Comunismo di seconda generazione ed ecologia: battere la pulsione del capitalismo allo sterminio

Pubblichiamo questo breve contributo del compagno Georges Gastaud, segretario nazionale del Polo di Rinascita comunista in Francia (PRCF), nell’ambito del nostro sforzo mettere a disposizione del pubblico italiano contributi redatti da organizzazioni di tutto il mondo, di matrice comunista, socialista o semplicemente progressista, centrati sul tema del nesso tra lotta di classe per la trasformazione socialista della società e salvaguardia dell’ambiente contro la devastazione operata dal capitalismo.

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Chi può ancora dubitare allegramente della catastrofe ecologica globale che si profila sullo sfondo di un riscaldamento globale acuto e potenzialmente fuori controllo, dello sperpero di risorse terrestri, d’inquinamenti quasi irreversibili e di un assurdo tentativo di generalizzare lo stile di vita votato allo sperpero della minoranza privilegiata dei paesi ricchi?

Ma una volta compiuta questa dura presa d’atto (e Fidel Castro fu il primo a formularla sin dalla fine degli anni ’70), esistono due modi opposti di farvi fronte.

Il primo, predominante, è quello d’incolpare “l’umanità” in generale e ciascuno dei suoi membri in particolare, di depoliticizzare ipocritamente la questione ecologica e di molestare ciascuno di noi senza mettere in discussione l’enorme differenza di responsabilità che ricade rispettivamente sul disoccupato o sull’azionista di una multinazionale.

La seconda concezione della battaglia ecologista parte dall’osservazione marxiana secondo cui “il capitalismo crea ricchezza solo esaurendo le sue due fonti: la Terra e il lavoratore”. Occorre aggiungere che, come non abbiamo mai smesso di sostenere sin dagli anni ’80, lo sterminio è la fase suprema dell’imperialismo, nel senso che l’attuale capitalismo-imperialismo è divenuto così reazionario che ormai su tutti i fronti, militare, economico e ambientale, la sopravvivenza di questo sistema obsoleto è incompatibile con lo sviluppo durevole dell’umanità, o almeno di un’umanità che viva umanamente sulla terra.

In queste condizioni stiamo assistendo a un incrocio storico. Perché, oserei dire, per ri-naturalizzare la natura snaturata dalla società (capitalista), occorre porre fine all’imbarbarimento, alla de-socializzazione della società che è fondamentalmente il capitalismo divenuto neoliberismo. Lungi dal respingere l’uomo verso non si sa bene quale stato di natura, è necessario che l’umanità si civilizzi come mai prima, eliminando questa sopravvivenza in tempi barbari che è la guerra di tutti contro tutti, la quale nasconde in modo permanente la proprietà capitalista dei mezzi di produzione.

Perché nella misura in cui la ricerca disperata del massimo profitto porta al suicidio socio-ecologico assicurato, la socializzazione dei mezzi di produzione, la pianificazione democraticamente e scientificamente concertata della produzione e degli scambi, la considerazione prioritaria dei bisogni umani cui dar risposta con la solidarietà, sono i mezzi necessari, se non sufficienti, per risolvere l’enorme crisi ecologica subita dall’umanità. E questo si chiama passaggio al socialismo-comunismo, la cui premessa per la Francia è l’uscita dall’UE per la via progressista: è indispensabile per rompere con la sinistra “economia di mercato aperta al mondo in cui la concorrenza sia libera e non falsata” prescritta da Maastricht e per consentire l’esistenza di nazioni sovrane che cooperino su un piano di eguaglianza.

In breve, se un po’di ecologismo superficiale porta a idolatrare “l’Europa”, a coltivare l’anticomunismo “di sinistra” e a odiare le idee di nazione libera e pianificazione socialista, in una parola ad aderire a Europa-Ecologia-i Verdi, una vera preoccupazione ecologica, facendo del ripristino dell’ecosistema umano e della biodiversità il cuore stesso della produzione futura, insomma, riconciliando l’uomo con l’ambiente, impone di concepire un comunismo di seconda generazione che, senza rinnegare in nessunissima maniera la Comune e l’Ottobre 1917, è il vero orizzonte di una modernità progressista.

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