Fronte Popolare

Kazakistan – Un’intervista al dirigente comunista kazako Sultanbek Sultangaliev per comprendere meglio il contesto

La rivolta popolare in atto in questi giorni nella Repubblica del Kazakistan interroga il movimento comunista e antimperialista internazionale. Il presidente in carica, Kassym-Jomart Tokayev, accusa i manifestanti di terrorismo e ha autorizzato le forze di sicurezza ad aprire il fuoco. Si contano decine di morti sia tra i manifestanti che tra gli agenti, mentre è in atto il dispiegamento di truppe dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, e in particolare russe, per supportare il regime al potere.

Fronte Popolare sta raccogliendo informazioni per interpretare correttamente la situazione in atto e fornire alle compagne e ai compagni in Italia un’informazione seria e attendibile. La nostra organizzazione è stata la prima a intraprendere contatti diretti con la principale forza comunista del Paese, il Partito Comunista Popolare del Kazakistan (KNPK), nel marzo 2018. Come primo contributo di riflessione, riproponiamo l’intervista che allora realizzammo con il compagno Sultanbek Sultangaliev, membro del Comitato Centrale del KNPK, la quale già allora affrontava i motivi strutturali alla base dei fatti di questi giorni.

Nel novembre 2020 il KNPK ha cambiato nome in Partito Popolare del Kazakistan (NPK) e nelle elezioni parlamentari del 2021 ha accresciuto la sua forza elettorale raggiungendo il 9,10% dei voti.

L’intervista è stata pubblicata su La Città Futura il 10 marzo 2018.

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Ad un quarto di secolo dalla fine dell’URSS in Kazakistan è rinata una presenza comunista significativa, forte di una legittimazione popolare (che in termini anche elettoralistici si attesta attorno al 7%) e disposta a condurre un’analisi approfondita – non liquidatoria ma critica – dell’esperienza sovietica che in Kazakistan ha rappresentato una svolta epocale e la cui fine ha sortito effetti dirompenti. Lo scopo di questa sorta di “resa dei conti” col passato, è in realtà proiettata al futuro. Un’esperienza, quella kazaka, che guarda alla Cina, con cui il Partito Comunista Popolare del Kazakistan (KNPK) ha forti legami, e che pone al centro della sua elaborazione il pensiero di Gramsci. Abbiamo intervistato Sultanbek Sultangaliev, membro del Comitato Centrale del KNPK, che inoltre è impegnato in una intensa attività di traduzione delle opere di Antonio Gramsci in kazako.

[D] La nazione kazaka ha il proprio stato indipendente dal 1991. Come valutate questo quarto di secolo?

[R] È stato un periodo difficile nella storia del nostro Paese. La rottura di vecchi legami economici, il collasso del sistema economico nazionale, la transizione a un sistema economico capitalista, strutturalmente diverso, la rottura del vecchio sistema di amministrazione pubblica e la creazione di uno nuovo non poteva che portare a una crisi su larga scala in ogni settore della società kazaka. Nonostante ciò, il Paese è riuscito a uscire dal caos degli anni ’90 e a porre le basi necessarie per uno sviluppo sostenibile.

[D] Come valutate l’esperienza sovietica riguardo alla nazione kazaka?

[R] Il periodo sovietico nella storia del Kazakistan e del popolo kazako è stata una straordinaria epoca di sviluppo industriale, agricolo e culturale. Per diversi decenni, e questo è un periodo ridottissimo sul piano storico, il nostro Paese è passato attraverso un rapido percorso da essere i confini coloniali dell’Impero russo, arretrato sotto tutti gli aspetti, alla sviluppata Repubblica Socialista Sovietica Kazaka. La nostra repubblica era terza in termini di PIL all’interno della superpotenza sovietica. Basti dire che il moderno Kazakhstan, dal punto di vista dei suoi indicatori economici principali, non ha ancora raggiunto il livello della Repubblica Socialista Sovietica Kazaka del 1990, con l’eccezione del volume di esportazione di alcune materie prime. Il lascito del periodo sovietico è oggi il territorio della Repubblica, che occupa il 9° posto al mondo per estensione. Un territorio con alti livelli di cultura, scienza, salute e istruzione, agricoltura, metallurgia, petrolio, gas e industria mineraria. Tutta la moderna intelligentsia creativa, scientifica e tecnica si basa su uno strato sociale e professionale che deriva dalla potenza sovietica. La moderna indipendenza del Kazakhstan si basa sul lascito dell’era sovietica.

