilitazione.

A fine agosto infatti, al termine di una estate zeppa di scioperi per chiedere un rinnovo del contratto integrativo aziendale che non fosse a perdere, i sindacati Confederali hanno imposto ai lavoratori uno stop alle mobilitazioni, minacciando loro che, se la lotta si fosse protratta ancora, l’azienda non avrebbe aperto il tanto agognato tavolo delle trattative, imponendo unilateralmente i punti del nuovo contratto integrativo.

Il famigerato tavolo ha quindi visto la luce con i sindacati relegatisi da soli in un angolo, in una evidente posizione di debolezza e con l’azienda pronta a gestire la partita minacciando, ad ogni piè sospinto, di interrompere le trattative e continuare la stesura del CIA da sola.

Dopo due mesi di tira e molla, si è giunti a consumare l’ennesima rottura, dovuta ad un repentino e inaspettato inasprimento delle condizioni contrattuali da parte dell’azienda su alcuni punti, come il Premio Aziendale, che rimarrebbe in essere solo per i vecchi contratti e in più “congelato”, quindi non legato alla crescita dell’inflazione, come la nuova organizzazione oraria del lavoro, ultraflessibile, che sarebbe facoltativa solo per il primo anno, per poi diventare obbligatoria per tutti e come le maggiorazioni domenicali e festive, che, nella quota pattuita rispettivamente del 60% orario per le domeniche e del 75% per gli altri festivi (le c.d. feste comandate), verrebbe applicata solo ai vecchi contratti e ai vecchi negozi, escludendo quindi nuovi assunti e negozi di recente o futura apertura.

A questa nuova imposizione, condita con la minaccia che o i sindacati apporranno la propria firma entro il 30 ottobre, o l’azienda farà di testa sua (l’indimenticabile metodo Marchionne), persino i Confederali, in un raro moto d’orgoglio, hanno rialzato la testa proclamando un nuovo fine settimana di scioperi.

Forse troppo tardi però. Il negozio di Carugate ha visto un presidio di una cinquantina di lavoratori nella giornata di sabato e di una trentina il giorno successivo, numeri ben lontani da quelli degli infuocati scioperi estivi. Ancora non abbiamo i dati ufficiali dell’adesione agli scioperi, che, al di là della presenza ai presidi, sembra sufficientemente buona, ma è evidente che lo smarrimento generato dagli errori di CGIL CISL e UIL, sta segnando pesantemente questa fase di ripresa delle mobilitazioni.

L’USB, che durante l’estate è cresciuta sia come numero di iscritti sia per la quantità di negozi nella quale è presente (lo stesso dicasi per la CUB), ha partecipato e sostenuto lo sciopero pur su posizioni critiche, vista l’incoerenza e la mancanza di una strategia complessiva da parte dei Confederali.

Oggi ci troviamo davanti all’incognita di come l’azienda reagirà a questa nuova fiammata di lotta. Martedì 27 ci sarà un nuovo, forse risolutivo, incontro tra azienda e Confederali.

I lavoratori sono in attesa, consci di avere una grande forza potenziale, ma consapevoli anche che la coesione, l’unità e l’ardore dimostrati questa estate, sono forse definitivamente spezzati.

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