«Femminismo è Rivoluzione» alla Statale di Milano: un resoconto dell’incontro

di Giulia Belliardo

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Venerdì 13 marzo, in occasione della giornata Internazionale della donna si è tenuta, presso l’Università Statale di Milano, la conferenza «Femminismo è Rivoluzione», organizzata dai Giovani Comunisti di Milano (organizzazione giovanile di Rifondazione Comunista), un collettivo coeso, preparato, presente sul territorio, che milita attivamente e che promuove iniziative di formazione e di preparazione sia all’interno delle forze comuniste, sia all’esterno, rivolte a studenti della facoltà.

All’incontro hanno partecipato Rosa Schiano (attivista del movimento di solidarietà con la Palestina), Tecla Faranda (avvocata), Lorena Mavárez (Console della Repubblica Bolivariana del Venezuela) ed Anabel García Saucedo (segretaria generale della unione delle Gioventù Comuniste di Spagna).

Ovviamente, il tema centrale dell’iniziativa è stato il Femminismo, all’interno della lotta di classe, poiché le donne sono doppiamente oppresse: dalla discriminazione di genere e dalla violenza classista del capitalismo. Nessuna rivoluzione, nessun miglioramento del genere umano potrà mai avverarsi senza la partecipazione delle donne. Il sessismo, come il razzismo ed ogni altra discriminazione, è funzionale al Capitalismo poiché crea divisione,odio e garantisce il mantenimento di una società separata in classi, consentendo agli sfruttatori di continuare a sfruttare, mentre la massa divisa continuerà a “puntare il dito” contro la donna o l’immigrato, invece che contro il Capitale.

Lorena Mavárez ha illustrato come la questione di genere sia stata affrontata ed abbia ottenuto conquiste sostanziali in Venezuela con Hugo Rafael Chávez Frías. Nel suo intervento ha ribadito come Chávez stesso si definisse femminista individuando la necessità di estirpare la violenza e l’oppressione da parte del capitalismo e del patriarcato sulle donne. Cosa è cambiato con di governo di Chávez? La lotta per l’uguaglianza prima era solo ad appannaggio di una élite di donne borghesi, mentre adesso vi è una politica di massa contro la discriminazione delle donne. Il presidente del Venezuela ha sempre affermato che le donne sono le avanguardie in questa rivoluzione. Un dato che rivela come le donne, dal ’98 ad adesso, siano diventate protagoniste della società è la loro presenza negli organi decisionali: tre poteri dello stato su cinque sono presieduti da donne. Inoltre è donna: il 60 per cento dei membri dei consigli comunali – ovvero gli organismi popolari di autogoverno – e il 70 per cento del personale nelle nuove istituzioni create per garantire l’istruzione a coloro che ne erano stati da sempre privati. Il governo di Chávez ha creato dei programmi sociali come la Missione “Madres del barrio”. Con quest’iniziativa le donne con dei figli a carico e in situazione di necessità economica ricevono dallo stato uno stipendio mensile al di sotto del salario minimo, a condizione che studino o intraprendano un’attività commerciale. Le donne che partecipano al programma sono attualmente centomila in tutto il paese. La Console Mavárez afferma con risolutezza che la nuova Costituzione è superiore alla precedente, perché è la chiave per garantire i diritti della donna e i diritti delle popolazioni indigene.

Rosa Schiano ha ribadito come la donna palestinese sia doppiamente vittima, poiché come gli uomini ha difficoltà a trovare occupazione (infatti, la Palestina ha insieme il più alto tasso di donne laureate e il più basso di donne lavoratrici non in nero, malgrado il tasso di alfabetizzazione sia altissimo: sfiora il 100% nei paesi del Golfo, in Palestina, Tunisia, Giordania e Siria) ed è vittima della società che le vieta ogni diritto come quello all’acqua o all’energia elettrica. In particolare nella striscia di Gaza, le donne ricoprono un ruolo fondamentale nella famiglia e nella società poiché, con l’arresto o l’uccisione dei propri mariti o dei propri figli, rimangono loro i pilastri della società palestinese.

Tecla Faranda ha illustrato la questione di genere nell’ordinamento italiano dal punto di vista del diritto, ovvero l’inefficacia delle quote rosa, i problemi connessi alla richiesta di maternità della lavoratrice, all’obbligo di firmare lettere in bianco al momento dell’assunzione in previsione di una possibile maternità. Ha affrontato il tema, purtroppo attualissimo, del femminicidio come conclusione di un processo di progressiva umiliazione e soppressione dell’identità femminile, che sfocia nell’omicidio.

Anabel García Saucedo ha sottolineato come la discriminazione di genere sia un prodotto del capitalismo, analizzando come il patriarcato, seppur antecedente alla società capitalista, sia stato adattato e reso funzionale al capitale accrescendo la separazione fra classi e l’odio fra gli uomini. Inoltre, ha riportato come in Spagna, un sondaggio rivela che un giovane su tre ritiene opportuno e giustificabile controllare la vita della propria ragazza,decidere per lei se studiare o lavorare. In seguito alla proposta di legge sull’aborto, grazie alla mobilitazione del movimento femminista spagnolo, si è riusciti a bloccare, seppur parzialmente, questa proposta medievale. Ma la legge continua a disporre che la minore di 18 anni ha bisogno del permesso paterno per decidere d’interrompere la gravidanza, situazione ampiamente contraddittoria e intollerabile, dato che una ragazza di 16 anni in Spagna può decidere se andare a lavorare o continuare gli studi mentre non le è concesso decidere del proprio corpo.

È stato realmente un incontro di grande livello, merito della preparazione e dell’esperienza di vita delle persone che sono intervenute nel dibattito e della capacità del collettivo dei Giovani Comunisti di Milano di mettere insieme quattro realtà del piano internazionale, ottenendo un confronto. Dimostrando come nei paesi occidentali,dopo le rivendicazioni del movimento femminista negli anni ’70, la donna stia subendo un forte regresso, dovuto alla mancanza di consapevolezza della propria condizione, all’assenza di coscienza di classe . A differenza del Venezuela in cui la condizione femminile e la condizione sociale progrediscono, grazie alla lotta e alle rivendicazioni di diritti.

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