[D] Il socialismo in Kazakistan è arrivato grazie ai lavoratori russi che hanno colonizzato il paese. Per parte kazaka, qual è stato il contributo dato al movimento socialista e chi erano i principali esponenti della componente kazaka del socialismo sovietico?

[R] C’è un equivoco sullo sviluppo del movimento rivoluzionario in Kazakistan. Dalla società kazaka del XIX secolo emerse e si sviluppò una componente democratica, che diede avvio allo sviluppo del pensiero sociale progressista nel contesto kazako. Con la penetrazione e lo sviluppo del capitalismo in Kazakistan, si è gradualmente formato il proletariato kazako. Il primo sciopero degli operai delle industrie di produzione del sale Baskunchaksky avvenne nel lontano 1873. E nel 1905 c’erano 16 circoli marxisti illegali in Kazakistan. Rappresentanti della popolazione indigena, compresi attivisti come Tokash Bokin, Zhubanysh Baribayev, Karim Sutyushchev e altri, furono tra i primi a conoscere il marxismo. È durante questo periodo che ha luogo in Kazakistan la formazione delle prime cellule socialdemocratiche del Partito socialdemocratico russo. La difesa rivoluzionaria dei socialdemocratici kazaki ha raggiunto gli abitanti dei villaggi. È stato guidata attivamente dai primi membri del POSDR, tra i kazaki: Negeman Zaliyev, Adilbek Mankutov, Nurtaz Iralin, oltre che figure chiave dell’intellettualità democratica come Spandiyar Kubeyev, Seitkali Mendeshev, Mukhamedzhan Seralin. Una menzione a parte è da riservare agli eminenti figli del popolo kazako che hanno dato il loro significativo contributo alla vittoria del potere sovietico in Kazakistan e contribuito a stabilire le basi di una società socialista nel nostro paese: Amangeldy Imanov, Alibi Jangildin, Turar Ryskulov, Saken Seifullin, Kanysh Satpayev, Dinmukhamed Kunayev e molti altri.

[D] In seguito alla nascita della Repubblica del Kazakistan, c’è stata la dissoluzione del vecchio PCUS. Per diverso tempo, la presenza comunista nel Paese è stata marginale e solo nell’ultimo decennio, grazie al vostro partito, il Partito Comunista Popolare del Kazakistan, c’è stata una ripresa. Qual è la storia del vostro partito e quali sono le ragioni che oggi vi hanno portato ad avere una presenza nella società e nel parlamento?

