Fronte Popolare presente ai lavori del 23° Congresso del Partito Comunista (Svizzera)

banner_23_congressoNelle giornate di sabato 26 e domenica 27 novembre si è svolto a Lugano il 23° Congresso del Partito Comunista (Svizzera). Presenti rappresentanze istituzionali cittadine e di organizzazioni politiche e sociali da tutta la Svizzera. Dall’estero erano presenti in sala delegazioni da Laos, Corea del Nord, Marocco, Turchia, Croazia, Germania, Italia e della comunità cubana in Ticino. Per Fronte Popolare, ha preso parte ai lavori una delegazione composta dal segretario politico Alessio Arena e dal responsabile esteri Francesco Delledonne.

Il Congresso è stato aperto dal commosso omaggio dei partecipanti alla memoria del Comandante Fidel Castro Ruz.

Nella sua relazione, il segretario del Partito Massimiliano Ay, poi riconfermato alla guida dell’organizzazione, ha rivendicato la concretezza della linea politica seguita nel solco della migliore tradizione del Partito del Lavoro, ricordando come il rigore antimperialista  abbia portato i comunisti ticinesi a interpretare correttamente tutti gli scenari di politica internazionale e a denunciare con lucidità il carattere guerrafondaio della politica estera del blocco atlantico a guida USA, dalla Libia alla Siria, dall’Ucraina all’America del Sud. Ay ha rivendicato l’identità patriottica e internazionalista dei comunisti, sottolineando come il Partito si sia fatto, negli ultimi anni, interprete coerente della tradizione di neutralità ereditata dalla borghesia democratica ottocentesca e messa in discussione dallo schiacciamento della Svizzera su UE e NATO, organizzazioni contro le quali il PC lotta risolutamente. Il segretario comunista ha poi illustrato la necessità, nella concreta realtà della Svizzera di oggi, che le classi lavoratrici sappiano allearsi con quei settori di ceto medio e piccola borghesia la cui condizione è sempre più minacciata dalla concentrazione monopolistica del Capitale e dalla sua crisi strutturale. La capacità di leggere la realtà e intervenire nelle contraddizioni per spingere a sinistra il quadro politico cantonale ha consentito negli anni al PC di conquistare un ruolo sempre più importante nella vita della Svizzera italiana, rendendo anche possibile il ritorno di una presenza comunista in Gran Consiglio, il parlamento cantonale.

Rinnoviamo qui le congratulazioni al compagno Ay e a tutto il Partito svizzero per la riuscita dei lavori congressuali e gli auguri perché i prossimi anni segnino un ulteriore rafforzamento di una forza creativa e anagraficamente giovane, a cui Fronte Popolare è legato da una profonda amicizia.

Pubblichiamo a seguire l’intervento di saluto rivolto al Congresso dal compagno Francesco Delledonne a nome di Fronte Popolare.

* * *

Siamo onorati d15218748_10211218851018248_2053221040_ni partecipare al 23° congresso del Partito Comunista della Svizzera, impegnato nella difficile ma importante opera di costruzione di un’alternativa di sistema in uno dei massimi centri finanziari del capitalismo monopolistico.

Nonostante le diversità nazionali, sono molti i temi comuni da approfondire e da analizzare, fra cui il tema che avete scelto come titolo, cioè come affrontare la crescente disgregazione della società e della nostra classe sociale e l’individualismo dilagante: come abbiamo scritto nel nostro documento fondativo, “lotta per il potere significa oggi difendere le relazioni sociali elementari dalla loro smaterializzazione (…), organizzare a partire dalla dimensione minuta del condominio o del luogo di lavoro forme, momenti, strutture embrionali di potere popolare.

Non ultimo il tema dei lavoratori italiani in Svizzera, usati come capro espiatorio dalla destra populista e come leva per abbassare i salari, come vengono usati in Italia i lavoratori extracomunitari.

Dato che siamo un’organizzazione nuova, nata poco più di un anno fa, descriviamo brevemente il nostro progetto:

Fronte Popolare è un’organizzazione militante di ispirazione marxista-leninista, nata con l’obiettivo di offrire con umiltà il proprio contributo e le proprie forze da un lato alla ricostruzione di un partito rivoluzionario degno di questo nome e dall’altro alla riunificazione in un fronte unitario di tutte le forze che lottano per un’alternativa anticapitalista e antimperalista.
Il nome che abbiamo scelto quindi non è evidentemente una realtà attuale, ma indica la nostra prospettiva strategica. Le organizzazioni comuniste e della sinistra di classe italiane, nessuna delle quali ha ormai un radicamento realmente nazionale, devono abbandonare ogni tipo di presunzione di autosufficienza o settarismo e porsi senza ambiguità al servizio di questo non più rinviabile percorso comune.

In Italia ci troviamo oggi nella condizione di ricostruire dalle macerie dopo anni di errori e scelte autodistruttive che hanno polverizzato la credibilità di tutte le organizzazioni di sinistra presso le classi popolari.

Sembra quasi di dover ricominciare da zero, ma siamo eredi di una lunga e gloriosa storia, da questo processo di apprendimento dobbiamo imparare, analizzandone – evitando sia l’esaltazione acritica che il liquidazionismo – i successi e gli errori.

