TAV: alle Ramats inizia a scarseggiare l’acqua

di Alessandro Strano

12211080_10205579228263417_159066841_oOrmai più di venticinque anni fa, la costruzione dei viadotti dell’autostrada Torino-Bardonecchia metteva in serio pericolo la sopravvivenza del sito neolitico della Maddalena di Chiomonte – salvato grazie alla mobilitazione di alcuni chiomontini e all’interessamento del gruppo archeologico di Pinerolo –, riempiva di piombo cancerogeno il vino prodotto in loco e tagliava le sorgenti d’acqua del Cels di Exilles. I successivi lavori per le condutture della centrale AEM per attingere l’acqua da Pont Ventoux, conclusisi ormai da due lustri, avrebbero poi tagliato le sorgenti di una buona porzione del resto del versante orografico sinistro della Valle, lasciando senz’acqua anche Salbertrand: emblematico è il caso della fontana sita lungo la strada statale 24, poco prima dell’ingresso nel paese di Salbertrand, da cui zampillava acqua calda e di cui ora permane solo un fatiscente scheletro e il triste ricordo impolverato nelle menti di pochi.
Il film già visto di questo dramma si ripete. Oggi, con una porzione del proprio territorio militarizzata dall’esercito di occupazione per il cantiere TAV e orfana dell’area archeologica neolitica della Maddalena e dell’attiguo museo (non è dato sapere dove i reperti siano stati trasferiti!) in quanto dislocati all’interno dell’area del cantiere, la comunità di Chiomonte si accinge a dover subire una ulteriore privazione, a dover pagare un ulteriore tanto amaro quanto elevato pedaggio dopo essere stata svenduta dalle proprie Amministrazioni comunali: presso le Ramats, la frazione di Chiomonte che sorge proprio sul versante di montagna all’interno del quale si svolgono gli scavi, inizia a scarseggiare l’acqua. Nei giorni passati la comunità delle Ramats si è vista costretta a chiudere le fontane delle sue borgate di Sant’Antonio e di San Giuseppe, a causa del limitatissimo gettito d’acqua. Nessuna presa di posizione, nessuna difesa del proprio territorio e della propria cittadinanza è giunta dall’Amministrazione comunale che è completamente assente, mentre l’associazione dei commercianti Imprend’oc continua a sbandierare le ricadute positive (!!!) delle millantate compensazioni in cambio della realizzazione dell’opera. Ma noi ben sappiamo che non vi è compensazione che regga di fronte al taglio delle sorgenti d’acqua, alla distruzione di un celebre sito archeologico, alla umiliante militarizzazione ed allo scempio generalizzato del territorio, tutti fattori che non possono che portare alla morte la già agonizzante Chiomonte.
La resistenza e la lotta dei chiomontini e dei cittadini tutti della Valle della Dora Riparia contro lo stupro e la distruzione del loro territorio, perpetrata dalla spasmodica accumulazione del profitto del capitale e dal colonialismo dell’esercito di occupazione di stanza a Chiomonte, è anche la nostra lotta, la lotta che Fronte Popolare sosterrà a Chiomonte, in Valle e ovunque altrove si renderà necessario sotto la giurisdizione della Repubblica italiana contro le grandi opere, contro la mafia e lo spreco di denaro da destinarsi invece a sanità, istruzione e lavoro, contro il sistema di produzione capitalistico che genera questo scempio e per la liberazione e la piena valorizzazione del territorio senza più sfruttamento. E a chi, per farci accettare una siffatta distruzione organizzata del territorio, continua a ripetere il mantra “ce lo chiede l’Europa”, rispondiamo che il futuro delle nostre comunità alpine e il futuro dell’umanità tutta ci chiedono di continuare la resistenza ed intensificare la lotta.

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