[R] Il Partito Comunista è stato formato nel 2004 da membri progressisti del Partito Comunista del Kazakistan, che era dilaniato dalle sue contraddizioni interne. La principale ragione è stata il rifiuto da parte di molti comunisti di applicare l’errato corso opportunista della dirigenza del vecchio partito, che puntava a un rapporto stretto con le forze oligarchiche. È impossibile per dei comunisti tirarsi fuori dalla lotta politica in favore di una manciata di oligarchi. I membri progressisti del partito ritenevano che tale corso fosse disastroso per il partito e quanto è successo dopo lo ha confermato. Il KNPK (Partito Comunista Popolare del Kazakistan), dopo la sua formazione, ha ridato vita al movimento comunista e operaio nel Paese, difendendo senza ambiguità e con costanza i diritti del popolo lavoratore. È stata questa politica coerente a permetterci di ottenere una reale base elettorale di sostenitori e di rafforzare in qualità e quantità le nostre fila.
Oggi il KNPK ha più di 104.000 membri. Dal 2004, il Partito è stato impegnato attivamente in tutte le principali campagne elettorali. Nel 2012, il Partito è riuscito a superare lo sbarramento del 7% e a entrare nella camera bassa del Parlamento e nel 2016, mobilitando tutte le risorse materiali e umane, ha confermato nuovamente il proprio status di partito parlamentare e ha dimostrato che le idee di giustizia, internazionalismo, diritto a un lavoro decente, democrazia e moralità tradizionale hanno un appoggio nella nostra società. Per tre volte rappresentanti del KNPK (nel 2005, 2011 e 2015) hanno preso parte alle elezioni presidenziali, ottenendo il quarto, il terzo e infine il secondo posto. Il nostro elettorato è costituito principalmente da lavoratori dipendenti e specialisti. Rappresentiamo non solo operai e contadini, ma anche lavoratori autonomi, disoccupati, studenti.
Molti di loro oggi sono spinti ai margini dell’economia e diventano esclusi sociali. Questa è una parte significativa della popolazione. Naturalmente, la lotta non è facile. Intere generazioni di kazaki sono ormai cresciute in piena propaganda anticomunista. C’è un’attiva politica d’informazione statale diretta contro l’ideologia comunista, ma non c’è niente di cui meravigliarsi visto il carattere borghese del nostro Stato.

[D] Da quali forze è composta nel vostro Paese la sinistra di classe, a un livello politico e sociale? Come si colloca il vostro Partito in questo quadro?

[R] Date le difficili condizioni socio-economiche nella società kazaka attuale, c’è una comprensibile crescita per le idee di giustizia sociale, di un maggior ruolo dello Stato nella protezione di categorie vulnerabili di cittadini, richiesta di portare ordine nell’ambiente burocratico. Agli occhi della popolazione, il KNPK è giustamente associato con queste ideologie, quindi ci aspettiamo il rafforzamento delle posizioni dei comunisti e la crescita del loro ruolo nella politica kazaka.

Da parte nostra, il Partito e il suo gruppo parlamentare portano costantemente all’attenzione gli urgenti problemi che gravano sulla nostra società e assumono iniziative contro l’adozione di leggi antipopolari. Stiamo lottando con metodi parlamentari per gli interessi della classe lavoratrice e degli ampi settori della popolazione che necessitano di protezione sociale. Non usiamo solo le piazze pubbliche a vari livelli, ma forniamo anche assistenza materiale concreta. Da due anni nelle strutture regionali e urbane del Partito di Astana e Almaty, in aggiunta all’assistenza legale gratuita per i cittadini che ne hanno necessità, abbiamo avviato anche il progetto “Shapagat” il cui principale obiettivo è di fornire supporto materiale ai cittadini socialmente più vulnerabili.

[D] Com’è organizzato attualmente il modello economico kazako? Quali sono attualmente le priorità per lo sviluppo del Paese?

