Primo Congresso di Fronte Popolare: saluto del Laboratorio Comunista Casamatta (Napoli)

Cari compagni di Fronte Popolare,

Apriamo questo documento, innanzitutto, porgendovi i nostri saluti ma sopratutto i nostri migliori auguri per questo passo in avanti della vostra organizzazione. Il fatto che un’organizzazione come la vostra, presente in 3 città, porti avanti questo congresso guardando a una prospettiva di lungo termine, è un esempio importante e lungimirante in un contesto come quello odierno che richiede un passo in avanti complessivo di tutti quei compagni che aspirano a trasformare radicalmente lo stato di cose presente.

Abbiamo letto con estremo interesse le vostre tesi, dando in questo modo continuità allo scambio che portiamo avanti da mesi e che ci sta permettendo di approfondire la conoscenza reciproca. Purtroppo non riusciamo a essere presenti fisicamente al vostro congresso ma, da un lato il lavoro e gli impegni politici che stiamo portando avanti, dall’altro la lontananza materiale, non ci permettono di poter essere a Milano oggi.

Dopo un attenta lettura delle vostre tesi abbiamo anche noi raccolto brevemente delle considerazioni che crediamo possano essere utili al dibattito politico che vi accingete a fare.
Il contesto internazionale in cui si inserisce l’azione dei comunisti oggi è quello di una profonda e acuta crisi del sistema capitalista. Si tratta di una crisi che trova la sua origine nella sovrapproduzione assoluta di capitale su scala globale, un lungo processo iniziato all’incirca a partire dagli anni ’70 dello scorso secolo che è esploso in tutta la sua potenza tra il 2007 e il 2008, quando tutto il mondo capitalistico è pimobato in una nuova situazione di caos economico e politico che ha modificato irreversibilmente l’ordine mondiale costituito.

Si tratta di una crisi che ha la sua origine nella caduta tendenziale del saggio di profitto, come già a suo tempo spiegava Marx, e che in ultima istanza sarà definitivamente superata solo attraverso lo sviluppo di una delle due vie possibili: quella della distruzione di tutto il capitale in eccesso – la via della guerra a cui la borghesia imperialista è costretta a ricorrere dalle stesse leggi del suo mercato – o quella della mobilitazione rivoluzionaria delle masse e la transizione ad un nuovo modo di produzione di natura socialista.

La crisi in corso va analizzata e compresa scientificamente per poterne trarre le conclusioni più giuste sull’agire dei comunisti oggi. Ma questo è un tema che, per ragioni di spazio, non è possibile approfondire in un documento di saluti. Si tratta di uno dei principali temi da discutere tra i comunisti, perché attiene alla prospettiva di lungo respiro ma che, dialetticamente, riguarda le condizioni immediate di vita delle masse popolari.

E’ uno dei temi sui quali ci auspichiamo di dare continuità al nostro scambio. In questo contesto la classe dominante su scala mondiale e nazionale, la borghesia imperialista con i suoi comitati d’affari che si avvicendano alla guida dei paesi, non può che imporre governi sempre più autoritari, improntati al taglio dello stato sociale e alla distruzione dei diritti dei lavoratori, all’intensificazione dello sfruttamento del lavoro e alla competizione su scala globale che, sempre più intensamente, va di pari passo con lo sviluppo della guerra. I vari governi delle larghe intese e non che sono stati alla guida dell’Italia negli ultimi anni non hanno mai goduto dell’appoggio della maggioranza della popolazione, e l’emblema di questa situazione in Italia è stato il grande NO popolare che si è affermato al referendum di Dicembre sulle modifiche della Costituzione, mandando a casa il governo Renzi.

Sul piano del conflitto di classe, la caratteristica fondamentale di questa fase è quella di una restaurazione pressoché totale del comando del capitale sul lavoro salariato, cui fa da complemento il forte indebolimento del potere contrattuale dei lavoratori. La prevaricazione del potere padronale e degli interessi del capitale sui bisogni e gli interessi delle classi lavoratrici è un dato di fatto legittimato politicamente e giuridicamente dall’operato degli ultimi governi neoliberali, attraverso una serie di riforme del mondo del lavoro e dello Stato sociale dirette verso la radicale precarizzazione del lavoro dipendente e lo smantellamento dei dispositivi di welfare a favore delle privatizzazioni.

Queste riforme giungono a compimento di un processo trentennale durante il quale sono stati forzatamente aggrediti e rimossi l’unità di classe, le garanzie storicamente conquistate dalle lotte operaie, molti diritti sociali e di cittadinanza dei lavoratori. Il risultato più evidente delle politiche di ristrutturazione post-fordista della produzione e del mondo del lavoro e delle politiche di sostegno all’accumulazione del capitale finanziario transnazionale nella fase globale della sua espansione è sicuramente l’insieme delle condizioni di frammentazione, flessibilità, precarietà lavorativa ed esistenziale, stratificazione complessa della forza-lavoro, che costituiscono oggi la dimensione oggettiva della debolezza negoziale, organizzativa e soggettiva (in termini di identità di classe) della classe dei lavoratori salariati.

