Milano: strage di operai sul lavoro alla Lamina, assassinati dal profitto

Milano via Rho. Siamo vicini alla stazione di Greco, uno dei ventricoli del cuore industriale del capoluogo lombardo. 3 operai della Lamina Spa ieri, 16 gennaio, sono morti mentre erano al lavoro, intossicati da gas tossici. Stavano pulendo un forno interrato a circa due metri di profondità. Altri 3 operai  e un pompiere venuto in soccorso sono rimasti coinvolti e trasportati negli ospedali della zona. Uno dei caduti aveva 57 anni.

Mentre il mondo politico manda i suoi messaggi di finto cordoglio e di vicinanza alle famiglie i dati sulle morti sul lavoro sono allarmanti. Sono cifre di una guerra che il padronato conduce contro il proletariato, un padronato che magari vorrebbe disfarsi della produzione per far posto alle speculazioni edilizie, che vorrebbe risparmiare su tutto, anche sulla sicurezza, che con il dogma dell’efficienza  e la paura del licenziamento facile legalizzato costringe il lavoratore a ritmi sempre più elevati lasciando da parte la sicurezza come alcuni dei  protagonisti di “Paul Mick e gli altri”. Tra gennaio e luglio del 2017 infatti gli incidenti sul lavoro denunciati (ma non ancora riconosciuti come tali) sono stati 380.236, contro i 375.486 degli stessi mesi di un anno fa. I morti sono saliti da 562 a 591, ventinove in più, ci dice l’Inail. L’aumento è del 5,2%. Un morto ogni tre giorni. Come se ogni anno sparisse dalla faccia della Terra una piccola cittadina.

Lamina Spa è un’azienda metalmeccanica, impiega circa 20 persone, i suoi impianti si trovano a Greco dal 1949. Produce nastri sottili ed ultra sottili in titanio ed acciaio che vengono utilizzati per le molle industriali ed esporta il 50% della produzione in Europa.

Negli ultimi anni, con la scomparsa delle tutele legislative per i lavoratori, con una legislazione totalmente favorevole al padronato che terrorizza il lavoratore con contratti a tutele crescenti, la cancellazione dell’articolo 18 e la svalutazione della contrattazione collettiva, la parola “lavoro” è stata accostata sempre più alla parola “morte”. Le false lacrime dei Gentiloni di turno non servono a nulla se non a sottolineare ancora di più la subalternità del governo alle logiche del padrone.

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