Le tensioni USA-Cina e l’ordine internazionale: intervista integrale del Ministro degli Esteri cinese Wang Yi all’Agenzia Xinhua

Traduzione dalla versione in francese e commento a cura di Alessio ArenaProponiamo alle nostre lettrici e ai nostri lettori la traduzione integrale di un’importante intervista in merito alle crescenti tensioni sino-americane, rilasciata dal Ministro degli Esteri della Repubblica Popolare Cinese, Wang Yi all’agenzia di stampa Xinhua.

Riteniamo questo testo di grande importanza e utilità per diverse ragioni.

Innanzitutto, esso rivendica una linea di continuità nell’evoluzione della politica estera cinese, abbracciando decenni di sviluppo storico e facendo riferimento a diversi principi teorici la cui conoscenza è basilare per interpretare correttamente l’atteggiamento della Cina nello scenario internazionale: la “teoria dei tre mondi” di Mao Zedong, evocata laddove si parla del ruolo della Cina tra i paesi “in via di sviluppo”, l’eredità di Zhou Enlai, generalmente considerato il precursore del nuovo corso apertosi alla fine degli anni ’70 e architetto dell’apertura agli Stati Uniti all’inizio dello stesso decennio, la dottrina del “cercare la verità sulla base dei fatti” che fu centrale nel processo di “riforma e apertura” inaugurato da Deng Xiaoping, e infine il pensiero di Xi Jinping come dottrina dell’era dell’assunzione di responsabilità da parte della Cina nella difesa dell’ordine internazionale. In alcuni passaggi, l’intervista richiama inoltre il principio di “armonia” nella sua declinazione confuciana, segnalando la rivendicazione cinese della peculiarità della propria dimensione culturale e il recupero di alcuni tratti salienti di una millenaria concezione dell’ordine mondiale.

Citando le circostanze dell’apertura delle relazioni tra gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare Cinese e la visita di Richard Nixon a Pechino nel 1972, Wang Yi sottolinea implicitamente il ruolo centrale avuto dalla Cina nella definizione dell’attuale ordine internazionale, cui essa accorda legittimità e di cui si dichiara garante. Non a caso, il Segretario di Stato USA Mike Pompeo ha voluto sferrare il suo attacco contro Pechino dei giorni scorsi proprio in occasione di un discorso tenuto alla Biblioteca Presidenziale Richard Nixon, volendo così sancire il ripudio da parte dell’amministrazione Trump dei capisaldi dell’attuale ordine mondiale, alla fissazione dei quali il ristabilimento delle relazioni sino-americane (in chiave antisovietica) – perseguito per parte americana dall’amministrazione Nixon – ha contribuito in modo decisivo mezzo secolo fa.

Ultimo punto che ci pare di grande rilevanza è la messa in discussione alle radici dei fondamenti di una “nuova Guerra Fredda”. Wang fa notare come la Cina, impegnata nella difesa dell’ordine internazionale di cui rappresenta un pilastro fondamentale, non intenda in nessun modo svolgere la funzione di esportatrice di un determinato modello sociale, ritenendo il “socialismo con caratteristiche cinesi” una risposta specifica della nazione asiatica alle questioni del proprio sviluppo e non intendendo in nessun modo né essere una “nuova Unione Sovietica“, né “rivendicare l’egemonia” sul modello degli Stati Uniti. La Cina, insomma, si oppone decisamente alle due forme di universalismo ideologico prevalse nel XX secolo, secondo una linea di condotta che ha i suoi precedenti negli scontri (anche militari) sostenuti con gli USA negli anni ’50 e con l’URSS e i suoi alleati tra gli anni ’60 e ’70, e pone questo rifiuto alla base del suo contributo alla stabilità internazionale.

Sempre in riferimento al rigetto di una “nuova Guerra Fredda”, il governo di Pechino sottolinea come una tale logica venga oggi rifiutata dalla maggioranza dei paesi del mondo, ponendo l’accento sull’assenza di una dinamica internazionale di contrapposizione tra sistemi e sulla necessità di salvaguardare il commercio internazionale e le filiere produttive in un’economia globale segnata come mai prima dalle interdipendenze. Una visione, questa, in alcune sue parti analoga a quella promossa dall’Unione Europea e dalle sue potenze-guida, non a caso a loro volta oggetto di attacchi diretti da parte dell’amministrazione Trump, seppure  meno eclatanti nella forma.

