Riprendiamoci il futuro, 04/02: intervento di René Barthes del Polo di Rinascita Comunista in Francia (Video + testo)

Segue il testo dell’intervento pronunciato dal compagno René Barthes, rappresentante del Polo di Rinascita Comunista in Francia (PRCF), in occasione del seminario “Riprendiamoci il futuro – Ricostruire il partito rivoluzionario”.

Cari compagni,

Il PRCF ringrazia i compagni del Fronte Popolare d’Italia per il loro invito e saluta fraternamente tutti i partecipanti alla riunione.

La questione dibattuta in questo seminario: “Come ricostruire il partito rivoluzionario qui e ora” è una questione strategica, posta a molti popoli del mondo come condizione per potersi costruire l’avvenire.

1- Cominciamo con qualche nozione di base:

Nella lotta di classe, che è il motore della storia, ci sono due campi:

– Da un lato, vi è un’accumulazione di capitale sempre più frenetica: nel 1990, 3400 fusioni-acquisizioni internazionali del valore di 90 miliardi di dollari; nel 2015: 10 000 fusioni-acquisizioni del valore di 720 miliardi di dollari.

– Dallo stesso lato della barricata, un’oligarchia finanziaria sempre più concentrata: l’1% più ricco possiede più del restante 99%. Il patrimonio bancario di una banca come BNP Paribas equivale al PIL della Francia. La signora Bettancourt (di L’Oreal) guadagna 100 milioni al giorno.

– Dallo stesso lato della barricata: c’è lo Stato. Che esso sia sotto forma nazionale o sovranazionale, lo Stato non e né al sevizio dell’interesse generale, né redistributore della ricchezza prodotta dal solo lavoro, né arbitro tra lavoro e capitale. Esso è lo strumento e l’arma del grande capitale nella lotta di classe, lo strumento per organizzare la società e drenare tutte le risorse sociali nell’interesse dell’accumulazione capitalistica, lo strumento per salvare le banksters se esse risultano perdenti nel poker finanziario, l’arma per prolungare la guerra economica in guerra tout court, e soprattutto l’arma contro il mondo del lavoro, dalla repressione alla guerra ideologica, entrambe più intense che mai.

La scienza e la tecnica fanno progressi senza precedenti nella storia umana; la produttività del lavoro e la ricchezza prodotta aumentano incessantemente. Ma sotto il dominio del capitale, fabbriche efficienti sono chiuse e decine di milioni di lavoratori sono privati del loro diritto al lavoro; sotto il dominio del capitale, prodotti o ricerche essenziali alla vita sono sacrificati, mentre il redditizio commercio di armi e droga batte ogni record. In paesi ricchi di materie prime, ma saccheggiati dall’imperialismo, un bambino muore di fame ogni 4 secondi. Milioni di esseri umani vagano senza fine da un paese all’altro, sono detenuti, aggrediti e ammazzati. La distruzione della natura peggiora. E oggi questo capitalismo genocida, che già moltiplica aggressioni e  ingerenze, progetta una nuova e sanguinosa spartizione del mondo. È questo ciò che combattiamo, è questo che cambieremo.

2- Esiste uno stretto legame tra scelta di società, modalità di partecipazione al “movimento sociale” e tipo di organizzazione:

Se si desidera un capitale “regolato”, vale a dire meglio mascherato, allora occorre suggerire cortesemente alle banche di rinunciare all’accumulazione capitalistica, di adottare dei buoni “criteri di gestione”, più in linea con il “bene comune”. Occorre spiegare pazientemente ai dirigenti borghesi che si sbagliano e che devono pentirsi del torto fatto ai popoli. Sognare e far sognare tigri vegetariane: ecco il programma dei riformisti. Per questo tipo di “cambiamento”, è sufficiente un’organizzazione politica flessibile, che diluisca la lotta di classe in mille aspetti “civili”, morali, giuridici, elettorali, privilegiando una presenza “costruttiva” nelle istituzioni (vale a dire qualche strapuntino nel meccanismo unico stato-monopoli).

Per contro, per la rottura indispensabile con il capitalismo, per il suo rovesciamento, per costruire il socialismo, occorre un’organizzazione di combattimento; è la questione in discussione oggi.

