Le nuove frontiere della scuola-azienda: il badge di registrazione al Liceo Parini di Milano

parinibadge_0Dal 9 marzo gli studenti del Liceo Classico Parini di Milano, al posto del tradizionale appello in classe, sono obbligati a dover utilizzare un badge elettronico da passare su un totem posizionato all’entrata per registrare così la loro presenza a scuola. Questa “innovazione tecnologica” è stata presentata dal preside Soddu come un’ottimizzazione dei tempi di lezione. Se a una prima lettura questa nuova pratica può sembrare un buon sistema per eliminare i tempi morti, si creano immancabilmente dei problemi: gli studenti, pur arrivando a scuola in orario, si ritrovano a fare lunghe file per potersi registrare, essendo stati installati soltanto due totem per le due entrate. In aggiunta a questa iniziale contraddizione, i professori, per evitare che gli studenti dopo essere entrati a scuola non si presentino a lezione, sono obbligati a fare un secondo appello in classe, eliminando di fatto il proposito del “guadagno di tempo”. Inoltre, per gli studenti ritardatari, è previsto il rilascio di uno scontrino da far firmare successivamente in presidenza, creando ulteriori code di studenti. Il sistema del totem si rivela dunque inutile e dispendioso, sia per quanto riguarda l’inefficienza di tale sistema sia per le risorse investite, essendo stati spesi circa 6.000 euro tra badge e totem.

Ma perché questa frenesia della riduzione degli sprechi di tempo? Quest’anno è stata introdotta sperimentalmente al Parini la “lezione di 50 minuti”, usata per poter permettere agli studenti di partecipare ad iniziative e lezioni aggiuntive nel pomeriggio. Non staremo ad occuparci specificatamente della questione, se non riflettendo sul fatto che per i moltissimi studenti che non vivono nei pressi della scuola le lezioni pomeridiane sono un peso ancora maggiore della normale giornata scolastica, rendendo la scuola quasi un luogo di lavoro, da frequentare tutto il giorno. La sperimentazione è stata fatta solo per due settimane (con risultati disastrosi e contrari alle aspettative della presidenza), ma verrà comunque attuata l’anno prossimo. La possibilità per il preside di aver creato le ore da 50 minuti e di aver installato questi totem, pur avendo incontrato l’opposizione di molti docenti, è stata data dalla riforma della “Buona Scuola” del governo Renzi, la quale ha ampliato notevolmente i poteri del preside. Gli studenti, avvertiti tardivamente, il 25 febbraio hanno tentato un’occupazione del Parini, conclusasi poi con due giorni di autogestione, essendo troppo pochi gli studenti disponibili ad occupare. La risposta della presidenza relativamente alle proposte avanzate dagli studenti di una modifica delle nuove disposizioni scolastiche è stata di totale rifiuto, giustificato con l’appello alle nuove legge che consentono al preside di non prendere in considerazione le richieste avanzate da studenti e insegnanti. Queste nuove pratiche si inseriscono nel contesto generale della “buona scuola”, in cui gli studenti sono lentamente incanalati nel sistema della scuola-azienda, per la quale, oltre a dover praticare periodi di stage non pagati (o al più sotto-pagati) e poco producenti, ora devono entrare a scuola timbrando il cartellino, inserendosi ancora di più nella visione della scuola come luogo di lavoro, di controllo e sfruttamento.

Seppur soltanto in forma iniziale, assistiamo paradossalmente a una involuzione del sistema scolastico, piuttosto che a una sua “evoluzione”, come si sta tentando di far passare questa novità e generalmente tutto il sistema della riforma. Si torna così al passato, eliminando il primo rapporto di incontro-scontro tra studente e insegnante, tra autorità costituita e possibilità di esprimere la propria individualità, in un contesto in cui sempre più la scuola cessa di essere un luogo di formazione e di crescita intellettuale. La deriva neo-liberista in corso da anni ha dunque definitivamente trasformato la scuola in un luogo di totale omologazione, repressione e irreggimentazione delle menti e delle condotte. Questa forma di autoritarismo disciplinare, unitamente ai metodi didattici e valutativi sempre più anti-democratici, rappresentano eclatanti manifestazioni del fascismo che si annida nei gangli del sistema della società capitalistica e delle sue sovrastrutture atte a imporre la pervasiva logica di dominio. La mitologia della libertà e l’esaltazione dell’individualismo, ovvero le armi ideologiche del sistema capitalistico contemporaneo, non sono che mistificazioni di una realtà di sfruttamento e di alienazione, di controllo e di illibertà. Tentare di spezzare i dispostivi di cui il capitalismo si serve per impedire la formazione di una massa critica e la presa di coscienza da parte di tutti gli sfruttati significa costruire un’alternativa organizzata e militante, capace di incidere sulla realtà sociale per mezzo di una azione collettiva e pianificata, a partire dalle scuole e dai luoghi di produzione.

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