Qual è l’eredità politica di Umberto Bossi, scomparso ore fa dopo il lungo oblio cui l’aveva condannato la Lega di Salvini, impegnata a garantirsi nuovi spazi di parassitismo ai danni degli italiani seppellendo la memoria degli scandali passati?

Eccone un riassunto:

1. Etnonazionalismo e secessionismo, inoculati nella nostra società come un veleno approfittando di contraddizioni irrisolte dai tempi dell’unità nazionale, ci hanno divisi e resi facile preda per gli interessi dei grandi capitalisti nazionali ed esteri;

2. Il razzismo, prima contro i meridionali e poi contro i migranti, ha offerto un facile capro espiatorio per sfogare le paure delle fasce più deboli della società di fronte allo stupro neoliberista delle loro condizioni di vita, incanalandole nella più distruttiva guerra tra poveri;

3. La xenofobia, normalizzata nel dibattito politico quotidiano, ha lordato la coscienza di tutta la nazione delle conseguenze letali della demonizzazione e persecuzione sistematica dei migranti, che ha avuto nella legge Bossi-Fini uno snodo fondamentale.

Tutto questo è stato fatto, metodicamente e consapevolmente, al servizio della svendita del nostro Paese agli speculatori, italiani ed esteri, e alle clientele e cricche di potere che ancora s’ingrassano sottraendoci, giorno dopo giorno, futuro, dignità e diritti.

I 49 milioni rubati allo Stato, i diamanti sporchi di Belsito, le lauree comprate a spese nostre in Albania al figlio scemo, sono state l’inevitabile, squallido corollario di un progetto politico ordito e sviluppato ai danni dell’Italia intera, alimentando e sfruttando ad arte l’ignoranza, l’odio, la grettezza.

Di fronte alle spoglie del defunto, come da copione, molti si stracciano le vesti. Politicanti e pennivendoli riverniciati di ogni colore si affannano a profondere lacrime di cordoglio e nostalgia.

Ma noi non dimentichiamo il male che ci è stato fatto.