3- Per la rivoluzione socialista, come per i partiti che se ne pongono l’obiettivo, disponiamo di alcune linee guida utili:

– Le condizioni concrete del passaggio al socialismo necessariamente variano, ma non esiste una terza via tra la dittatura del capitale e il potere dei lavoratori. Quali che siano le condizioni storiche concrete, il socialismo è la collettivizzazione dei grandi mezzi di produzione e di scambio, la pianificazione dell’economia sotto il controllo dei lavoratori e al servizio di tutta la società, in base alle formula “a ciascuno secondo il suo lavoro” che diventerà, nella fase del comunismo, “a ciascuno secondo i suoi bisogni”. Quali che ne siano le modalità, il socialismo implica la distruzione dello stato borghese e la sua sostituzione con un potere proletario, radicato nelle masse e votato all’internazionalismo proletario.
– È lo stesso per la costruzione del partito: non esistono ricette compiute, ma alcuni parametri utili.
4- Nessuna questione è tabù. Alcuni pensano che il leninismo appartenga al passato, che la sua forza propulsiva si sia spenta, che la forma partito sia obsoleta. Vediamo alcuni elementi storici:

La concezione del partito leninista e il suo metodo di organizzazione hanno rotto con l’eredità della II Internazionale. La vittoria dell’Ottobre 1917 ha conferito a questo partito di tipo nuovo un prestigio particolare che si è prolungato nel movimento operaio con la fondazione della III Internazionale e la bolscevizzazione dei partiti comunisti. Lo sviluppo del Movimento Comunista Internazionale, del movimento di liberazione nazionale, le vittorie della Rivoluzione cubana e del popolo vietnamita sull’imperialismo, hanno dimostrato l’efficacia dello strumento di lotta che è il partito leninista e anche che il legame tra scontro di classe e lotta nazionale permette delle vittorie per i popoli. Queste vittorie hanno anche permesso di contenere l’opportunismo.

Tuttavia, le difficoltà incontrate dai paesi socialisti (per cause sia esterne che interne), la divisione del MCI (Cina/URSS, Cecoslovacchia nel 1968, ecc…), le contraddizioni di classe nei paesi di nuova indipendenza, hanno indebolito la corrente marxista-leninista e rafforzato il revisionismo in varie forme (eurocomunismo, corrente liquidatrice nel PCUS…). Dopo la disfatta subita dal movimento comunista internazionale nel 1990, le forze opportuniste hanno proliferato. Con metodi diversi, ma tutti convergenti nella messa in discussione del leninismo, il processo di socialdemocratizzazione di molti partiti comunisti si è accelerato: dei PC sono stati liquidati, come in Italia, o trasformati in partiti socialdemocratici, come Francia. Altri resistono come il PC portoghese o il KKE (Partito Comunista di Grecia).

Le borghesie vittoriose nella loro “guerra fredda”, pensano che sia giunto il momento di lanciare un’offensiva generale contro il lavoro e i popoli. La rimondializzazione capitalista e l’ondata reagano-thatcheriana sconvolgono il mondo intero. La socialdemocrazia classica, sottoprodotto dei vecchi rapporti di forza tra il blocco socialista e l’imperialismo, si volge al social-liberalismo. Il fascismo, creduto sepolto tra le rovine del Reichstag, mostra di nuovo la sua orrida maschera in Europa. Ma noi sappiamo, nonostante questo quadro politico deteriorato, che la lotta di classe, motore della storia, non cessa.
Oggi, sotto i colpi del capitalismo in crisi, sotto le minacce di guerra generalizzata che gli imperialisti rivolgono all’umanità, i lavoratori e i popoli cercano forme politiche che permettono loro di concretizzare le loro rivendicazioni. In tutto il mondo, forze progressiste cercano di organizzare un’alternativa. Paesi come il Venezuela si impegnano in processi rivoluzionari; i BRICS si pongono come forze emergenti e cercano di sfuggire all’egemonia dell’imperialismo più potente, gli Stati Uniti d’America. Tutte queste esperienze, con le loro contraddizioni, i loro limiti ma anche le loro dinamiche, affrontano la questione dell’organizzazione delle forze popolari e la questione del partito rivoluzionario.