L’intervista di Wang fotografa perfettamente il punto di vista del gigante asiatico sull’attualità internazionale, segnata dall’accelerazione del calo tendenziale di potere e d’influenza dell’imperialismo statunitense, cui nessuna delle amministrazioni succedutesi alla Casa Bianca dalla fine della Guerra Fredda ha saputo offrire una soluzione, e dal crollo del prestigio internazionale di Washington cui il mandato di Trump ha impresso un vistoso salto qualitativo.

Siamo dunque in presenza di un documento prezioso, da studiare con attenzione.

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Il 5 agosto 2020 il Consigliere di Stato e Ministro degli Affari Esteri Wang Yi ha rilasciato un’intervista esclusiva all’Agenzia Xinhua. Ecco la trascrizione.

Xinhua: Nel suo recente discorso alla Biblioteca presidenziale Richard Nixon in California, il segretario di Stato americano Michael R. Pompeo ha affermato che la politica di impegno con la Cina, perseguita dalle amministrazioni statunitensi sin dai tempi di Richard Nixon, non ha raggiunto gli obiettivi prefissati e quindi è fallita. Questo discorso è contestato e criticato da molti negli Stati Uniti che lo vedono più come una “diatriba ideologica” che come una chiara e fattibile tabella di marcia. Lei cosa ne pensa?

Wang Yi: La retorica della “fallita politica di impegno con la Cina” si basa sulla logica della guerra fredda e nega completamente i frutti degli scambi sino-americani degli ultimi decenni. Si tratta di ignoranza della storia e di mancanza di rispetto per i popoli cinese e americano. Tali azioni, che diffondono “virus politici”, sono naturalmente contestate e criticate negli Stati Uniti e nel mondo.

Se i leader cinesi e americani sono stati in grado di realizzare una stretta di mano trans-pacifica più di 40 anni fa, è stato fondamentalmente perché sono stati in grado di osservare il principio del rispetto reciproco, di cercare un terreno comune al di là delle divergenze e di mettere da parte le loro differenze ideologiche. Nel 1972, durante la prima visita del presidente Nixon in Cina, il primo ministro Zhou Enlai sottolineò che la Cina e gli Stati Uniti dovevano essere consapevoli delle loro differenze e cercare di trovare un terreno comune per un nuovo inizio nelle loro relazioni bilaterali. Il presidente Nixon affermò a sua volta che, pur essendoci grandi differenze tra i due Paesi, ciò che li unisce è il loro interesse comune, che trascende tali differenze. Il comunicato di Shanghai emesso dai due Paesi ha suggellato il loro comune impegno a rispettarsi a vicenda e a cercare un terreno d’incontro tra le differenze.

Quello che è successo dopo ha dimostrato che questa grande scelta che entrambe le parti hanno fatto insieme è stata una scelta saggia. Negli oltre quarant’anni dall’instaurazione delle relazioni diplomatiche, grazie agli sforzi congiunti di generazioni di cinesi e americani, il rapporto sino-americano è cresciuto fino a diventare uno dei più stretti rapporti bilaterali, che copre le aree più ampie e si basa sui più vari interessi comuni. I due Paesi rappresentano più di un terzo dell’economia mondiale e più della metà della crescita globale. Il commercio sino-americano è aumentato di oltre 250 volte dall’inizio delle relazioni diplomatiche e rappresenta oggi un quinto del commercio mondiale. Gli investimenti in entrambe le direzioni, che erano praticamente nulli, hanno raggiunto quasi 240 miliardi di dollari. Ogni anno vengono effettuati cinque milioni di viaggi tra i due Paesi. Entrambi i Paesi si assumono importanti responsabilità su quasi tutte le questioni globali relative alla pace e allo sviluppo mondiale. Questi sono fatti che non possono e non devono essere negati.