Sappiamo di avere di fronte un lavoro di ricostruzione di lunga durata, spesso oscuro e ingrato, ma entusiasmante perché necessario se si vuole ridare all’Italia un’alternativa progressista.
Una credibilità che si riconquisterà solo tornando ad essere in prima linea nel conflitto nei luoghi di lavoro: quello è il posto dei comunisti. È per questo che una delle nostre priorità è lavorare all’interno dei sindacati conflittuali, favorendo anche in quell’ambito una non facile prospettiva unitaria.

Cosa succede oggi in Italia?

I numeri parlano chiaro: dall’inizio della crisi, l’Italia ha perso quasi il 10% del prodotto interno lordo, il 25% della produzione industriale, il 30% degli investimenti. Questi dati, se non saremo in grado di creare una vera alternativa politica e invertire questo processo, parlano di una possibile uscita dell’Italia dai Paesi sviluppati.
A chi paventa catastrofi o invasioni delle cavallette nel caso di un’uscita dall’euro e dall’UE rispondiamo che la catastrofe è già in corso.

L’Unione Europea ha rappresentato un cavallo di Troia, accettato ben volentieri – per massimizzare il profitto immediato – dalle classi dominanti italiane, per imporre e accelerare il processo di distruzione dei diritti dei lavoratori, di trasferimento delle ricchezze dai salari alle rendite, dai paesi periferici al centro.

Da un lato, il vincolo della moneta unica, non rendendo possibile la svalutazione della moneta, impedisce di difendersi dalla concorrenza, in particolare tedesca.
Non potendo svalutare la moneta i paesi in deficit sono spinti ad operare una drastica riduzione dei salari che porta inevitabilmente al crollo della domanda interna e alla contrazione del Pil. Il cambio fisso inoltre, consentendo ai capitali del centro di affluire alla periferia senza incorrere nel rischio della svalutazione, favorisce le delocalizzazioni.

Dall’altro, i vincoli di bilancio – sanciti anche dall’introduzione del pareggio di bilancio nella Costituzione – impediscono ogni politica anticiclica e portano alla svendita di ciò che resta del patrimonio pubblico.

Come ha detto qualcuno, ciò che non è riuscito ai panzer sta oggi riuscendo alla Bundesbank.

La rottura con l’Unione Europea e l’euro rappresenta quindi una condizione certamente non sufficiente, ma necessaria per riconquistare il terreno perduto dalle classi popolari. Chi continua a sostenere, a dispetto di ogni evidenza di senso contrario, come da ultimo il caso eclatante della Grecia, che l’UE sia riformabile dall’interno, si sta comportando nei fatti da quinta colonna all’interno del movimento comunista e progressista.

Un altro punto centrale della nostra azione è il rilancio della lotta per l’uscita dell’Italia dalla Nato. Nel nostro Paese ci sono attualmente più di 100 installazioni militari Nato o Usa, con all’interno anche bombe nucleari, nel totale disprezzo della nostra Costituzione. La nostra lotta è perché l’Italia smetta si essere una portaerei al servizio delle continue avventure imperialiste – che mettono sempre più in pericolo la pace mondiale – ma inizi a svolgere una forte politica di cooperazione e di pace nel Mediterraneo e nel mondo.

Per questo guardiamo con interesse alla vostra politica volta a sviluppare relazioni con i Paesi in via di sviluppo come alternativa al blocco atlantico e a dare concretezza alla supposta neutralità svizzera.

Il referendum di domenica prossima sulla riforma costituzionale rappresenta – con il rafforzamento di fatto dei poteri dell’esecutivo – un tentativo plebiscitario di riaffermazione e consolidamento di questo assetto di potere e di queste politiche. Noi stiamo lavorando convintamente per la vittoria del “No”, ma con la consapevolezza che qualsiasi sia il risultato, si aprirà una fase di accelerazione della crisi della società italiana che – in assenza di una forza progressista e rivoluzionaria – porterebbe con sé gravi rischi.

Per questo, è oggi più urgente che mai la riunificazione e ricostruzione di un partito rivoluzionario e di un fronte che lotti per la liberazione nazionale e il potere popolare.
I comunisti hanno vinto solo quando si sono identificati e sono stati in grado di unire la lotta per l’emancipazione sociale e per l’indipendenza nazionale. Come diceva Mao, “in ultima analisi, la lotta nazionale è una questione di lotta di classe”. E, per ricordare oggi il Comandante Fidel Castro, bisogna ricordarsi che “al di sopra dell’individuo c’è la Patria, e al di sopra della Patria c’è l’Umanità”.

Dobbiamo riappropriarci e ridare vita alle parti migliori della nostra Storia, vilipese e dimenticate, “studiare, studiare e studiare”, per dare forma a un progetto credibile di trasformazione per il XXI secolo.

Mai come oggi è vera la frase che Antonio Gramsci scagliò contro il regime fascista e che oggi noi scagliamo contro questa borghesia collaborazionista e anti-nazionale: “Voi condurrete l’Italia alla rovina e a noi comunisti spetterà di salvarla”.

Ringraziandovi per l’invito, il nostro auspicio è di vedere rafforzate le relazioni e gli scambi di analisi e di esperienze fra le nostre organizzazioni e che in generale si sviluppi fra i comunisti una unità senza opportunismo, senza settarismo o formalismo, ma rivolta all’azione.

Buon lavoro ancora per il vostro Congresso.

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