Kazakistan – La posizione del Partito Comunista Unito russo (OKP)

Nell’ambito della nostra raccolta di documenti e informazioni sugli avvenimenti in corso in Kazakistan, pubblichiamo la dichiarazione approvata in proposito dal Praesidium del Comitato Centrale del Partito Comunista Unito russo (OKP).

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All’inizio dell’anno la Repubblica del Kazakistan è stata scossa da una potente esplosione sociale. Le masse sono scese in piazza, spinte alla disperazione dal costante declino del tenore di vita e dalla totale assenza di prospettive di vita. Scontri tra manifestanti e forze di sicurezza fedeli al regime al potere sono scoppiati in molte regioni del Paese. Il 5 gennaio 2022, la capitale del sud, Almaty, è stata di fatto conquistata dai ribelli.

Il malcontento della popolazione, specialmente della classe operaia, si andava accumulando da decenni. Il motivo delle rivolte nella regione di Mangistau è stata la decisione di aumentare in un colpo solo di due o tre volte le tariffe sul gas liquefatto estratto nella regione a partire dal nuovo anno. È proprio lì, nel Kazakistan occidentale, che dieci anni fa il regime ha brutalmente represso uno sciopero dei lavoratori del petrolio. Numerose persone sono state uccise e ferite nelle sparatorie, torturate e condannate a lunghe pene detentive. Alcuni attivisti non sono stati “onorati” nemmeno della giustizia borghese – sono stati “eliminati” ingiustamente dai servizi segreti di Nazarbayev.

Il Kazakistan di oggi si è formato sin dall’inizio come uno Stato che nega in modo radicale le libertà democratiche e la tutela sociale minima dei lavoratori. La potente base industriale, creata da diverse generazioni sovietiche, è stata oggetto di appropriazione da parte dei clan di predoni locali, così come dai grandi capitali transnazionali. La ricchezza nazionale è stata barbaramente saccheggiata, mentre la povertà del popolo lavoratore è peggiorata di anno in anno. Prima o poi, le “riforme” neoliberali progettate per stabilire un regime di arricchimento di pochi a prezzo del degrado e dello sfruttamento spietato della grande maggioranza della popolazione erano destinate a portare la maggioranza alla disperazione totale e alla rivolta. Ecco cosa sta succedendo.

Questo è il fondo degli eventi in corso, non i battibecchi dei clan borghesi e, ancor meno, la “mano di Washington”. Se le varie fazioni di coloro che sono al potere, così come forze esterne, cercano d’incanalare la protesta a favore dei loro interessi privati, questo non è in ogni caso di primaria importanza nel contesto della protesta nazionale dei lavoratori. È possibile che siano i gruppi borghesi a guidare le azioni dei provocatori e dei predoni che s’inseriscono nel movimento popolare a gettare un’ombra sulla lotta del proletariato.

È anche deplorevole notare come la repressione del regime abbia ampiamente minato il potenziale delle strutture organizzative proletarie che sarebbero state capaci di dare alle proteste sociali scoppiate un carattere diretto e coordinato. Questo, a sua volta, comporta il rischio che i lavoratori ottengano, nel migliore dei casi, concessioni temporanee, poco tempo dopo le quali sperimenteranno un nuovo “giro di vite”. In questi giorni decisivi, è più importante che mai concentrarsi su una chiara integrazione dell’agenda politica di classe e sulla rapida formazione di meccanismi per la legittima rappresentanza degli interessi dei lavoratori, a partire direttamente dai comitati dei lavoratori.

Il Partito Comunista Unito sostiene le masse popolari del Kazakistan che si sono sollevate per lottare contro un regime antisociale e antidemocratico, che non è in grado e non vuole offrire al popolo altro che l’aggravarsi della povertà, l’impotenza totale e il calpestamento della sovranità economica e politica.

Vediamo che la “internazionale” capitalista degli stati autoritari post-sovietici non dorme e prende le misure più risolute per salvare il regime fallito. I “peacekeepers” dei paesi dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva sono stati prontamente inviati in Kazakistan. La solidarietà delle dittature borghesi contro le rivolte popolari è evidente.

L’OKP condanna fermamente qualsiasi misura volta a interferire negli affari interni del Kazakistan, specialmente quelle di natura militare. La condanna dei governi dei Paesi borghesi ora impegnati nell’intervento contro il popolo ribelle del Kazakistan è un dovere morale e politico delle forze di sinistra di quei paesi.

L’OKP augura sinceramente al popolo fratello del Kazakistan, alla classe operaia della Repubblica, di mostrare fermezza e resistenza nella lotta – in modo che la crisi, che è giunta al culmine a causa delle azioni criminali antipopolari del regime, possa essere risolta a favore del popolo lavoratore, nell’interesse di coloro le cui mani creano tutta la ricchezza. È necessario ricordare che la radice della soluzione di tutti i problemi sociali sta nel ripristino del potere dei lavoratori, nel ritorno delle fabbriche, degli stabilimenti, delle miniere, della terra alla proprietà pubblica, nella dura giustizia popolare contro tutti coloro che per decenni hanno approfittato dell’oppressione del popolo.

Viva la rinascita socialista del Kazakistan e di tutte le repubbliche dell’ex Unione Sovietica!

Viva la rivoluzione operaia!

Proletari di tutti i paesi, unitevi!

06.01.2022

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