Il saluto di Fronte Popolare al Congresso del Partito della Democrazia Popolare della Corea del Sud

Il 29 Aprile scorso si sono svolti a Seul (Repubblica di Corea) i lavori del Congresso nazionale del Partito della Democrazia Popolare (PDP), organizzazione d’avanguardia del popolo sudcoreano in lotta per l’unificazione della propria patria, l’espulsione delle basi di guerra USA e la trasformazione della società. I compagni sudcoreani portano avanti la loro lotta nelle difficili condizioni prodotte dalla National Security Law, legge speciale per la repressione delle forze antagoniste in vigore nel paese sin dall’insediamento del regime fantoccio degli Stati Uniti e che conculca la libertà di pensiero, organizzazione ed espressione in un paese totalmente dominato dall’oligarchia capitalista.

Nel clima di euforia e speranza creato dal vertice tra le due Coree che ha aperto la via per mettere formalmente fine, dopo sessantacinque anni, a una guerra imposta al popolo coreano dall’imperialismo occidentale e che fu, tra il 1950 e il 1953, tra le più sanguinose mai combattute, il nostro segretario Alessio Arena ha partecipato a nome di Fronte Popolare ai lavori del Congresso del PDP. Riportiamo a seguire il messagio di saluto da noi indirizzato al Congresso.

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Fronte Popolare (Italia) saluta fraternamente il Congresso del Partito della Democrazia Popolare della Corea del Sud. Le lotte portate avanti dal PDP, la sua capacità di organizzare e dirigere i settori più avanzati del popolo sudcoreano nel perseguimento della conquista della pace, dell’indipendenza e dell’unità di tutti i coreani come condizione per costruire una società nuova e libera dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sono per noi motivo d’ispirazione.

La presente fase politica, che vede aprirsi possibilità concrete per la distensione nella Penisola Coreana, porta certamente anche il segno delle lotte del PDP e di tutti i democratici sudcoreani contro i governi repressivi e fascisti al servizio dell’imperialismo statunitense e il loro brutale sistema repressivo. Si tratta tuttavia solo di una tappa nel duro cammino per rendere le classi lavoratrici coreane padrone del loro destino e siamo consapevoli di non poterci fare illusioni: l’imperialismo non contempla la pace, ma soltanto cambiamenti tattici per preservare l’asservimento dei popoli al proprio dominio. La vera liberazione per il popolo coreano sarà possibile soltanto quando la presenza militare straniera sarà espulsa dal territorio sudcoreano e per i coreani tutti si aprirà la concreta possibilità di costruire una nazione unita e indipendente, capace di costruire il socialismo. Il congresso del PDP è dunque chiamato a identificare i caratteri del possibile cambio di fase in atto e a definire una strategia e una tattica capaci di continuare a mobilitare le classi lavoratrici contro l’imperialismo e i suoi servi nella Penisola nelle nuove condizioni: sappiamo che il vostro Partito, nella grande tradizione del movimento rivoluzionario coreano, sarà all’altezza dei compiti che lo attendono.

Alcuni dei tratti salienti della situazione politica nella Repubblica di Corea sono comuni anche all’Italia. Anche il capitalismo italiano ha sviluppato ad alto livello le forze produttive. Anche l’Italia fa parte, in posizione subalterna, del sistema di alleanze imperialiste guidato dagli USA. Anche l’Italia è soggetta alla presenza di decine di basi militari straniere, USA e NATO, all’interno delle quali sono stoccate armi nucleari fuori dal controllo delle istituzioni italiane. Anche al popolo italiano costa ingenti sacrifici l’adesione alle alleanze imperialiste e la criminale partecipazione alle loro avventure militari che moltiplicano i rischi per la pace nel mondo:  enormi risorse vengono destinate a finanziare quella macchina di morte mentre nel paese dilagano nuove povertà e a tanta parte della popolazione vengono negate le condizioni essenziali per la sopravvivenza. Anche la possibilità che il popolo italiano sia davvero padrone dei propri destini è annientata da queste circostanze. Come imperialismo subalterno, nel quadro della crisi strutturale del capitalismo per l’Italia è stato deciso un declino accelerato e l’estinzione della sua capacità produttiva in molti settori. L’imperialismo italiano, feroce quanto gli altri negli scenari in cui opera, si sottomette agli Stati Uniti e all’Unione Europea per raggranellare briciole di profitti, condannando il paese a un declino di cui solo le classi lavoratrici, tanto italiane quanto migranti, fanno le spese. Come in Corea, dunque, alle lavoratrici e ai lavoratori spetta il compito internazionalista e patriottico di salvare il paese, ciò che significa necessariamente trasformarlo radicalmente e spezzare il dominio del Capitale monopolistico.

La lotta delle avanguardie delle classi lavoratrici coreane e la lotta che conduciamo in Italia per spezzare le catene della NATO, dell’Unione Europea e dell’Euro e aprire la via al socialismo, sono dunque parte di un’identica lotta di liberazione che, nell’anno del Bicentenario della nascita di Karl Marx e all’indomani delle celebrazioni del Centenario della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, confermano l’imprescindibilità della piena comprensione e attuazione della nostra comune teoria rivoluzionaria per offrire le uniche risposte possibili alle aspirazioni profonde dei nostri popoli. Traiamo il nostro incrollabile ottimismo della volontà dalle esperienze dei decenni passati: tanto da quelle della Resistenza coreana contro l’imperialismo giapponese prima e statunitense poi, quanto dalla lezione della Resistenza antifascista nel nostro paese, che proprio questa settimana celebriamo con orgoglio nella Giornata della nostra Liberazione dal nazi-fascismo il 25 Aprile.

Il PDP rappresenta per noi, in questa prospettiva, un importante modello di dedizione alla causa rivoluzionaria e capacità di resistere e avanzare anche nelle condizioni più proibitive. Dalla nostra amicizia traiamo importanti insegnamenti utili alla ricostruzione del movimento rivoluzionario italiano ed è con questo spirito, autenticamente internazionalista e fraterno, che auguriamo un pieno successo ai lavori del Congresso.

 

 

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