Volevano rifare il partito nazista. Alziamo la guardia contro il terrorismo neofascista, neonazista e razzista!

Negli ultimi mesi, le operazioni di antiterrorismo contro gruppi neonazisti o neofascisti si stanno moltiplicando. Vengono rinvenuti depositi di armi leggere e pesanti e si scoprono trame finalizzate alla realizzazione di attentati, spesso contro moschee o altri obiettivi legati alle comunità migranti.

L’ultima notizia di questo segno risale a ieri, all’operazione condotta in diverse località in tutto il paese contro il nucleo che si riproponeva la costituzione di un vero e proprio partito nazista, il “Partito Nazionalsocialista Italiano dei Lavoratori”, sotto la guida, tra gli altri, di un’apparentemente irreprensibile impiegata cui piaceva farsi soprannominare “il sergente di Hitler”. Tra coloro che sono stati coinvolti nell’inchiesta, non stupisce trovare un pluripregiudicato calabrese, ex “legionario” ed esponente di spicco della ‘ndrangheta, con un passato da pentito e già rappresentante di Forza Nuova nel ponente ligure: i legami tra mafie e ambienti neofascisti, spesso ben consolidati nello spaccio di droga, sono cosa ormai universalmente nota.

Il terrorismo a sfondo razzista ha già colpito, negli ultimi anni. Basti pensare ai fatti di Macerata del 2018, quando l’ex candidato della Lega Luca Traini sparò per le strade, ferendo sei persone. O ancora, alla strage di Firenze del 2011, perpetrata dall’attivista di Casapound Gianluca Casseri.

Il male non è però solo italiano. Esiste una trama nera in tutto l’occidente, fatta di estremisti di destra che si fanno forti della retorica d’odio e violenza normalizzata dai Trump, Bannon, Le Pen, Salvini e Meloni per fare proseliti e prepararsi a colpire. E quando ciò avviene, come denunciato dalla deputata socialista statunitense Alexandria Ocasio-Cortez, i loro vengono sistematicamente descritti non come atti di terrorismo, ma come crimini d’odio commessi da estremisti isolati. Cosicché si consolida un doppio standard secondo il quale, per definizione, solo la violenza di matrice islamista viene identificata come “terrorismo” e questo rafforza un senso comune islamofobo, favorevole proprio ad alimentare la crescita e il radicamento dell’estrema destra con ambizioni terroristiche.

Nella nostra società, in cui le povertà dilagano sulla spinta della crisi del capitalismo e il livore aumenta, la diffusione dell’odio è lo strumento usato dalle classi dominanti per impedire che chi soffre apra gli occhi sulla propria condizione e cominci a esigere dignità e diritti. È in questo clima che nascono i mostri: minimizzare o sminuire i segnali della loro incubazione è un atto di complicità, molto spesso consapevole.

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