Repressione a Torino: le compagne e i compagni di Fronte Popolare sostengono la lotta di Maya

SOLIDARIETÀ A MAYA, GIOVANE DONNA E COMPAGNA TORINESE, VITTIMA DI ABUSO DI POTERE DA PARTE DELLE FORZE DELL’ORDINE

8 giugno 2017. Torino, zona Murazzi.

È giovedì sera e Maya è in giro con degli amici. Assiste e osserva la perquisizione di due ragazzi. L’atteggiamento curioso infastidisce immediatamente le forze dell’ordine che, per il semplice fatto di aver guardato cosa stesse succedendo, le chiedono i documenti. Vengono chiamati rinforzi. Nell’arco di pochi minuti Maya passa da una serata in compagnia ad essere letteralmente nelle mani delle forze dell’ordine senza aver fatto nulla. 8 poliziotti si occupano di una ragazza di 19 anni, la circondano e iniziano da subito le provocazioni e le intimidazioni con affermazioni quali “stanotte non tornerai a casa, ma passerai la notte al carcere Le Vallette”.
Un agente la prende per i polsi bruscamente spingendola addosso alla macchina della polizia, poi la fa salire. La notte sarà lunga per Maya. Nel viaggio verso la caserma le viene sequestrato il cellulare per isolarla. Arrivata a destinazione, viene riconosciuta come militante NO TAV e NO SFRATTI. Continuano le violenze: non può sedersi, non può parlare, deve stare zitta, in piedi mentre l’agente che l’ha caricata in auto le sferra un pugno in pieno volto. Viene sottoposta a una perquisizione totale. Passerà poi 3 ore in cella tra continui insulti e minacce da parte degli agenti e solo dopo un’ora e mezza le verrà concesso di andare in bagno.
Verrà rilasciata alle 4 di notte con un verbale che la accusa di violenza, resistenza, oltraggio e detenzione di armi. Maya aveva nel marsupio 7 “pericolosissimi” chiodini da muro!!

Non è una novità che alle forze dell’ordine non piace essere osservati nell’esercizio delle loro funzioni, soprattutto quando queste cadono nell’abuso di potere.
Nel luglio dello scorso anno anche la scrittrice Violetta Bellocchio pubblica un articolo sulla rivista “L’Internazionale” nel quale racconta il controllo al quale è stata sottoposta nella Stazione ferroviaria di Rogoredo, a Milano, solo per aver chiesto alla polizia ferroviaria cosa era successo con un ragazzo di colore.

La motivazione di tale atteggiamento è chiaramente l’intimidazione: “non devi guardare, non devi sentire, non devi parlare”.
Figuriamoci se poi il soggetto in questione è un militante! Le stesse forze dell’ordine hanno ammesso con arroganza di aver fermato Maya per questo motivo.
Il dissenso non può esistere. Pensare, riflettere e dissentire sta diventando illegale in un sistema dove l’unica strada che puoi intraprendere senza diventare vittima di violenza è quella dell’assoluto consenso al capitalismo nel quale i padroni tramite le istituzioni dettano leggi e ordinanze, inculcano false verità nelle menti delle masse attraverso mezzi di comunicazione sempre meno trasparenti e sempre più veicolati e schiacciano chi dissente con la violenza perpetrata per mano delle forze dell’ordine.
Un costo altissimo viene però chiesto di pagare a chi non vuole storie, quello della libertà.

Una giustizia, quella borghese, che sta sempre dalla parte del padrone, uomo benestante e che si trasforma in strumento repressivo della classe privilegiata quando questa decide, reprimendo il dissenso con leggi ed ordinanze sempre più dure e restrittive.

L’attacco a Maya è un attacco a tutte le Compagne, donne e rivoluzionarie, che non si uniformano al modello di donna imposto dal capitalismo!

Le Compagne studiano, lavorano, lottano, stanno per strada, vivono i problemi della collettività con empatia perché sono parte attiva di quella collettività.

Quello che è successo a Maya è sintomatico di una deriva perbenista e autoritaria delle istituzioni borghesi che vogliono ridurre al silenzio e all’inattività qualsiasi forma di dissenso.

Alla condizione di oppressione che le donne vivono all’interno di una società capitalista, che non le ha mai volute realmente emancipate, ma solo fintamente liberare attraverso la mera concessione di diritti civili, si aggiunge come un macigno la repressione politica.

Quelle istituzioni borghesi che garantiscono la parità uomo-donna per poi retribuire la donna lavoratrice meno dell’uomo; che si ergono a paladine della lotta al sessismo, ma non producono norme adeguate contro il reato di stupro o le violenze familiari; che garantiscono la libertà di aborto, ma che, nei fatti, non vietano l’obiezione di coscienza negli ospedali pubblici.

E la donna sindaco di Torino non fa eccezione: è parte integrante della Torino “bene”. La Appendino è considerata molto popolare tra gli imprenditori della città. L’Espresso ha scritto che «quello di Chiara è il mondo della buona borghesia imprenditoriale torinese»; suo padre è stato per trent’anni dirigente e ora è vicepresidente esecutivo di Prima Industrie, un’azienda che si occupa di macchinari laser e il cui presidente è Gianfranco Carbonato che guida Confindustria Piemonte. Tipica donna borghese la Appendino, intrisa dell’ipocrisia insita nel borghesissimo Movimento Cinque Stelle. Durante la campagna elettorale infatti ha preso posizioni nette contro la TAV, per il lancio della sua candidatura si è recata alla Falchera (il quartiere simbolo operaio di Torino), si è detta favorevole all’approvazione del reddito di cittadinanza. In sostanza ha saputo raccogliere consensi ovunque in maniera populistica tranne poi, nei fatti, uniformarsi immediatamente ai dettami dei poteri forti. Infatti il sindaco, forte dei nuovi poteri conferiti ai sindaci dal Ministro degli Interni Minniti, ha diramato lo stop alla vendita di alcolici e superalcolici da asporto nel cuore della città dalle ore 20 alle ore 6 e ha intensificato la militarizzazione e i controlli che dovrebbero “garantire la sicurezza e la serenità dei cittadini e dei turisti”.

E la sicurezza di Maya? I suoi diritti chi li ha garantiti quella notte? O i diritti vengono gentilmente concessi solo a chi passivamente si omologa alla cultura dominante?

L’intensificazione della repressione non deve né fermarci né chiuderci la bocca, la lotta deve continuare!

Le Compagne ed i Compagni di Fronte Popolare continueranno a portare avanti la mobilitazione attiva a favore di Maya affinché quanto avvenuto non venga taciuto e non accada mai più!

Maya è una di noi e se toccano una toccano tutte!

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