Oggi, a più di 40 anni di distanza, la Cina e gli Stati Uniti sono ancora molto diversi tra loro in termini di sistemi sociali e in molti altri settori. Ma queste differenze, che non hanno impedito ai due Paesi di coesistere in pace e di condurre in passato una cooperazione vantaggiosa per tutti, non possono e non devono impedire loro di farlo in futuro. È inutile e impossibile per ciascuno dei due paesi voler cambiare l’altro. Ciò che si deve fare è rispettare la scelta che entrambi i popoli hanno fatto autonomamente. I grandi successi che la Cina ha ottenuto nel suo sviluppo negli ultimi decenni dimostrano già oggi che la via del socialismo con caratteristiche cinesi è una via che si addice alla Cina, che gode del più ampio e forte sostegno del popolo cinese e che ha portato benefici a tutto il mondo e a tutti i popoli, compreso quello americano. La Cina continuerà il suo sviluppo e il suo progresso in risposta alle aspirazioni del suo popolo e darà un maggiore contributo all’umanità. I tentativi di ostacolare e deviare questo processo non possono che essere inutili.

Xinhua: C’è chi negli Stati Uniti sostiene costantemente che le relazioni sino-americane sono state a lungo ingiuste e non reciproche, e che gli Stati Uniti hanno sofferto per il commercio con la Cina quando sono stati loro stessi a contribuire alla ricostruzione della Cina. Pensa che sia vero?

Wang Yi: La cooperazione sino-americana non è mai stata un’elemosina per l’uno o una sofferenza per l’altro. Sia la Cina che gli Stati Uniti ne hanno beneficiato enormemente. Nessuno dei due paesi è stato penalizzato o ne ha indebitamente beneficiato.

La cooperazione di lunga data e reciprocamente vantaggiosa ha fatto di entrambi i Paesi una comunità d’interessi condivisi. La Cina ha raggiunto un rapido sviluppo attraverso l’apertura e la cooperazione con i paesi di tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti. E il suo continuo sviluppo ha dato impulso alla crescita sostenibile e ha fornito un enorme mercato agli Stati Uniti e ad altri paesi. Secondo le statistiche, le relazioni economiche e commerciali sino-americane hanno sostenuto 2,6 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti, e il commercio con la Cina ha fatto risparmiare a ogni famiglia statunitense una media di 850 dollari all’anno. In totale, più di 70.000 società statunitensi sono attive in Cina, con un fatturato annuo di 700 miliardi di dollari, e il 97% di esse sono in attivo. Anche con l’impatto degli attriti commerciali e del Covid 19, la stragrande maggioranza delle aziende statunitensi in Cina intende rimanere e aumentare i propri investimenti sul suolo cinese. Se la cooperazione sino-americana è ingiusta e priva di reciprocità, come alcuni dicono, come avrebbe potuto durare per decenni? Come hanno potuto le relazioni sino-americane raggiungere la profondità e l’ampiezza attuali?

Certamente, la globalizzazione e il libero scambio, pur portando dividendi di sviluppo ai singoli paesi, potrebbero creare loro problemi in termini di struttura economica e di distribuzione della ricchezza. Questi problemi devono essere affrontati attraverso riforme interne. Un malato non guarirà dai suoi mali chiedendo ad altri di prendere medicine. Spostare la responsabilità su altri o anche il cosiddetto “distacco” sono scelte destinate a fallire e finiranno per danneggiare ulteriormente le imprese americane e il popolo americano.

Nel mondo globalizzato di oggi, gli interessi dei Paesi sono profondamente intrecciati. Noi continuiamo a credere che lo sviluppo della Cina e quello degli Stati Uniti non siano incompatibili e che i due Paesi non debbano escludersi a vicenda, ma possano benissimo contribuire l’uno al successo dell’altro. In un momento in cui l’economia mondiale è duramente colpita dal Covid 19, la Cina e gli Stati Uniti, le due maggiori economie del mondo, devono continuare ad impegnarsi per il principio di uguaglianza e di reciproco vantaggio, sviluppare le loro relazioni attraverso la cooperazione piuttosto che il distacco e assumersi le proprie responsabilità nei confronti del mondo.

