Renzi e la scuola diseguale

di Andrea Salutari

Buona scuola“La scuola dava peso a chi non ne aveva, faceva uguaglianza. Non aboliva la miseria, però tra le sue mura permetteva il pari. Il dispari cominciava fuori.” (Erri De Luca)

Il DDL “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti” è stato presentato alla Camera il 27/03/2015 dai Ministri Giannini, Madia e Padoan. Invito tutti alla lettura che è doppiamente utile: sia per capire l’ennesimo atto disgregante attuato contro la scuola pubblica, sia per osservare attentamente l’agire cinico e autodistruttivo di questo governo. Un governo che con abile comunicazione vorrebbe trasformare le vittime in sabotatori del sistema “buona scuola”. Ma noi, cittadini attenti, che amiamo il ruolo formativo della scuola e sappiamo che essa è il perno del futuro, tutto, della nostra nazione, non staremo inermi. Nè oggi, nè il 5 maggio, nè nell’avvenire. Non è solo una battaglia di civiltà, culturale. E’ una lotta di vita che vuole salvaguardare il proprio passato per vitalizzare la speranza del domani.

Tenterò di sintetizzare i punti più caratterizzanti:
L’organico sarà completamente gestito dai Dirigenti scolastici, anche per le supplenze di pochi giorni; saranno loro a scegliere i docenti tramite l’ istituzione di Albi regionali, divisi in liste provinciali e subprovinciali da cui i Dirigenti potranno attingere per l’assunzione dei docenti.
Il Dirigente potrà proporre ai docenti un incarico in base al curriculum. I presidi potranno, cioè, scegliere la propria “squadra di lavoro” individuando i nuovi docenti che ritengono più adatti all’interno di appositi albi territoriali, i docenti potranno entrare soltanto negli albi e non chiedere una scuola specifica.
Gli scatti di anzianità saranno distribuiti dal Dirigente sulla base di specifici criteri che vanno dal rendimento degli alunni, innovazione della metodologia didattica, miglioramento complessivo della scuola, qualità dell’insegnamento. Le supplenze brevi, fino a 10 giorni, saranno gestite dall’organico funzionale (cioè dall’insieme dei docenti che lavorano in una certa scuola, che oltre al loro orario faranno ore in più per supplire il docente assente).

La Buona scuola non risolve il problema del precariato scolastico, lasciando fuori dal piano di assunzioni moltissimi insegnanti abilitati, accresce inoltre a dismisura il potere dato ai Dirigenti scolastici, portando la scuola statale sempre più verso un processo di privatizzazione. I Dirigenti potranno liberamente scegliere chi ritengono più opportuno tramite un ambiguo sistema di valutazione, gli insegnanti saranno valutati in base al “merito”, per ora ancora sconosciuto nei dettagli. Sindacati e insegnanti sono concordi nell’affermare che la mobilitazione non si fermerà se le cose non cambieranno.

Sette anni e più son passati dall’ultimo sciopero unitario. Solo il “governo amico” del PD, finora, è riuscito a fare, nelle intenzioni, peggio della Gelmini, del governo Berlusconi e del maestro unico: era il 30 ottobre del 2008. Sono passati anni, ma la fase regressiva, del paese come della scuola, non si è fermata. Tutt’altro, si è accelerata. Il governo Renzi ha riempito il DDL di pagine, con tante parole e finte promesse, ma non è riuscito nel suo intento. E’ ben smascherato il suo piano: la distruzione della scuola in un nuovo atto.
Una scuola già frammentata: tra docenti di ruolo e i precari eternamente sotto ricatto. E sarebbe necessario aprire un infinito capitolo sui servizi, di poche manciate di ore, gestiti dalle cooperative: pensiamo ai servizi di pre/post scuola, imprese di pulizie e simili. In una frammentazione già alta, si fa l’impensabile. Si peggiora.
Aumentati i salari personalizzati, dove bisognerà lottare  per essere i “fortunati” che riceveranno un aumento di stipendio.
La scuola del governo Renzi che prende il peggio del modello Marchionne. Facile intuire chi saranno i “premiati”, i più docili, i più servili, quelli che non si sottometteranno o, magari, chi avrà affinità politiche o personali. Instaurare la paura negli insegnanti a chi potrà giovare? Sicuramente non agli studenti, non alla scuola, non alla nostra società, presente e futura.
Da Berlinguer alla Moratti, dalla Gelmini a Fioroni, fino ai giorni nostri. Tassello dopo tassello, ce la stanno portando via.
Continueremo a vedere classi sovraffollate, con soffiti pericolanti o vivere con il pericolo amianto?
Saremo costretti ad avere insegnanti intimoriti e sotto continuo ricatto, che invece di tirar fuori il meglio dagli studenti indottrineranno in base alle ordinanze del dirigente di turno?

La scuola dovrebbe essere lo strumento principale per colmare le diseguaglianze, invece ancora una volta si favoriscono le scuole private, e ancor peggio, si tenta di trasformare la scuola in un’azienda, e lo studente in pura merce.
Mai più insegnanti marionette, ma vivi e pieni di entusiasmo per il loro lavoro.
Mai più studenti indottrinati, ma liberi di formarsi imparando a far funzionare la propria testa

Renzi dice che:”Piazza o non piazza le cose cambieranno” e noi rispondiamo: lo vedremo.

Le mobilitazioni dei prossimi giorni:
Venerdì 24/4/2015: sciopero indetto da ANIEF, USB, UNICOBAS. Le motivazioni della protesta sono ad ampio raggio: si va dai docenti e Ata (cioè il personale amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola) sottopagati e tappa-buchi alla mancata assunzione di tutti i supplenti, perché il piano di assunzioni non risolve il problema del precariato, dalla necessità di recuperare i 250mila posti di lavoro tagliati negli ultimi anni alla minaccia sempre più seria nei confronti del diritto allo studio, che nelle intenzioni di chi ci governa va affidato ormai all’illegittimo contributo “in”volontario delle famiglie o agli interventi interessati dei privati, mentre i finanziamenti statali per la scuola pubblica sono tra i più bassi d’Europa. I dipendenti dicono no anche alle prospettive di mancato sblocco degli scatti stipendiali, di attribuzione al Dirigente scolastico del potere di nomina, di trasferimento e di aumenti stipendiali del personale.

Martedì 5/05/2015: Sciopero unitario generale che sarà soltanto la prima tappa di una battaglia che proseguirà, fino ad arrivare, se necessario, allo sciopero degli scrutini per protestare contro la riforma del Governo, ma anche contro il mancato rinnovo del contratto fermo da 7 anni, con retribuzioni che stanno trasformando gli insegnanti italiani da ceto medio a Quarto Stato, calpestandone la dignità umana e professionale. No all’assunzione diretta da parte del Dirigente scolastico.

Per la difesa dell’apprendimento, per la dignità del lavoro, per la salvaguardia del nostro futuro: Ci difenderemo. Resisteremo.

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