Referendum costituzionale: perché la montagna deve votare NO

Referendum: gli Schuetzen di Trento portano il 'no' al referendum costituzionale sulla cima Marzola Nord , a 1.737 metri di quota. ANSA/UFF STAMPA SCHUETZEN TRENTO ++NO SALES, EDITORIAL USE ONLY++La montagna e, più in generale, le aree rurali tutte sono sempre state le ultime prese in considerazione dalla politica, anche per il semplice fatto che hanno un peso elettorale di gran lunga inferiore rispetto a quello delle città. Eppure il 4 dicembre anche la montagna andrà a votare. Quali conseguenze avrà la controriforma della Costituzione propugnata dal governo Renzi per le aree montane? Al di là del carattere fortemente regressivo ed eversivo della controriforma, comporterà essa un miglioramento o un peggioramento nello specifico caso di queste aree, sempre considerate di importanza marginale?

Il nodo della questione sta nel fatto che la controriforma della Costituzione sancisce definitivamente la cancellazione delle province. Già nel 2011, 14 province (essenzialmente quelle più popolose e con le città più rilevanti d’Italia ossia, in ordine di numero di abitanti, Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Bari, Catania, Firenze, Bologna, Genova, Venezia, Messina, Reggio Calabria e Cagliari) erano state sostituite da un nuovo ente: la città metropolitana. Dal momento in cui le province sono state eliminate e le città metropolitane istituite, vi sono dunque territori in cui vi è un ente intermedio tra comune e regione e altri territori in cui tale ente intermedio non sussiste: un bel ceffone al principio secondo il quale tutti i cittadini hanno pari diritti ed eguale dignità. Si sono infatti così generati territori di serie A (quelli con la città metropolitana) e territori, meno importanti e considerati marginalmente, di serie B (quelli che non hanno città metropolitana).

Dal momento che però le competenze delle vecchie province (essenzialmente l’edilizia per le scuole secondarie e la viabilità provinciale) a qualche ente devono pur essere affidate, per i territori rimasti scoperti da ente intermedio tra comune e provincia la controriforma della Costituzione promossa dal governo Renzi prevede in modo molto nebuloso la costituzione degli enti di area vasta, le disposizioni in materia dei quali saranno non di competenza centrale ma di ogni singola regione (ciò significa che verranno dunque definite con criteri differenti a seconda di ogni singola regione!).

A riprova della vergognosa bassa considerazione che la montagna e le aree rurali generano nella classe politica e, nello specifico, in quella precisa classe politica che ha prodotto la controriforma della Costituzione, giova considerare che nel nuovo testo della Costituzione previsto dalla controriforma mentre l’ente città metropolitana è trattato tra gli enti in cui si articola lo Stato (insieme dunque a comuni e regioni), le aree vaste sono trattate nelle disposizioni finali (!!!). Nuovamente la montagna è relegata vergognosamente all’ultimo posto, nuovamente un trattamento diverso se si tratta di area ricca (città) o area depressa (zone rurali), nuovamente l’accentuazione della divaricazione tra città e campagna, tra zone di serie A e zone di serie B. Le differenze di trattamento che già esistono nei fatti tra città e montagna vengono sancite de iure.

Se da un lato è completamente antidemocratica la creazione di enti intermedi con diversa importanza (tutti gli enti intermedi, a dispetto del numero di abitanti e a dispetto del peso economico che hanno devono invece avere pari dignità), è altrettanto antidemocratico il funzionamento delle città metropolitana che si traduce in dittatura del capoluogo sul suo circondario. Sulle province si possono avere tutte le ragioni da eccepire che si vogliono. Eppure esse erano rette da un consiglio provinciale eletto dai cittadini e da un presidente ed una giunta emanazione di quel consiglio provinciale e del voto popolare: un meccanismo almeno formalmente democratico. Ora neppure più questo: a presiedere la città metropolitana è di diritto il sindaco del comune capoluogo (e dove sta scritto che il sindaco di Torino deve avere più peso del sindaco di Chiomonte, di Luserna San Giovanni o di Strambino?) e il consiglio della città metropolitana non è eletto democraticamente dal popolo bensì dai consiglieri comunali. E sul peso che i consiglieri comunali dei piccoli comuni hanno in un siffatto meccanismo è indicativo fare riferimento alle recenti elezioni per il consiglio della città metropolitana di Torino tenutesi questo autunno: gli eletti sono tutti di Torino e cintura. Nuovamente si assiste alla divaricazione tra territori di serie A e territori di serie B.

Da questa controriforma la montagna e le aree rurali non hanno nulla da guadagnare. Alla faccia della tanto ventilata semplificazione che essa porterebbe al sistema, tale controriforma arrecherebbe solo maggiore confusione nella normativa anche per quanto riguarda la montagna e le aree rurali. Eliminerebbe altresì qualsiasi possibilità delle popolazioni montane di partecipare alla vita democratica del paese, rendendo impossibile a queste di poter far sentire la propria voce e accentuando la spaccatura, sempre meno sanabile, tra esse e le zone cittadine.

Gente di montagna, il 4 dicembre vai a votare, vota NO per poter ancora far sentire la tua voce, vota NO per non essere posta su un piano inferiore rispetto alla città!

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