Milano: l’odio e la beffa

di Andrea Giubbi

Milano, Primo Maggio. Se dovessi scrivere una lettera ad amici e parenti nel Sud, non saprei bene come raccontare e da quale pezzo partire per ricostruire il quadro di quanto accaduto dal 1° maggio in qua. Col timore non già di non essere creduto, ma di dover partire sulla difensiva, di dover rispondere a domande pressanti su chi, dove, come e perché.

Non c’è stato bisogno di produrre una macchina svelatamente respressiva, da parte del Governo: è bastato permettere che le frange meno inquadrate della protesta dessero libero sfogo ai propri istinti, e che un giornalismo irresponsabile ma allineato desse in pasto all’opinione pubblica l’ingenuità e il disorientamento dei giovani. Ogni pezzo del puzzle coincide con precisione per gettare discredito su tutto il movimento NoExpo.

Partiti extraparlamentari e sindacati pensavano di sfilare per le vie della città durante la Festa dei Lavoratori. Niente di tutto ciò. Si sono ritrovati a far parte della festa di qualcun altro: del cosiddetto May-Parade, polarizzato sulla signora del balcone che incita le forze dell’ordine a sparare in fronte ai “devastatori”, da una parte, e dall’altra su Mattia Sangermano, il ragazzo incappucciato che inconsapevolmente ha recitato il ruolo decisivo per la riuscita del loro apparato di propaganda, quello di scemo del villaggio, in modo da poter spogliare la protesta di ogni dignità senza fare alcuno sforzo. Ed è così che le dichiarazioni e il volto del giovane diventano materiale prezioso per far ridere il popolo dei social network, umiliando lui e tutto il movimento di protesta, deviato dalla Festa del Lavoro alla Fiera del Grottesco.

Pensavamo fosse tutto qua. E invece arriva il nostro amato sindaco che chiude felicemente la parata del Primo Maggio con la “mobilitazione civica” in soccorso della città ferita: l’ultimo spezzone di questo interminabile corteo. In questa occasione i cittadini hanno potuto scattare foto ricordo con guanti e spugnette per il profilo di Facebook, e sputare rabbia ad ogni intervista contro i manifestanti di ogni schiatta, senza alcuna distinzione. E qui è il nostro orgoglio ad essere ferito, l’orgoglio d’una militanza seria e quotidiana; la denuncia del giro d’affari mafioso su cui hanno edificato EXPO e che grazie ad EXPO si rinforzerà, del lavoro gratuito, delle morti bianche, come quella di Klodian Elezi, 21 anni, morto cadendo da un ponteggio durante i frettolosi lavori in vista dell’inaugurazione; la testimonianza della via possibile del socialismo.

Questa, furiosa e sempre più intollerante, è la cittadinanza fatta a immagine e somiglianza del Presidente dei Consiglio, il quale taccia di squadrismo gli insegnanti che osano contestarlo, e che sguinzaglia i celerini alla Festa dell’Unità – sic – di Bologna, contro quei manifestanti su cui il suo apparato mediatico e retorico, che si esercita costantemente con la complicità dell’ignavia dei TG nazionali, non ha sortito effetto.

È nostro preciso dovere di comunisti ricomporre la disgregazione sociale che la classe padronale vuole convincerci essere definitivamente insanabile, e che gli epigoni dei salotti televisivi e delle colonne sui quotidiani contribuiscono a rendere sempre più minuta, facendo terra bruciata intorno alla nostra attività con l’effetto combinato di Black Bloc e milanesi benpensanti, da una parte, e dall’altra col ridicolo di cui vogliono dipingerci utilizzando la vulnerabilità di un Sangermano, che noi non siamo ancora riusciti ad intercettare e valorizzare.

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