Xinhua: Recentemente, la parte americana ha adottato misure dannose per gli scambi umani e culturali sino-americani. Sta molestando gli studenti cinesi negli Stati Uniti, interrompendo i normali scambi accademici e imponendo restrizioni ai media cinesi. Molti vedono questo come un ritorno del maccartismo. Pensa che la Cina e gli Stati Uniti entreranno in una “nuova guerra fredda”?

Wang Yi: Attualmente, le relazioni tra Cina e Stati Uniti stanno affrontando la sfida più seria dall’inizio delle loro relazioni diplomatiche e i loro scambi e la loro cooperazione in vari campi sono seriamente perturbati. La causa principale è che alcune forze politiche degli Stati Uniti, per pregiudizio e ostilità nei confronti della Cina, stanno usando il loro potere per denigrare la Cina, fabbricando ogni tipo di menzogna e ostacolando il normale commercio tra i due Paesi con vari pretesti. Quello che vogliono è rievocare il fantasma del maccartismo, sabotare i legami tra Cina e Stati Uniti, incitare all’ostilità tra i due popoli e distruggere le basi della fiducia reciproca, per trascinare i due Paesi di nuovo nel conflitto e nello scontro e riportare il mondo nell’instabilità e nella divisione.

La Cina non permetterà che questi tentativi abbiano successo. Ci opponiamo fermamente alla fabbricazione di una cosiddetta “nuova guerra fredda”, in quanto ciò è in totale contraddizione con gli interessi fondamentali dei popoli cinese e americano e con la corrente di sviluppo e di progresso del mondo. Le cicatrici della guerra fredda e le sofferenze che ha causato ai popoli del mondo non devono ripetersi in nessun caso. La pace e lo sviluppo sono l’aspirazione comune di tutti i Paesi del mondo. Coloro che cercano di scatenare una “nuova guerra fredda” nel XXI secolo si troveranno sul versante opposto rispetto al moto della storia, saranno considerati i più grandi sabotatori della cooperazione internazionale e alla fine saranno messi alla gogna dalla storia.

La Cina di oggi non è l’URSS di ieri. E non abbiamo alcuna intenzione di diventare i nuovi Stati Uniti. Non esportiamo ideologia e non interferiamo negli affari interni degli altri. In quanto maggiore paese in via di sviluppo e membro permanente del Consiglio di sicurezza, la Cina perseguirà con fermezza il cammino dello sviluppo pacifico, attuerà con determinazione la strategia di apertura reciprocamente vantaggiosa e lavorerà costantemente per promuovere la pace nel mondo, contribuire allo sviluppo globale e difendere l’ordine internazionale.

Xinhua: Notiamo che l’attuale amministrazione statunitense si è mostrata riluttante a impegnarsi nel dialogo con la Cina e ha ripetutamente affermato l’inutilità di tale dialogo. Michael R. Pompeo ha affermato di recente che nelle relazioni con la Cina occorre “diffidare e controllare”. Qual è il suo commento in proposito?

Wang Yi: Nelle relazioni internazionali contemporanee, il dialogo è una scelta saggia per risolvere le differenze e il giusto approccio per costruire la fiducia reciproca. Sì al dialogo e no al confronto non è solo la posizione della Cina, ma anche la visione comune della stragrande maggioranza dei Paesi del mondo. La Cina e gli Stati Uniti sono due grandi Paesi con sistemi sociali, storie e tradizioni culturali diverse. È naturale che abbiano i loro interessi e le loro preoccupazioni. L’importante è che non si chiuda mai unilateralmente la porta al dialogo e che nelle relazioni sino-americane non si chiuda mai la porta al dialogo per lasciar prevalere le divergenze, gli errori di valutazione o addirittura lo scontro.

