Contro i bombardamenti USA in Siria, rilanciamo il movimento contro la guerra e per l’uscita dalla NATO

La notte tra giovedì 6 e venerdì 7 aprile, il presidente Usa Donald Trump ha ordinato un attacco contro una base dell’esercito siriano di Shayrat, attivamente impegnata nella lotta al terrorismo islamista, lanciando 59 missili Tomahawk che, nonostante diversi dei quali non siano arrivati a destinazione, hanno causato una decina di morti e distruzione di parte delle infrastrutture della base.

Si tratta dell’ennesima grave violazione del diritto internazionale e della sovranità della Repubblica Araba di Siria avvenuta in più di sei anni di conflitto e di aggressione imperialista.
Le amministrazioni passano, le strategie possono cambiare, resta la volontà degli Stati Uniti di ridurre all’obbedienza ogni governo non disposto ad assecondare gli interessi dell’Impero, anche al prezzo di produrre distruzione e caos permanenti e arrivare sempre più vicini a uno scontro dagli esiti potenzialmente pericolosissimi.
I media occidentali, immediatamente riappacificatasi con Trump, hanno come al solito preparato il terreno con la falsità programmata delle armi chimiche. Vecchia storia, come sappiamo, ma che a quanto pare non smette di funzionare.

Quanto avvenuto ci riguarda da vicino.
A quanto risulta, gli attacchi sono partiti da due navi da guerra facenti parte della Sesta Flotta Usa di stanza a Napoli, e l’operazione si è servita dell’appoggio determinante della base Usa di Sigonella e del sistema satellitare Muos di recente installato a Niscemi nonostante la lunga lotta del popolo siciliano.
Senza l’Italia e il suo asservimento strategico alla Nato e ai voleri statunitensi, le aggressioni nel Medio Oriente e nel Mediterraneo sarebbero molto più difficili.

Ogni illusione sul fatto che una delle bande della classe dominante statunitense possa non essere guerrafondaia va abbandonata. Trump risponde a precisi interessi e le sue evidenti contraddizioni con parti rilevanti dell’establishment appartengono al “come” e non al “se” condurre una politica di aggressione e di destabilizzazione. Che ci sia chi abbia propagandato il contrario fino a ieri dà la misura dell’attuale livello di confusione nel movimento contro la guerra.

Il nostro compito internazionalista si traduce nel rilanciare la lotta per sganciare l’Italia da questa follia criminale tramite una campagna per l’uscita unilaterale dalla Nato, per la chiusura delle basi Nato e Usa presenti nel nostro territorio e perché il nostro Paese smetta di essere una portarei al servizio degli Stati Uniti ma inizi a svolgere una politica indipendente e di pace, nel Mediterraneo e nel mondo.

Facciamo appello a che la piattaforma sociale Eurostop si ponga alla testa del sempre più necessario rilancio del movimento contro la guerra nel nostro Paese.

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