2 novembre 1975-2015: Pasolini nostro, oltre le mistificazioni

di Luca Paindelli

PierPaoloPasoliniAssistiamo con dolore alla scellerata mercificazione e alla brutale schematizzazione interpretativa a cui l’opera di Pier Paolo Pasolini è stata violentemente sottoposta negli anni dell’iper-modernità consumistica. Un intellettuale imponderabile, un comunista militante che ha odiato visceralmente quella borghesia che l’ha sempre perseguitato e infangato con ogni meschino mezzo, quella stessa borghesia che è massimamente colpevole del suo omicidio e che ora celebra con ipocrita retorica le sue opere, facendo di esse dei vuoti simulacri letterari, della merce da svendere insieme ai giornali che quotidianamente celebrano il Capitale e le sue nefandezze. Ed ecco come la sottocultura barbarica della ‘borghesia più ignorante d’Europa’ ha strumentalmente fatto di lui un eccentrico poeta maledetto e barocco a cui dedicare orribili film commerciali, un letterato omosessuale stupidamente condannato con derisorio disprezzo, un proto-comunista romantico e reazionario, o un cantore della liberazione sessuale, oppure un nemico degli studenti in rivolta, sulla base di una lettura ideologica priva di qualsiasi fondamento della sua poesia ‘Il PCI ai giovani!’. Un ribaltamento ignominioso, giunto oggi a compimento, che la borghesia ha operato affinché la carica rivoluzionaria dei suoi scritti e dei suoi film venisse depotenziata e la sua temuta figura di infaticabile critico del sistema capitalistico-borghese infangata. Non sarà tuttavia la insopportabile patina ideologica che idealizza in malafede o condanna con stolidità l’opera e la vita di Pasolini ad ingannarci su di lui. L’intollerabile stridore del chiacchiericcio dalle armi propagandistiche della borghesia non potrà mai impossessarsi ed esaurire l’enigmatico significato della sua vertiginosa testimonianza militante e intellettuale, che ancora ci interroga senza posa, invitandoci a fare nostra la sua esasperante inquietudine e la sua potente carica d’angoscia.
Pasolini rimane per noi uno scrittore, un poeta, un regista e un raffinato drammaturgo che ha esplorato con incontenibile rabbia e sconfinato amore gli anfratti più impenetrabili e scabrosi dell’umano, senza mai ingabbiarlo nelle strettoie dell’astrazione mistificante, ma cogliendolo empiricamente nell’ineffabile concretezza storica dell’esistenza e nella poliedrica ricchezza dei contraddittori vissuti che ne attraversano la corporalità. Titanica è stata la sua impresa di demistificazione dell’ideologia dominante e della forma storico-economica in cui il fascismo borghese andava a configurarsi in nuovo assetto: forte risuona ancora l’eco del suo lancinante grido di disperazione lanciato contro l’inaudita violenza fascista e borghese che ha martoriato la carne del sottoproletariato e del proletariato italiano, sottoposto a una spaventevole mutazione antropologica dalla perversa logica consumistica del sistema di produzione capitalistico, il cui esito ha condotto al brutale genocidio di cui parlava Karl Marx.
Pasolini ha radicalmente sovvertito la figura dell’intellettuale, cedendo totalmente la parola del suo corpo senziente e pensante alla classe degli sfruttati, al fianco della quale ha trascorso interamente la sua vita partigiana: attuando il tentativo disperato di fondersi con il corpo collettivo della classe rivoluzionaria ha saputo sviscerare con audacia le sue più intime contraddizioni, esercitandosi a incarnare una forma di vita nuova che potesse coniugare attivamente il ‘dire il vero’ ad una prassi critico-trasformativa tesa a rivoluzionare dialetticamente il Sé individuale, all’interno del processo di costruzione di una comunità altra.
Vogliamo allora ricordare con commossa gratitudine e con l’umiltà di nani che siedono con meraviglia sulle spalle di un gigante la figura di chi ha destato scandalo e combattuto con tenacia la borghesia, a partire dalla lotta serrata che ha condotto dentro e contro se stesso, discostandoci dall’assordante rumore mediatico che tronfio imperversa e occlude gli spazi del pensiero critico e creativo, di cui Pasolini è un eminente rappresentante.

“Non si lotta solo nelle piazze, nelle strade, nelle officine, o con i discorsi, con gli scritti, con i versi: la lotta più dura è quella che si svolge nell’intimo delle coscienze, nelle suture più delicate dei sentimenti.”
Pier Paolo Pasolini, da un articolo comparso sul numero 51 della rivista “Vie Nuove”, pubblicato nel 28 dicembre 1961.

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