La Cina è un grande Paese con un grande senso di responsabilità. Siamo pronti a condurre un dialogo dignitoso, franco ed efficace con la parte americana, e a rispondere alla sua avventatezza e all’angoscia con compostezza e ragione. Siamo pronti a rilanciare in qualsiasi momento i meccanismi di dialogo con gli Stati Uniti a tutti i livelli e in tutti i settori, e tutti gli argomenti possono essere discussi. Abbiamo anche proposto di redigere tre liste, quelle della cooperazione, del dialogo e delle differenze da gestire, e di stabilire una tabella di marcia per gli scambi futuri. Abbiamo un solo obiettivo: esortare gli Stati Uniti ad abbandonare la loro arroganza e i pregiudizi, a impegnarsi in un dialogo costruttivo e paritario per allentare le tensioni attuali, e a tornare sulla giusta via del non conflitto, del rifiuto dello scontro, del rispetto reciproco e della cooperazione vantaggiosa per tutti. Questo corrisponde all’interesse comune dei popoli cinese e americano e alle aspettative della comunità internazionale.

Xinhua: Recentemente, la questione di Hong Kong ha assunto un ruolo di primo piano nelle relazioni sino-americane. Gli Stati Uniti ritengono che la Cina, attuando il National Security Safeguards Act di Hong Kong, abbia abbandonato il principio “un paese, due sistemi” e abbia adottato una serie di sanzioni contro Hong Kong. Gli Stati Uniti creeranno disordini ancora maggiori intorno a questo problema?

Wang Yi: Hong Kong è parte integrante del territorio cinese. Gli affari di Hong Kong sono gli affari interni della Cina. La non ingerenza negli affari interni altrui è un principio fondamentale delle relazioni internazionali. Nessun paese tollererà la violazione della propria sovranità e integrità territoriale. Nell’ultima sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, più di 70 paesi hanno sostenuto la giusta posizione della Cina e condannato l’interferenza negli affari interni della Cina con il pretesto della questione di Hong Kong, facendo sentire la voce comune e la posizione imparziale della comunità internazionale.

La legislazione sulla sicurezza nazionale è fondamentale per la sopravvivenza di un paese. È anche una pratica legale comune in tutto il mondo. L’Hong Kong National Security Safeguards Act ha colmato le lacune giuridiche che esistevano da tempo a Hong Kong. Assicura l’applicazione a lungo termine del principio “un paese, due sistemi” sulla base dello Stato di diritto e garantisce la stabilità e la sicurezza a lungo termine di Hong Kong. Milioni di hongkonghesi hanno firmato una petizione a sostegno della legge sulla sicurezza nazionale. Ciò dimostra che la popolazione locale aspira a una vita pacifica e che questa legge ha un grande sostegno popolare.

La politica “un paese, due sistemi” è una politica nazionale consolidata della Cina. È con il sostegno attivo della terraferma, un quadro giuridico più completo e gli sforzi congiunti di tutti i nostri connazionali di Hong Kong che possiamo preservarlo e svilupparlo. È la grossolana interferenza con le parole e i fatti negli affari di Hong Kong che sabota la corretta attuazione della politica “un paese, due sistemi” ed essa sarà risolutamente respinta da tutti i cinesi, compresi i nostri connazionali di Hong Kong.

Xinhua: Gli Stati Uniti hanno recentemente chiuso il Consolato Generale cinese a Houston, accusandolo di essere un centro di spionaggio e di furto di proprietà intellettuale. La Cina ha reagito sulla base della reciprocità, chiudendo il Consolato generale degli Stati Uniti a Chengdu. Teme un’escalation della “guerra diplomatica” tra i due Paesi?

Wang Yi: Il Consolato Generale cinese a Houston è il primo Consolato Generale che la Cina ha aperto negli Stati Uniti dopo aver stabilito relazioni diplomatiche. Da allora, è stato un importante simbolo dell’amicizia sino-americana. Per più di 40 anni, il Consolato Generale di Houston ha svolto un ruolo importante nel promuovere l’amicizia e la cooperazione tra i due popoli. Anche nel bel mezzo del periodo del Covid 19, ha affrontato le difficoltà fungendo da importante ponte tra la Cina e gli Stati Uniti meridionali per favorire la cooperazione contro il virus. Chiudere un Consolato Generale così significativo nel passato e nel presente, equivale a chiudere una finestra di scambio e di conoscenza reciproca tra i cinesi e gli americani. Ciò ha messo a repentaglio il normale sviluppo dei rapporti sino-americani e dell’amicizia tra i due popoli. Inoltre, le argomentazioni avanzate dalla parte americana non sono altro che falsi pretesti inventati da zero per incriminare la Cina. Esse non sono né fondate né giustificabili.

