Esercitazioni Nato: la Sardegna si ribella all’occupazione

di Maria Teresa Parisi

manifesto_3-novembre-teulada_contro-la-trident-juncture_ING-486x687Mentre assistiamo ai festeggiamenti per la chiusura di Expo da parte del Governo, la Sardegna, e non solo, dall’1/10 al 6/11, è luogo di quella che è stata definita la più grande esercitazione dell’Alleanza Atlantica dalla fine della guerra fredda ad oggi (Trident Juncture 2015).

Il tridente della NATO piomba sul nostro Paese con una brutalità estrema, permettendo l’utilizzo di missili all’amianto, al torio, all’uranio (munizionamento standard di Usa, Francia, Israele e altri Paesi partecipanti) e la miriade di veleni bellici, piombo, mercurio, fosforo, tnt, rdx, octol, criolite, difenilammina, etilcentralite, e altri.

La Sardegna è considerata da sempre crocevia strategico dal punto di vista militare per la posizione che occupa nel Mediterraneo; quello che è avvenuto in quest’isola dagli anni ’50 in poi è stata una vera e propria occupazione della regione tra basi NATO e USA.

Qualche dato è necessario citarlo per far capire la drammaticità della situazione: 35 mila ettari di territorio sardo si trovano sotto vincolo di servitù militare; per le esercitazioni viene interdetto alla navigazione, alla pesca e alla sosta, uno specchio di mare di oltre 20 mila chilometri quadrati, una superficie quasi pari all’estensione dell’intera Sardegna; sono presenti sull’isola poligoni missilistici (Perdasdefogu), per esercitazioni a fuoco (Capo Teulada), poligoni per esercitazioni aeree (Capo Frasca), aeroporti militari (Decimomannu) e depositi di carburanti (nel cuore di Cagliari) alimentati da una condotta che attraversa la città, oltre a numerose caserme e sedi di comandi militari (di Esercito, Aeronautica e Marina). Si tratta di strutture e infrastrutture al servizio delle forze armate italiane o della Nato.
Il poligono del Salto di Quirra-Perdasdefogu (nella Sardegna orientale) di 12.700 ettari e il poligono di Teulada di 7.200 ettari sono i primi due poligoni italiani per estensione, mentre il poligono Nato di Capo Frasca (costa occidentale) ne occupa oltre 1.400. A questo vanno aggiunte le basi USA di S.Stefano a La Maddalena. La lettura di questi dati porta inevitabilmente a riflettere sulla perdita della sovranità nazionale, sull’occupazione militare di un territorio e su tutte le conseguenze a ciò connesse. L’adesione dell’Italia alla NATO avvenuta nel 1949 ha comportato il progressivo aumento della militarizzazione del nostro paese a scapito della sovranità nazionale, raggiungendo il suo culmine con l’entrata nella Comunità Europea.

Da allora, la Sardegna in particolar modo, è vittima degli abusi legalizzati proprio dall’appartenere a tale alleanza; il territorio si è trasformato nel set di un film di guerra senza fine, le esercitazioni belliche violentano senza alcun freno la regione, il suo paesaggio, la sua popolazione. Offrire la “sperimentazione di guerra” come una soluzione alla disoccupazione costituisce una pugnalata, far credere che ciò che in realtà ti uccide ti tenga materialmente in vita è il più grande tradimento nei confronti di un essere umano. Questo accade quando uno Stato rinuncia alla tutela del bene primario dei suoi cittadini, quelle è la salute, a vantaggio di un interesse economico. I sardi sanno bene cosa significa, basti pensare a quanto è emerso riguardo alle emissioni provenienti dalle esercitazioni nei poligoni; caso principe è quello di Salto de Quirra, il poligono più importante a livello europeo per la sperimentazione delle armi belliche: è qui che dal 1956 l’esercito italiano e svariate aziende private collaudano strumenti di distruzione da mettere al servizio dell’imperialismo mondiale. È nel 2011 che viene aperta un’inchiesta sui frequenti casi di linfomi, leucemie e patologie tumorali verificatisi tra coloro che lavoravano nelle basi, gli abitanti dei paesi limitrofi e i pastori proprietari gli allevamenti nell’area del poligono. Le indagini portano ad affermare la fondatezza della “sindrome di Quirra”; è lo stesso PM di Lanusei, D. Fiordalisi, a rendere noto l’utilizzo di sostanze radioattive i cui effetti si vedranno nel lungo periodo, l’utilizzo del Missile Milan nelle versioni fabbricate prima del 1999 conteneva queste sostanze nel sistema di guida; ancora arrivano specificazioni sul famoso problema dei “Brillamenti”, considerati inizialmente solo come una forma di esercitazione di artificieri (test esplosivi), rivelatisi invece smaltimenti di rifiuti militari pericolosi; a questo si aggiunge l’inquinamento chimico dovuto al tungsteno, al cromo e ad altre sostanze cancerogene; pascoli contaminati, sostanze filtrate dai terreni e finite nelle acque che hanno avvelenato esseri umani portandoli alla morte.

Ieri la popolazione ha ribadito la contrarietà all’esercitazione Trident Juncture 2015 con una protesta a Capo Teulada. La Sardegna non è fatta di servi. Il servilismo è ciò che contraddistingue invece il nostro governo, autore in Italia e complice fuori da essa. Assoggettato all’Unione Europea, distruttore dello stato sociale, carnefice al fianco delle potenze imperialiste, allineato nella sopraffazione da parte del più forte. Pretendiamo un Paese che stia fuori dal Patto Atlantico, un paese sovrano, un paese che non viva nel ricatto delle basi NATO e statunitensi.

Buttiamo a mare le basi americane
cessiamo di fare da spalla agli assassini
giriamo una pagina lunga di vent’anni (!)
andiamo a guadagnare la nostra libertà

***

Fonti:

http://www.regione.sardegna.it/

http://www.disarmiamoli.org

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/06/20/sindrome-quirra/199960/

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