Vittoria dei fattorini Nexive: contro i ricatti padronali in nome del profitto, la lotta paga!

“Stop ai licenziamenti”,”Comportamento antisindacale” Parole inusuali da sentire in questo periodo apparentemente dominato dalla dittatura del Jobs Act e da governi complici e succubi del padronato. Eppure accade. Succede in questi primi giorni di novembre 2017 ai lavoratori della Nexive, primo operatore postale privato in Italia, che vedono accolto il loro ricorso contro i circa 30 licenziamenti  voluti dalla società ex TNT Post Italia di proprietà PostNL. Scioperi, agitazioni, lotte dure e una parte di legislazione ancora non eliminata dal virus nefasto del capitalismo hanno permesso ai corrieri di vincere la guerra contro una società di portata internazionale, quotata alla borsa di Amsterdam, leader del settore delle spedizioni legato soprattutto all’e-commerce. Fatturato? 3,5 miliardi di euro all’anno.

Solo in Italia ogni giorno Nexive serve più di 30.000 operatori business fra banche, compagnie assicurative, aziende dei settori media e tlc, utilities, PMI e numerosi Enti della Pubblica Amministrazione per una movimentazione di oltre 500 milioni di buste movimentate e 4.6 milioni di pacchi consegnati solo nel 2016. Possiede oltre 1.500 filiali dirette, indirette e retail point, con oltre 7.000 addetti e 2.000 veicoli.

Nel 2016 erano iniziati gli attacchi ai lavoratori con le esternalizzazioni dei servizi legati alle buste paga: 15 persone lasciate a casa, la minaccia degli esuberi sul territorio di Milano e contratti di solidarietà ai restanti lavoratori italiani. Nell’estate dello stesso anno, il 21 luglio, la società olandese firmava un accordo con le rappresentanze sindacali secondo il quale non sarebbe ricorsa ai licenziamenti collettivi che venivano però confermati nell’agosto dell’anno successivo.  Nel frattempo un 30 % del carico di lavoro destinato ai fattorini di Nexive veniva subappaltato a ditte esterne. A causare i piani di esternalizzazioni e licenziamenti è stata principalmente la volontà della casa madre, PostNL, di diminuire i costi o presunti tali, con la scusa della crisi economica. Una crisi che nei fatti non esiste, tant’è vero che per il 2016 il gruppo prevedeva di realizzare un utile operativo compreso tra 220 e 260 milioni di euro, mentre per il 2017 si parlava di 230-270 milioni.

Questo non è altro che uno dei tanti esempi dell’arroganza padronale, di chi cerca ogni mezzo per mantenere alti i dividendi calpestando la dignità delle persone, mettendo a serio rischio l’esistenza stessa dei lavoratori che già operano in un ambito non facile districandosi nel traffico in bicicletta o in motorino e respirando lo smog cittadino. Questo è però anche l’esempio di come la lotta possa pagare e sconfiggere il presunto strapotere di un’impresa multinazionale. Fronte Popolare sostiene e ha sostenuto questa battaglia.

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