La Cina non resterà inerte di fronte alle azioni arbitrarie e insensate degli Stati Uniti. Le nostre misure di risposta sono ragionevoli, legittime e legali. Sono in piena conformità con la prassi diplomatica. La Cina non intende intraprendere una “guerra diplomatica” con gli Stati Uniti, perché ciò non farà altro che compromettere ulteriormente gli interessi di entrambi i popoli. L’innesco di una “guerra diplomatica” non può dimostrare la potenza degli Stati Uniti. Al contrario, rivelerà una crescente mancanza di fiducia in se stessi. Se la parte americana continua a seguire la strada sbagliata, noi reagiremo fino in fondo.

Xinhua: Gli Stati Uniti stanno bloccando e attaccando Huawei su tutti i fronti, sostenendo di voler riunire altri Paesi per creare un’alleanza di “paesi puliti”. Molti vedono questo come un segno di ansia e paura degli Stati Uniti. Cosa pensa al riguardo?

Wang Yi: Senza alcuna base o prova, gli Stati Uniti stanno bloccando e attaccando con tutti i mezzi una società privata cinese in tutto il mondo. Questo è un caso da manuale d’intimidazione. Come tutti hanno potuto constatare, l’obiettivo degli Stati Uniti è quello di preservare la loro posizione di monopolio in ambito scientifico e tecnologico e di privare gli altri Paesi del loro legittimo diritto allo sviluppo. Questa palese pratica egemonica non solo ha sabotato le regole di equità del commercio internazionale, ma ha anche minato il libero mercato globale. Vorrei ribadire che Huawei è innocente, come molte altre aziende cinesi vittime delle sanzioni unilaterali degli Stati Uniti, e che le loro tecnologie e i loro prodotti sono sicuri e non hanno mai arrecato danno a nessun paese. D’altra parte, gli Stati Uniti sono dietro a programmi scandalosi come PRISM ed Echelon. Le pratiche di ascolto e di sorveglianza disoneste in cui si impegnano in tutto il mondo sono ben note. Gli Stati Uniti non hanno l’autorità di creare alcun tipo di alleanza di “paesi puliti”, dal momento che la loro reputazione è così macchiata.

La nuova rivoluzione scientifica e tecnologica rappresentata dall’informatizzazione sta accelerando. La Cina continuerà a collaborare con altri paesi per preservare un ambiente commerciale equo, imparziale, aperto e non discriminatorio, promuovere gli scambi internazionali e la cooperazione nel campo della scienza e della tecnologia e garantire che una tecnologia dell’informazione sicura, affidabile e di alta qualità dia nuovo slancio alla ripresa dell’economia mondiale e al miglioramento del benessere di tutti i popoli. Speriamo che gli Stati Uniti escano dalla ristrettezza di vedute e dall’egoismo e ritornino sulla giusta via dell’apertura e della cooperazione.

Xinhua: I politici statunitensi hanno intensificato gli attacchi contro il Partito comunista cinese (PCC), cercando di seminare discordia tra il PCC e il popolo cinese. A 41 anni dall’instaurazione delle relazioni diplomatiche sino-americane, a suo parere, qual è la motivazione di queste azioni?

Wang Yi: Negli Stati Uniti c’è ancora una certa forza che cerca di negare la leadership del PCC e la via del socialismo con caratteristiche cinesi. L’obiettivo è molto chiaro: contenere e destabilizzare la Cina.

