Le classi lavoratrici francesi insorgono contro il “Jobs Act” di Hollande e Valls, dettato da UE e FMI

loi-travail-manif-nationale-greve-generale-300x246Le destre fascisteggianti del continente urlano ogni giorno all’invasione, dandoci in pasto i migranti, facili capri espiatori, come sfogo per le frustrazioni e la rabbia generate da una crisi che non sembra avere fine e per distrarci dalle tematiche del lavoro e dei diritti fondamentali negati.

Mentre in ogni Paese d’Europa si va strumentalmente ad alimentare quella guerra tra poveri utile solo a chi ci sfrutta, i lavoratori francesi, seppur in larga parte vittime della stessa propaganda, stanno levando la testa contro una controriforma del lavoro molto simile al quel Jobs Act passato da noi senza quasi colpo ferire, col beneplacito dei sindacati concertativi (CGIL CILS UIL e UGL), ormai del tutto incapaci di opporsi sul piano della lotta e della mobilitazione allo sfruttamento sempre più violento della Classe Lavoratrice.

La legge prende il nome dal ministro del lavoro francese, la trentottenne Myriam El Khomri e nei fatti si tratta di un Jobs Act in salsa transalpina, grazie alla quale verrà ampliato il ventaglio delle cause di licenziamento legittimo e ridotta al minimo la discrezionalità dei giudici nel poter disporre il reintegro del lavoratore. Inoltre il datore di lavoro sarà libero di licenziare un proprio dipendente con il solo corrispettivo di qualche mensilità di stipendio, liberandosi quindi di molti lacci burocratici e disponendo della vita del lavoratore tramite l’affilata arma del ricatto costante. I cambiamenti saranno profondi anche sull’orario di lavoro e sul calcolo degli straordinari. Oggi un lavoratore francese può lavorare fino a 10 ore giornaliere con una media settimanale (full-time) di 35 ore estendibili fino ad un massimo di 44. Con la nuova legge sul lavoro le ore giornaliere potranno salire a 12 con un tetto massimo settimanale di 46 che può ulteriormente essere derogato per “circostanze eccezionali” fino a 60 ore. Anche la retribuzione straordinaria, oggi pagata al 25%, crollerebbe ad un misero 10%.

Libertà di licenziamento e quindi ulteriore precarizzazione della vita della Classe lavoratrice, aumento dello sfruttamento e riduzione dei salari sono le ricette per rilanciare una economia paralizzata dalla crisi. Ricette identiche a quelle adottate dalla Germania con la contro-riforma Hartz (che tra l’altro introdusse i minijob) e dall’Italia con la recente entrata in vigore del Jobs Act. Controriforme dettate dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale che rispondono alla crisi e alla costate caduta del saggio di profitto, restringendo salari e welfare, facendo pagare alla Classe Lavoratrice una crisi prodotta dalla classe ad essa avversa, quella padronale che, proprio in virtù della contrazione del “costo del lavoro” (come amano chiamare il nostro stipendio e i nostri diritti), sta vivendo una nuova età dell’oro, con profitti al galoppo e una forbice tra classi sociali che continua inesorabilmente a crescere. Una crisi intrinseca ad un sistema economico che ormai non è più capace di rigenerarsi ma che per sopravvivere ci ruba anche il diritto al futuro.

Il Governo Hollande-Valls, non avendo più i numeri in Parlamento ha forzato la legge utilizzando l’articolo 49.3 che permette di bypassare il dibattito e persino il voto parlamentare.

Nonostante questo i lavoratori francesi stanno dimostrando una forza, una compattezza e una dignità inimmaginabile in questo momento dalla nostra parte delle Alpi. Da settimane decine di cortei e presidi paralizzano il Paese. Decine di migliaia di lavoratori e studenti sono in piazza tutte le settimane per fermare la controriforma, tutte le città prendono parte ad una protesta che da speranza, perchè senza la ratifica del Senato, che dovrebbe arrivare il 13 giugno, la legge non è valida e non può essere applicata, e lo stesso Partito Socialista non appare compatto…

Mentre i fascisti distolgono la nostra attenzione con il “l’invasione degli immigrati”, noi Comunisti non possiamo che schierarci con forza dalla parte della Classe Lavoratrice, che non ha nazione e che lotta per il proprio futuro, auspicando e lavorando per quella unità di Classe che, partendo certamente dal contesto nazionale, lo travalica unendo i popoli contro lo stesso comune nemico: coloro che ci sfruttano.

 

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