[R] Il Kazakistan è integrato nell’economia globale e tutti i processi che accadono a quel livello si ripercuotono nel nostro Paese e si riflettono nel livello di sviluppo dell’economia interna. Purtroppo, il Kazakistan ancora non riesce a uscire dalla sua dipendenza dalle proprie risorse petrolifere. Fino ad ora, la grande parte del budget statale è costituito dal profitto derivato dalle esportazioni di idrocarburi. Sia noi, l’opposizione parlamentare, che il governo siamo perfettamente consapevoli dei pericoli della dipendenza dalle materie prime. Grandi sforzi vengono fatti per attrarre investitori stranieri e vengono loro fornite le più favorevoli condizioni. Nel programma di modernizzazione del Paese attualmente in corso, viene indicata come priorità un’accelerata modernizzazione tecnologica, con un’enfasi sullo sviluppo di nuove industrie, create con l’utilizzo delle tecnologie digitali, lo sviluppo di settori tradizionali quali l’industria, l’agricoltura, i trasporti, la logistica, ecc., oltre all’industrializzazione con un’enfasi sullo sviluppo di una produzione competitiva per l’esportazione, migliorando il capitale umano. Un problema ben conosciuto in Kazakistan è quello dei prezzi, che da una categoria puramente economica si sono trasformati in una sfera di aperta estorsione. Le regole sono dettate non da leggi di domanda e offerta, ma da azioni opache e decisioni di venditori e fornitori, tra cui principalmente i monopolisti. Il consumatore di fronte a loro è del tutto impotente. Noi lottiamo affinché lo Stato prenda posizione dalla parte del consumatore. Ma il governo non vuole questo, si culla nel mito che il problema dell’inflazione non sia più attuale in Kazakistan ma sia controllato dal governo e dagli istituti finanziari. La realtà è però molto lontana da ciò. Il gruppo parlamentare comunista, costituito da sette deputati, solleva sistematicamente questo problema.

[D] Come valutate l’azione di governo di Nazarbayev?

[R] Il KNPK porta avanti una politica di relazioni costanti e bilanciate con l’attuale regime politico, attuando una politica di opposizione costruttiva, criticando le mancanze e offrendo soluzioni ai problemi della società. Al tempo stesso il Partito cerca di espandere la propria base elettorale affrontando i temi che interessano la classe operaia e i contadini, i disoccupati e i lavoratori autonomi, i giovani, i socialmente vulnerabili. I comunisti stanno lavorando per una diversa prospettiva politica, conducendo un lavoro di agitazione e propaganda e aumentando sistematicamente il numero di militanti e simpatizzanti.

[D] Qual è il vostro punto di vista circa le relazioni tra Kazakistan e Russia?

[R] L’unicità delle relazioni kazako-russe sta nella comune storia secolare dei nostri popoli, segnata nel sangue della Seconda Guerra Mondiale, milioni di fili invisibili di relazioni di amicizia e parentela attraversano i confini dei due Paesi. E, naturalmente, i processi d’integrazione all’interno dell’Unione Economica Eurasiatica e la necessità di sforzi comuni per contrastare le minacce del terrorismo internazionale, che minaccia in egual modo i due Paesi. I nostri Paesi sono naturali alleati geopolitici e tradizionali partner economici. Il Partito Comunista Popolare del Kazakistan appoggia l’integrazione economica e il commercio dei Paesi dell’Unione Economica Eurasiatica, ma insiste nel difendere gli interessi economici e nazionali del Kazakistan in questa associazione interstatale.

[D] Quali sono le condizioni della classe operaia e dei lavoratori nella Repubblica del Kazakistan? Come e attraverso quali sindacati e strutture politiche sono organizzati e quali le loro rivendicazioni?

[R] In Kazakistan, i redditi reali della maggior parte delle famiglie sono in calo e i debiti crescono molto più velocemente dei risparmi. Siamo preoccupati per questa situazione e crediamo che il problema risieda nel sistema di distribuzione. È per questo che siamo un Paese ricco ma con un basso benessere. Siamo convinti che sia necessario apportare cambiamenti al sistema di ridistribuzione della ricchezza, quali tasse aggiuntive sui consumi di lusso, controllo più stretto dei flussi finanziari nei settori a partecipazione pubblica, banche commerciali e movimenti di capitali transfrontalieri. La borghesia del Kazakistan ha creduto di dover dapprincipio risollevare l’economia, aumentare la ricchezza nazionale e solo poi pensare alla distribuzione, ma non ha funzionato. Se il sistema di distribuzione della ricchezza del paese è inefficace, non può aumentare il benessere della popolazione, o almeno così accade per il 97,6% di essa. La popolazione povera implica un mercato di consumo limitato, bassa produttività, attività economica debole, indebitamento, crescita di prestiti “tossici”, proteste e oppressione sociale. Riteniamo che la politica economica debba principalmente focalizzarsi sull’aumento del benessere della maggioranza della popolazione e riconsiderare l’aumento dei redditi reali della popolazione, stimolando la domanda dei consumatori attraverso sussidi governativi al consumatore finale di beni e servizi. In Kazakistan esiste una vasta rete di organizzazioni sindacali, facenti parte della Federazione dei Sindacati del Kazakistan. Il nostro Partito mantiene contatti con i diversi membri della Federazione, indistintamente. Durante lo sciopero dei minatori di Karaganda nel dicembre dello scorso anno, i nostri rappresentanti si sono rapidamente trasferiti sul luogo del conflitto di lavoro, hanno incontrato le famiglie degli scioperanti e hanno immediatamente fornito loro un sostegno materiale.

