NoTAV: nasce il Collettivo Chiomonte Comunità Futura

Dichiarazione fondativa

chiomonteChiomonte, il nostro paese, versa in una grave crisi che si dispiega sotto gli occhi di tutti. Case vuote e fredde, vie dalle quali non risuonano se non poche voci, vigne e orti in stato di abbandono. Assenti le prospettive di vita e di lavoro, soprattutto per i giovani. Senza energia e vitalità alcuna, la comunità chiomontina si trascina stancamente nel susseguirsi dei giorni, privandosi di una prospettiva di riscatto e di nuova nascita e con la gran parte dei propri componenti intenti nella perseguire il proprio particulare anziché il bene generale.

Non ci troviamo tuttavia di fronte ad una crisi circoscritta alla sola Chiomonte. Infatti, si tratta innanzitutto della crisi generalizzata a tutte le aree montane e rurali, dissanguate a vantaggio delle aree urbane a causa di ineguali rapporti di forza, facitori di diseguaglianze tra i territori. Chiara espressione, sul piano istituzionale, della forbice tra città e campagna – forbice di cui si assiste all’amplificazione – è costituita dalla instaurazione, a sostituzione delle antiche province, delle nuove città metropolitane attraverso le quali si è sancito de iure ciò che già sussisteva nei fatti: le montagne e le aree rurali considerate al pari della periferia di una metropoli, in totale posizione subalterna.

Ma si tratta altresì della crisi generalizzata del sistema capitalista vigente, incapace di risolvere le proprie contraddizioni, in realtà insanabili permanendo all’interno della gabbia del capitalismo stesso. A tutto vantaggio del grande capitale finanziario, aumenta il divario tra i ricchi, sempre più ricchi, e i poveri, sempre più numerosi e sempre più poveri.

Tuttavia, per quanto riguarda Chiomonte, la situazione è resa più grave da alcuni ulteriori fattori che non permettono alla Comunità di fare sistema e che condurranno entro breve al compimento totale ed irreversibile del già avviato processo di rattrappimento. Innanzitutto, la tanto vergognosa quanto umiliante occupazione militare di parte del territorio chiomontino – frazione di territorio che, tra l’altro, sarebbe tra le più fruttuose e redditizie per la Comunità, considerata la (ex) presenza dell’area archeologica neolitica della Maddalena, delle rocce adibite per gli allenamenti degli arrampicatori e delle vigne tra le più soleggiate e le più fruttuose del paese – non permette ai chiomontini di fruire pienamente e liberamente del loro territorio, con il conseguente abbandono di vigne (e non solo), la frustrazione generalizzata di molti e l’impossibilità di fare della passata ricchezza del territorio ora occupato il volano della Chiomonte di domani.

In secondo luogo, le tante realtà attive della società civile chiomontina, potenziale incommensurabile ricchezza del paese, non solo non comunicano le une con le altre e non costruiscono insieme ma, anche e soprattutto, non riescono a dotarsi esse stesse di una progettualità costruttiva di lunga durata capace di incidere, per quanto riguarda il settore di competenza, nella vita del paese. Divengono dunque, salvo poche eccezioni, organismi autoreferenziali completamente slegati dalle dinamiche reali di Chiomonte.

Infine, dal punto di vista politico, Chiomonte soffre la presenza di una amministrazione comunale, in completa continuità con le amministrazioni comunali precedenti, incapace ad imprimere una svolta progressiva al paese – svenduto a sciacalli della peggior specie che non hanno fatto altro che distruggerlo ed umiliarlo – e che rifiuta la responsabilità di rappresentare e difendere i diritti dei propri concittadini. Inoltre, non è chiaro il rapporto intercorrente tra la maggioranza consiliare che esprime l’amministrazione comunale e l’organizzazione privata degli imprenditori, l’Imprend’oc, che ormai agisce in luogo del Comune e la cui gruppo dirigente sta preparando la propria scalata alla conquista dell’amministrazione comunale. Ma purtroppo, fino ad ora, Chiomonte ha sofferto altrettanto, se non maggiormente, per l’assenza di una qualsiasi altra forza organizzata ponentesi dialetticamente in rapporto con coloro i quali hanno gestito e gestiscono il Comune, considerata anche la completa inadeguatezza della settaria ed elettoralista minoranza consiliare al ruolo cui avrebbe invece dovuto assurgere: l’organizzatore collettivo della costruzione della Chiomonte Futura.

Preso atto della situazione, convinti fermamente che, per evitare delusioni, non ci si debba aspettare nulla da terzi, né che la situazione possa migliorare con il continuo e noioso piagnisteo del “così non va”, consapevoli che si possa prendere in mano la costruzione dell’avvenire della Comunità chiomontina solo agendo collettivamente senza delegare e coscienti del dovere di non accettare il misero stato di cose presenti, la parte più avanzata della cittadinanza di Chiomonte e delle Ramats si unisce in Collettivo e si attribuisce il nome di «Chiomonte Comunità Futura».

Ecco le ragioni del nome. Abbiamo deciso di accostare il nome del nostro paese, Chiomonte, ai termini «Comunità» e «Futura». Il primo esprime il nostro rigetto di qualsiasi forma di atomismo e di individualismo e il nostro anelito al comune solidarismo tra i cittadini tutti sulle cui basi deve sorgere la Chiomonte nuova. Nessun rimpianto verso un ipotetico idillico passato, in realtà mai inveratosi. Il secondo implica speranza per l’avvenire, significa sguardo fiducioso al domani anziché il rimuginare rivolto al passato e comporta impegno per costruire ciò che verrà anziché abulia, indifferenza e menefreghismo.

Il Collettivo «Chiomonte Comunità Futura» si pone come difficile obiettivo la costruzione di una Chiomonte nuova, viva e solidale. Precondizione necessaria per il raggiungimento di tale scopo è ergersi a organizzatore collettivo delle energie più autentiche presenti nella società chiomontina. Precisiamo subito che il nostro progetto non è e non vuole essere una lista elettorale. Di queste ne abbiamo viste già troppe, sempre incapaci di individuare un proprio ruolo utile, una propria funzione al di là del momento istituzionale. Tra l’altro siamo convinti che, anche considerate le poche competenze lasciate alle amministrazioni comunali ingabbiate dal criminale patto di stabilità, il momento prioritario della nostra azione debba essere costituito dalla società civile chiomontina. Per raggiungere il nostro obiettivo, la nuova nascita di una viva Chiomonte, è necessario da parte nostra gestire e far rinascere frazioni di territorio e di comunità, promuovere in ogni istanza il coordinamento fruttuoso delle tante realtà della società civile chiomontina che aspirano al meglio per il proprio paese e contribuire a costruire quel blocco sociale che dovrà contrapporsi all’attuale blocco dominante, promuovendo lo sviluppo di forme embrionali di democrazia consiliare che abbiamo il dovere di far germogliare.

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