Fusione FCA-Peugeot: trovato l’accordo. Ovviamente sarà a danno di lavoratrici e lavoratori.

L’annuncio è arrivato: dopo lunga gestazione, Fiat Chrysler Automobiles (FCA) e Peugeut hanno raggiunto il tanto agognato accordo per la fusione. Insieme costituiranno il quarto gruppo mondiale del settore automobilistico. Per gli azionisti di quella che un tempo fu la FIAT, alla testa dei quali si colloca la finanziaria Exor N.V. della famiglia Agnelli, un vero trionfo: l’accordo prevede la distribuzione di 5,5 miliardi di dividendo straordinario. Gli azionisti della FCA si apprestano a vedere moltiplicarsi i loro dividendi da un miliardo di euro a 8,5 miliardi.

Continua, insomma, la corsa folle alla concentrazione del capitale, di cui l’ex Lingotto è uno dei principali attori di origine italiana. Solo di origine, però, perché già a seguito della fusione con la statunitense Chrysler, il nuovo gruppo è “fuggito all’estero”, complice la “libera circolazione dei capitali” in seno all’Unione Europea, per stabilire la propria sede nei Paesi Bassi, dove i dividendi e i capital gain che affluiscono dalle controllate estere non concorrono all’imponibile, mentre interessi e royalty non sono tassati, e dove in virtù del particolare diritto societario vigente vengono moltiplicati i diritti di voto a partire da soglie variabili dal 20 al 30 per cento, garantendo ai maggiori azionisti il controllo assoluto sulle società.

Per queste stesse ragioni, anche la nuova capogruppo risultante dalla fusione tra FCA e Peugeut avrà a sua volta sede nei Paesi Bassi. Stessa scelta compiuta da un folto gruppo di colossi del capitalismo “italiano”, tutti con sede o consociate ad Amstedam e dintorni: ENI, ENEL, Exor, Ferrero, Prysmian, Saipem, Telecom, Illy, Luxottica, ecc. Tutti soldi di tasse risparmiati, cioè sottratti legalmente dalle nostre tasche.

La stampa al servizio degli speculatori plaude entusiasta all’operazione: evviva la competitività! A chi vive del proprio lavoro negli stabilimenti delle aziende FCA e Peugeut, invece, la notizia non può che destare preoccupazione, a dispetto delle rassicurazioni che hanno accompagnato l’annuncio della fusione, secondo le quali non verrà chiuso nessuno stabilimento. Sappiamo bene che le fusioni generano di norma licenziamenti e che la riorganizzazione che ne consegue si fa sempre sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori.

I dividendi che andranno agli azionisti FCA per questa titanica operazione finanziaria si sommano a quelli derivanti dal perfezionamento di un altro accordo di grande importanza per il futuro dell’industria italiana: quello dello scorso anno con il fondo statunitense KKR per la cessione di Magneti Marelli alla giapponese Calsonic, di cui KKR è proprietaria, per la cifra di 6,2 miliardi di euro.

Riassumendo: gli azionisti ingrassano e scappano all’estero per non pagare le tasse grazie all’Unione Europea, la proprietà e la produzione delle aziende abbandonano senza sosta i confini nazionali e a noi restano il declino industriale, la disoccupazione, ritmi di lavoro sempre più inumani in una società sempre più povera e il ricordo di come per decenni i governi di ogni colore ci abbiano taglieggiati per regalare fiumi di denaro pubblico a fondo perduto a quegli stessi azionisti.

È ora di fermare tutto questo! È ora di riprenderci quello che è nostro! Perché gli enormi dividendi che lorsignori incasseranno è frutto del lavoro di tutte e tutti noi. Non continuiamo a permettere che ce lo portino via!

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