Torino 22/02: no alla scuola per i padroni

22 toLunedì 22 febbraio, a partire dalle ore 15,30 fino alle 17 circa, davanti alla sede Rai di via Verdi, studenti ed insegnanti si sono mobilitati in presidio contro l’alternanza scuola lavoro che, introdotta con la controriforma renziana della scuola, legalizza lo sfruttamento degli studenti delle scuole superiori. Questo nutrito presidio, cui come sezione torinese di Fronte Popolare abbiamo preso parte, è stato indetto in occasione di un congresso promosso dall’Unione Industriale di Torino e dall’Ufficio Scolastico Regionale, a cui ha partecipato anche l’attuale presidente Iren nonché ex ministro dell’Istruzione Profumo.

Dal suddetto congresso, caratterizzatosi per l’incensamento dei risvolti positivi – solo per gli industriali! – della cosiddetta “buona scuola”, è scaturito un protocollo di intesa volto a promuovere la collaborazione tra scuole e imprese al fine di meglio coordinare l’alternanza scuola-lavoro. Detto in altre parole, ciò permetterà a Confindustria di entrare nelle scuole pubbliche mascherando tale ingerenza con la tanto propagandata presunta ricaduta positiva sullo studente, attraverso la fucina del lavoro precario nel solco della totale dequalificazione della scuola pubblica e di qualità.

I risvolti positivi della “buona scuola” per il padronato non finiscono comunque qui. Agli imprenditori che, dietro l’ambiguità del termine “stage”, sfrutteranno gli studenti (non retribuiti!), sottraendo loro indebitamente ore preziose di studio e di formazione, saranno concessi sgravi fiscali da un governo, non espressione della volontà popolare, che si è spinto a stanziare ben 100 milioni di euro al fine di assicurare copertura finanziaria alle imprese coinvolte in questa operazione di sfruttamento giovanile.

La cosa grave è che questo avviene proprio quando si palesa come l’edilizia scolastica faccia acqua da tutte le parti: le strutture scolastiche cadono a pezzi o non sono comunque adeguate alle necessità degli studenti. Per quanto riguarda Torino, per portare un paio di esempi pensiamo al freddo e ai topi dell’istituto Colombatto, alla situazione del Giulio dove funziona una caldaia su tre o, anche più semplicemente, ai ponteggi che da anni cingono il D’Azeglio al fine di evitare la caduta dei calcinacci dai muri della scuola sugli studenti e sui passanti. Non si può negare: il governo Renzi sta con gli industriali ed i poteri forti di cui è espressione e non con gli studenti e le fasce deboli della popolazione.

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