Il prossimo anno ricorrerà il centenario del PCC. Nel corso del secolo scorso, è grazie al PCC che il popolo cinese si è liberato dal giogo della colonizzazione e della servitù e ha raggiunto la liberazione e l’indipendenza nazionale. È sotto la guida del PCC che abbiamo trovato la strada dello sviluppo socialista con caratteristiche cinesi e trasformato la Cina da paese povero e indigente nella seconda economia mondiale. È sempre sotto la guida del PCC che la Cina ha visto il suo PIL pro capite salire a più di 10.000 dollari dai meno di 200 dollari di 40 anni fa e ha fatto uscire dalla povertà più di 800 milioni di cinesi. La grande lotta storica del popolo cinese sotto la guida del PCC rappresenta il capitolo più glorioso negli annali della storia della modernizzazione dell’umanità.

La pratica è l’unico criterio di verità. Il popolo è il giudice della storia. Il popolo cinese è il miglior giudice del sistema del suo paese. Secondo uno studio condotto dalla Harvard Kennedy School sulla Cina per 13 anni consecutivi, il tasso di soddisfazione del popolo cinese nei confronti del proprio governo sotto la guida del PCC è del 93%. Numerosi sondaggi condotti negli ultimi anni da agenzie internazionali indicano che oltre il 90% dei cinesi si fida del governo. Il legame tra il PCC e il popolo cinese è tanto stretto quanto quello tra il pesce e l’acqua o i semi e la terra. Volere tagliare i legami di carne e sangue tra il PCC e il popolo cinese e seminare discordia tra loro equivale a opporsi a 1,4 miliardi di cinesi.

Abbiamo grande fiducia nel sistema socialista con caratteristiche cinesi. Allo stesso tempo, rispettiamo le vie di sviluppo liberamente scelte dai popoli dei diversi Paesi e non abbiamo alcuna intenzione di entrare in una competizione di sistemi o in un conflitto ideologico con nessuno. Speriamo che gli Stati Uniti rispettino il sistema sociale cinese e la scelta del popolo cinese e rinuncino all’interventismo votato al fallimento. Come ha detto il presidente Xi Jinping, abbiamo una forte determinazione, una forte volontà e una forte capacità di affrontare le sfide. Abbiamo coraggio, mezzi e saggezza sufficienti per superare tutti i rischi e le difficoltà. Nessun paese o persona può fermare la storica marcia della nazione cinese verso la realizzazione del suo grande rinnovamento.

Xinhua: Michael R. Pompeo sostiene la creazione di una nuova alleanza di democrazie per contrastare la Cina costringendo altri Paesi a scegliere tra la cosiddetta libertà e la cosiddetta tirannia. Ma abbiamo constatato che le sue parole hanno avuto poca risonanza internazionale. Pensa che i tentativi degli Stati Uniti possano avere successo?

Wang Yi: Gli atti che incitano al confronto e alla divisione non sono rari nella storia, ma tutti hanno finito per essere rifiutati dai popoli. Nel XXI secolo c’è qualcuno che ancora tenta di far calare una nuova cortina di ferro, di creare nuove divisioni e di ricorrere alla mobilitazione politica e al confronto tra i blocchi. Questo è un palese disprezzo per il progresso e la saggezza dell’umanità e va apertamente contro la storia, contro la tendenza del nostro tempo e contro la volontà della maggior parte dei paesi del mondo. Questo modo impopolare di agire trova naturalmente poca risonanza.

La Cina ha conquistato la sua libertà trionfando sulla tirannia dell’imperialismo e del colonialismo. La libertà, la democrazia e lo Stato di diritto sono da tempo sanciti dalla Costituzione cinese e sono al centro dei valori fondamentali del socialismo con caratteristiche cinesi. Sappiamo bene che libertà non significa assenza di regole e che la scienza, la ragione, l’ordine giuridico e le regole internazionali fanno parte del fondamento della libertà. Al fine di contenere il Covid 19, i cinesi indossano le mascherine seguendo il parere scientifico di esperti medici. Ma alcuni politici statunitensi ci attaccano a questo proposito, definendo ciò come un segno di “tirannia” e “mancanza di libertà”. Ora costoro vengono schiaffeggiati dalla realtà.