Di fronte alla crisi, gli strati piccolo borghesi cercano di schivare la scelta classe; non accettano ancora il ruolo dirigente della classe operaia. Il movimentismo, l’orizzontalità, lo spontaneismo, un preteso apolitismo e il rifiuto dell’organizzazione diventano temi di moda, diffusi dai media dominanti.
I leninisti, noi crediamo, non devono respingere questi movimenti in modo settario, ma dimostrare nell’azione l’efficacia dell’organizzazione comunista. I leninisti del XXI secolo devono condurre una politica di alleanze, una politica di fronte , così come i bolscevichi il cui emblema, la falce e il martello, è simbolo di questa politica. La rinascita dei partiti comunisti è un obiettivo non opposto, ma legato alla creazione di un fronte (noi del PRCF lo chiamiamo un fronte antifascista, popolare, patriottico ed ecologista). Meglio forgeremo il partito, meglio realizzeremo il fronte e viceversa. Più in fretta questi due obiettivi strategici saranno realizzati, prima suonerà l’ora di nuove vittorie per il movimento operaio e popolare.
Nulla di ciò che ha determinato l’efficacia dei partiti leninisti è obsoleto. Il centralismo democratico rimane il metodo organizzativo adeguato per far vivere la democrazia nel partito e renderlo un’arma efficace al servizio dei lavoratori. Unendo su basi politiche coerenti coloro che cercano soluzioni durature alle sfide di oggi, lungi da auto-proclamazioni, avanzeremo con pazienza e tenacia per ricostruire grandi partiti comunisti.
Non partiamo da zero. Costruzione di un partito d’avanguardia, politica di alleanze delle classi popolari, ruolo dirigente della classe operaia – non proclamato ma conquistato -, comprensione della situazione, delle contraddizioni, comprensione delle dinamiche conseguenti, in sintesi  “l’analisi concreta della situazione concreta”: è così che  il partito bolscevico ha potuto vincere. Ed è così che faremo rinascere dei grandi partiti comunisti.

Non partiamo da zero. I nostri paesi hanno conosciuto grandi partiti che hanno svolto un ruolo di primo piano nella vita dei nostri popoli. Pensatori come Gramsci, dirigenti operai come Thorez e il genio di Lenin ancora illuminano la strada.

5- Come richiesto dal 18° incontro dei Partiti Comunisti e Operai tenutosi nel mese di ottobre ad Hanoi, noi celebreremo il 150° anniversario di “Das Kapital” e il centenario della Rivoluzione d’Ottobre. Il PRCF organizzerà un’iniziativa a Parigi in ottobre e invita le organizzazioni a parteciparvi. Abbiamo due sforzi da compiere: uno storico, l’altro politico. Storicamente, le condizioni specifiche dell’Ottobre non si ripeteranno. Non prenderemo il Palazzo d’Inverno. Ma politicamente dobbiamo riaffermare, in totale opposizione con Berlinguer o i suoi equivalenti francesi, che la spinta propulsiva di Ottobre è viva. Atto di fede? Affermazione identitaria? In nessun caso. Certo, se trasformassimo Ottobre in una icona davanti alla quale inginocchiarci tre volte al giorno, la nostra lotta non ci guadagnerebbe nulla. Tuttavia, se si considera che il metodo e gli strumenti leninisti siano validi, allora sì, la spinta propulsiva d’Ottobre è intatta.
Abbiamo bisogno di un partito che unisca, tramite il centralismo democratico, la libertà di discussione e l’unità d’azione. Un partito che parta dall’analisi concreta della situazione, dei rapporti di forza e delle contraddizioni motrici. Un partito in grado di distinguere il nemico principale e, quindi, di sviluppare la sua politica di alleanze. Un partito che abbia una visione il più possibile chiara delle implicazioni di ciascuna situazione. Che rigetti le abiure opportunistiche e le posizioni dogmatiche a favore di una lucidità e una visione prospettica solide. Le lezioni dell’Ottobre, vivificate dalla linea del VII congresso dell’Internazionale Comunista, vivificate dalla grandiosa epopea delle Resistenze antifasciste e patriottiche, in cui i comunisti hanno giocato un ruolo decisivo, guidano la nostra concezione del partito.

Gramsci aveva ragione nello spiegare ai cantori della II Internazionale che “Ottobre è stato una rivoluzione contro il Capitale”. Lenin non s’inginocchiava  ogni mattina davanti alle icone di Marx ed Engels recitando i loro testi: lui li faceva vivere. Tramite la sua comprensione della dialettica marxista, egli ne faceva una forza propulsiva; lavorando perché le masse si appropriassero creativamente della strategia del Partito, fece di questa una forza materiale.

Oggi più che mai, Ottobre è una forza propulsiva, a condizione di enuclearne la “essenza”; vale a dire edificando  i due pilastri della speranza: da una parte il necessario rilancio del partito comunista, dall’altra una strategia dal contenuto di classe che esige, muovendosi per incontrare l’esperienza popolare, la strategia che chiamiamo delle “4 uscite” (dalla NATO, dall’euro, dall’UE e dal capitalismo); tutto ciò implica prima l’unità di azione, poi l’unità dei comunisti.

Nelle rispettive condizioni dei nostri paesi, mettiamo in pratica la linea leninista con audacia e decisione! Compagni, dobbiamo essere l’avvenire d’Ottobre, perché ancora una volta, nessuna battaglia persa significa la fine della guerra di classe. Costruiamo il partito leninista e vinceremo!

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