Milano: FP alla cogestione del liceo Donatelli-Pascal per parlare di liberazione della Donna

10565764_547351782110680_232489021_nI ragazzi del liceo scientifico Donatelli-Pascal nelle giornate 3, 4 e 5 marzo hanno portato avanti una cogestione, convinti che potesse essere un importante luogo d’incontro per discutere di argomenti e problemi che purtroppo non vengono affrontati durante l’orario di lezione.

Anche Fronte Popolare ha partecipato, tenendo un gruppo di discussione sulla condizione femminile, nel quadro della mobilitazione femminista in vista della Giornata Internazionale della Donna che culminerà con il concentramento in Piazza Gobetti, nella periferia est di Milano, martedì 8 Marzo.

Abbiamo iniziato con un inquadramento storico attraverso una serie di date fondamentali nella storia dell’emancipazione femminile.

Quella da cui siamo partiti è una delle più note: il 1928, anno in cui le donne inglesi ottennero il diritto di voto a seguito delle lotte delle suffragette.

In Italia possiamo dire che la situazione fosse ben diversa: il valore di una donna veniva misurato solo per gli aspetti riproduttivi e per la sua propensione a pensare prima ai bisogni e alla salute del marito e dei familiari e poi ai propri.

Paradossalmente la donna, in Italia, ha potuto iniziare a distaccarsi dalla funzione sociale affidatale dal patriarcato e alla base della politica della famiglia tanto dei governi liberali dell’inizio del XX secolo come del regime fascista, solo con l’avvento della Seconda Guerra mondiale. Fu allora che le donne italiane si trovarono a doversi sostituire all’uomo, impegnato al fronte, nelle attività commerciali come all’interno delle fabbriche, dove forte fu la partecipazione femminile agli scioperi del marzo 1943 e 1944 contro il fascismo, acquistando in questo modo consapevolezza delle proprie abilità anche al di fuori della famiglia.

Anche la lotta partigiana è stata un fattore determinante per l’emancipazione femminile. Sebbene il ruolo delle donne all’interno della Resistenza sia considerato ancora oggi marginale rispetto a quello maschile, esse hanno dato un immenso contributo, rischiando al pari dei partigiani le loro vite. Furono numerosissime le donne che facevano parte dei GAP o dei SAP, con il compito principale di portare notizie e trasportare armi o viveri. Fu proprio in questo modo che ebbe inizio quel processo di ricostruzione del Paese che riconobbe la donna come libera e indipendente.

Nel Referendum del 1946 la donna ottenne il diritto di voto, anche se in netto ritardo rispetto agli altri paesi europei (Russia rivoluzionaria 1917, Germania e Austria 1918, Spagna 1931).

Nel 1948 entrò in vigore la Costituzione repubblicana, elaborata con la partecipazione delle prime deputate italiane, elette all’Assemblea Costituente. Essa contiene diversi articoli che affermano l’uguaglianza e la libertà della donna. Ne è esempio l’articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. La Costituzione repubblicana recepisce dunque il principio liberale dell’eguaglianza formale tra tutti i cittadini, riempiendolo però del contenuto sociale affermatosi nella Resistenza attraverso il protagonismo delle classi lavoratrici organizzate e, al loro interno, delle donne infine protagoniste della rottura della Storia nazionale, teorizzata e praticata dall’antifascismo e alla base del tentativo di rifondare l’Italia su basi di giustizia e dignità per tutti.

Abbiamo così aperto un dibattito su quanto ancora oggi l’uguaglianza sia solo sulla carta e non sia effettiva, dato l’immenso divario esistente tra donna e uomo che si manifesta all’interno di questa società maschilista e patriarcale.

Questo lo possiamo sicuramente costatare nel mondo lavorativo: sia per quanto riguarda la maternità, che oltre ad influenzare l’assunzione determina nel 22% dei casi il licenziamento,

sia per il salario, circa il 23% in meno rispetto a quello dell’uomo a parità di competenze.

In secondo luogo abbiamo discusso riguardo i canoni di bellezza e il messaggio mandato dai media, che interpreta la sessualità femminile come disponibilità incondizionata a un piacere maschile deviato e incanalato secondo le logiche del consumo. Per non parlare poi delle violenze sessuali a cui ogni giorno sono soggette numerosissime donne.

A tutto ciò si aggiunge la mancanza di tutela giuridica – sono sempre di più, infatti, le donne stuprate a cui viene imputata la colpa di essersi vestite in modo discinto – e la mancanza di strutture statali per le madri, andate in gran parte perdute in conseguenza del processo di privatizzazione dei servizi pubblici che ha investito negli anni il nostro Paese.

Abbiamo concluso affermando che quindi il problema sussiste e che solo attraverso l’unificazione tra rivendicazioni femministe e lotte sociali sia possibile ottenere la vera uguaglianza.

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