Il nostro dolore per la scomparsa di Luigi Pestalozza: la morte non abbaglia gli occhi dei partigiani

musica-classica-spazio-tadini-luigi-pestalozzaLuigi Pestalozza si è spento oggi all’età di ottantanove anni. È stato per molti di noi un maestro, un amico, ma soprattutto un compagno. A questa parola, “compagno”, Luigi dava tutto il significato di fratellanza, umanità, dignità nuova che le appartiene; ne aveva un rispetto profondo, coltivato in tutta una vita spesa per i nostri ideali, e la usava con l’accurata premura con cui si fa uso di qualcosa d’inestimabile e meraviglioso.

Lo abbiamo conosciuto bene. Avevamo per lui un immenso affetto e un’ammirazione non di maniera. Perché era un partigiano, un intellettuale, un comunista consapevole e orgoglioso. E perché si appassionava alle vicende di noi, compagne e compagni più giovani, con la vivacità e la simpatia di chi trae motivo di rinnovata fiducia nel futuro nel vedere i propri ideali di sempre prendere forze nuove, continuare a vivere e a contendere l’avvenire alla barbarie.

Ci ha insegnato molto, Luigi. Con i racconti della sua militanza nella Resistenza milanese, il ricordo commosso che coltivava dei compagni caduti, con le sue esperienze africane negli anni delle rivoluzioni anticoloniali e che teneva a trasmetterci perché ne facessimo tesoro, con il suo appassionato e inesausto lavoro di storico della musica e d’intellettuale della musica nuova, che era orgoglioso di avere contribuito a porre in connessione organica con la battaglia egemonica del comunismo italiano.

Le conversazioni con Luigi erano un’esperienza che travalicava le dimensioni dello spazio e del tempo. Luigi odiava la cronologia e metteva costantemente in discussione ogni forma di ordine costituito. Con la sua sintassi complessa e ridondante spaziava dal deserto somalo ai ricordi personali e musicali su Luigi Nono, dalla sua disistima per certi protagonisti intellettuali della deriva post-moderna della sinistra italiana al suo disgusto per il tradimento consumato da certi dirigenti politici, dal ricordo sempre presente di Michi, l’ amatissima compagna di una vita scomparsa nel 2012, agli aneddoti personali più incredibili sui grandi del Novecento.

Luigi era un intellettuale marxista vero, dall’approccio profondamente dialettico, dall’intelligenza feconda d’intuizioni e ricchissima di stimoli. Ha preso per mano molti di noi e ci ha condotti a una comprensione nuova dei compiti nostri. Ci ha insegnato tanto, con la semplicità e l’umiltà raggiunte attingendo alle qualità migliori del suo carattere per fare del suo comunismo un’esperienza autenticamente umana e vissuta in modo integrale.

“Siamo compagni e questo dice tutto”, ci ripeteva di tanto in tanto, sorridendo sotto i suoi eterni baffi color della cenere. E con la tenerezza rivoluzionaria di questo e tanti e tanti ricordi celebriamo oggi la sua vita nella stessa misura in cui piangiamo la sua scomparsa.

Un poeta ha scritto che la morte non abbaglia gli occhi dei partigiani. La limpida visione del mondo e della necessità di cambiarlo che Luigi ha conservato fino all’ultimo è l’eredità che ci ha lasciato e che onoreremo ogni giorno.

Le compagne e i compagni di Fronte Popolare

Milano, 23 febbraio 2017

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