[D] In tutti i paesi dell’ex Unione Sovietica, assistiamo a una ripresa dei sentimenti nazionalisti che spesso portano alla xenofobia, al razzismo o addirittura apertamente al fascismo. Qual è la situazione in Kazakistan e in che modo queste tendenze vengono contrastate dalle autorità statali e dalle organizzazioni antifasciste e antirazziste, come il vostro Partito?

[R] L’incitamento al conflitto etnico è rigidamente represso dall’attuale legislazione kazaka e ciò è giustificabile in un Paese in cui vivono rappresentanti di oltre 100 nazionalità. Una politica nazionale equilibrata è una delle principali caratteristiche positive del Kazakistan rispetto a molte altre Repubbliche postsovietiche. Il Partito Comunista Popolare del Kazakistan si fonda sulle basi ideologiche dell’internazionalismo e porta avanti questa linea in tutti gli aspetti delle sue attività.

[D] A quanto sembra, il vostro Partito riconosce che l’esperienza sovietica sia definitivamente finita. Inoltre, il Partito guarda con interesse al suo vicino cinese, con il quale avete anche relazioni. Quali aspetti dell’esperienza cinese possono essere utili in Kazakistan e quali sono i rapporti e i contatti internazionali con gli altri partiti comunisti (dall’ex Unione Sovietica ma anche dal resto del mondo) che state intrattenendo?

[R] Trattiamo con obiettività le lezioni del passato e ci sforziamo di prendere tutto ciò che di positivo si trova nell’esperienza sovietica di costruzione del socialismo nell’URSS. Siamo lontani dall’idealizzare l’era sovietica e vediamo con chiarezza gli errori fondamentali commessi dalla direzione del PCUS che hanno portato alla fine e al collasso dell’Unione Sovietica. Un attivista del movimento comunista e operaio internazionale, Antonio Gramsci, ci ha messo in guardia attraverso le sue opere di eccezionale intellettuale marxista. Studiamo attentamente i suoi lavori. I comunisti del Kazakistan prestano grande attenzione al rafforzamento dei legami internazionali con i partiti comunisti di Cina, Russia, Vietnam e Cuba, e coi partiti comunisti e operai asiatici ed europei. Delegazioni dei partiti comunisti di Russia, Cina, Georgia, Cuba e Vietnam hanno preso parte alla conferenza scientifica internazionale sul centenario della grande Rivoluzione d’ottobre nella capitale del Kazakistan nel novembre 2017. Per diversi anni sono state intrattenute relazioni strette ed esclusive tra i comunisti del Kazakistan e il Partito Comunista Cinese. C’è stato uno scambio reciproco tra i due partiti. Dal 25 al 27 gennaio 2018, una delegazione del Partito Comunista Cinese ha visitato il Kazakistan. L’esperienza unica dei comunisti cinesi è interessante per noi. Certo il Kazakistan ha una sua specificità, dovuta a differenze economiche, geografiche e demografiche, ma pensiamo che quanto ci sia di più prezioso nell’esperienza cinese meriti di essere esteso in terra kazaka.