Lo stato di questa disgregazione di classe mina alla radice le possibilità di espressione spontanea degli interessi antagonisti delle classi subordinate e sfruttate; detto in termini classici, mina alla radice la possibilità di espressione attiva e partecipata della spontaneità delle masse su basi antagoniste. In altri termini, si pone oggi come prioritario il problema della ricomposizione di classe, intesa come riorganizzazione del potere contrattuale dei lavoratori, riunificazione dell’unità di classe, e identificazione del proletariato moderno, precario e disgregato, in un orizzonte politico e simbolico comune.

Il problema della ricomposizione di classe implica lo sviluppo dell’attività sindacale sulla doppia direttrice del sindacalismo del lavoro e del sindacalismo metropolitano, territorializzato e concentrato intorno ai bisogni “di welfare” delle classi subordinate e sfruttate; ma, d’altra parte,
questo stesso obiettivo di ricomposizione impone l’articolazione di una strategia politica di fase tesa a ricostruire le condizioni generali di carattere non immediatamente economico e contrattuale della ricostruzione dell’identità politica e simbolico-culturale delle classi lavoratrici – ovvero della costituzione del blocco sociale antagonista – e del rilancio della spontaneità delle masse intesa come processo sociale di partecipazione attiva e cosciente delle classi lavoratrici alla vita politica ed economica del paese.

D’altra parte, considerando che il dato reale di ogni politica di emancipazione e transizione a un modello socialista di sviluppo e produzione è la partecipazione attiva e cosciente delle classi lavoratrici ai processi storici generali, si impone alla nostra attenzione la necessità di una battaglia culturale, giuridica e politica che, partendo da rivendicazioni immediate come l’amnistia per le lotte sociali e sindacali, l’amnistia per i detenuti politici, l’obbligo di codice identificativo per gli agenti delle forze dell’ordine, tenda a riaprire un ambito di discussione nell’opinione pubblica rispetto ai temi della democrazia, dell’autoritarismo di Stato e del conflitto sociale, per rilegittimare e difendere il diritto alla lotta e al dissenso quale espressione storicamente necessaria e inevitabile del degli interessi inconciliabili delle classi lavoratrici.

Si pone, forse, come compito necessario la costruzione di una campagna contro la repressione e il decreto Minniti, e per la democratizzazione spinta delle istituzioni, per la riconquista culturale e politica della legittimità del conflitto, per lo smascheramento del contenuto repressivo e antidemocratico dello Stato neoliberale nella fase di crisi globale del capitalismo transnazionale e dell’UE, per lo sviluppo democratico-popolare della costituzione esistente e del diritto, specie in materia di ordine pubblico, repressione e diritti sociali e politici delle classi subalterne.

In estrema sintesi affermiamo che alcuni dei compiti fondamentali dei comunisti nella fase attuale della lotta di classe sono la ricostruzione della dimensione politica delle lotte sociali (che non può essere tutta immanente a queste lotte, al movimento della classe “dal basso”, ma lo trascende necessariamente come elemento cosciente e organizzato, come momento di ricomposizione “dall’alto” e “dal basso” allo stesso tempo) e l’unità delle avanguardie sociali di lotta sulla base di medesimi obiettivi e prospettive, quindi non unità astrattamente ideologica, né meramente pratica, ma unità di movimento politico-sociale, a partire da cui confrontarsi sulle pratiche più adeguate per la realizzazione di obiettivi minimi di rottura e rielaborare queste pratiche in una teoria rinnovata della transizione al socialismo in un paese capitalistico avanzato e nel contesto della crisi crescente dell’imperialismo transnazionale.

In conclusione, vogliamo riflettere sul fatto che, laddove non esiste un partito comunista o un movimento che faccia gli interessi del proletariato, il movimento conservatore e reazionario tende ad affermarsi con la crescente guerra tra poveri scatenata dalla stessa borghesia imperialista. E’ per questo che salutiamo con entusiasmo la vostra tensione verso l’unità dei comunisti, un’unità che non può che rafforzarsi attraverso il confronto sulle esperienze pratiche che mettiamo in campo e con una sana e lungimirante dialettica tra le diverse organizzazioni. A tal proposito riteniamo
oggettivamente importanti le questioni che sottoponete a tesi e importanti alcune valutazioni che fate. Noi siamo ancora in una fase di definizione complessiva delle nostre tesi politiche, anche a ragion vedute per la giovane vita del Laboratorio, ma siamo convinti che ci ritroveremo nei
prossimi mesi a discutere di tante questioni che giustamente analizzate.

Rilanciare con forza il movimento comunista nell’ottica della ricostruzione di un partito rivoluzionario che sconfigga le tendenze movimentiste, identitarie e soggettiviste che dominano nell’attuale contesto politico e che ostacolano il legame dei comunisti con le masse nelle loro reali condizioni di vita, è la via da percorrere e uno dei passaggi strategicamente necessari nella prospettiva della rivoluzione socialista.

Per questo cogliamo l’occasione di rinnovare gli auguri per il vostro primo congresso sapendo che la strada da fare è lunga ma che l’entusiasmo, la forza e la voglia di percorrerla non ci manca di certo. Ora non ci resta che augurarvi un buon lavoro.

Saluti comunisti

Laboratorio Comunista Casamatta
Napoli, 02/06/2017

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