La Cina è un Paese impegnato nella pace e nella cooperazione fin dall’antichità, convinto che “la divisione porta al conflitto, il conflitto porta al caos e il caos alla povertà”. Ci siamo sempre opposti alla pericolosa pratica della divisione ideologica. E sosteniamo la costruzione di un nuovo modello di relazioni internazionali basato sulla cooperazione reciprocamente vantaggiosa e lo sviluppo di relazioni di amicizia e cooperazione con tutti i paesi del mondo, al fine di stabilire una rete globale di partenariati. Se il presidente Xi Jinping ha lanciato la grande iniziativa di costruire una comunità di futuro condiviso per l’umanità, è per trascendere le differenze dei sistemi e rifiutare la logica del gioco a somma zero, in modo che paesi, etnie e civiltà diverse possano unire i loro sforzi e muoversi nella stessa direzione. Lavoreremo instancabilmente per contribuire alla realizzazione di questa bella prospettiva.

Xinhua: Michael R. Pompeo sostiene che la Cina vuole l’egemonia mondiale. Ma sappiamo tutti che sono gli Stati Uniti a sganciarsi costantemente a livello internazionale. Molte persone sono preoccupate per la prospettiva di un grande sconvolgimento dell’ordine internazionale. Lei cosa ne pensa?

Wang Yi: In questo momento una vera e propria sfida all’ordine e al sistema internazionale è che gli Stati Uniti, il Paese più potente del mondo, sostengano la linea del “noi per primi”, che pratichino l’unilateralismo estremo e l’intimidazione che e non esitino a sottrarsi alle loro responsabilità internazionali e alle regole multilaterali. Nel momento più cruciale della lotta contro il virus, hanno lanciato attacchi infondati contro l’OMS e se ne sono ritirati. L’attuale amministrazione statunitense, che si è ritirata da più trattati internazionali di qualsiasi altra amministrazione precedente, è diventata il più grande distruttore dell’attuale ordine internazionale.

La Cina è sempre stata un forte difensore dell’ordine e del sistema internazionale. Dalla fondazione della nuova Cina, 70 anni fa, non ha provocato guerre né ha occupato un solo centimetro di terra altrui. La Cina ha sancito il suo impegno per uno sviluppo pacifico nella sua Costituzione, diventando il primo Paese al mondo ad assumersi un impegno così solenne. Perseguiremo con fermezza il cammino dello sviluppo pacifico, non rivendicheremo mai l’egemonia né ci abbandoneremo all’espansionismo, e rimarremo per sempre un pilastro della pace.

Quest’anno ricorre il 75° anniversario della vittoria nella guerra mondiale antifascista e della fondazione delle Nazioni Unite. Avendo imparato le dolorose lezioni del passato, il mondo ha vissuto il più lungo periodo di stabilità e prosperità dei tempi moderni. Oggi non possiamo accettare un’ulteriore distruzione dell’ordine internazionale e che il mondo venga nuovamente diviso. La Cina è stato il primo Paese a firmare la Carta delle Nazioni Unite. Abbiamo aderito a quasi tutti i trattati e gli accordi internazionali e stiamo adempiendo scrupolosamente i nostri doveri e obblighi internazionali. In questo momento cruciale in cui è in gioco il futuro del mondo, continueremo a difendere e a praticare con fermezza il multilateralismo, a preservare con decisione il sistema internazionale incentrato sulle Nazioni Unite e a promuovere con decisione l’avvento di un mondo multipolare e la democratizzazione delle relazioni internazionali.

Xinhua: Di recente, gli Stati Uniti hanno notevolmente intensificato il loro intervento nella questione del Mar Cinese Meridionale. In una dichiarazione, Michael R. Pompeo ha messo in discussione la sovranità, i diritti e gli interessi della Cina in queste acque. L’esercito statunitense vi ha condotto esercitazioni militari con due portaerei e ha ripetutamente inviato aerei e navi militari per condurre operazioni di ricognizione ravvicinata contro la Cina. Si parla di una crescente probabilità di attriti e conflitti provocati dagli Stati Uniti nel Mar Cinese Meridionale. Secondo lei, è possibile mantenere la pace e la stabilità in quelle acque?

Wang Yi: Recentemente gli Stati Uniti hanno aumentato le provocazioni nel Mar Cinese Meridionale. In primo luogo, gli Stati Uniti hanno rinnegato l’impegno assunto diversi anni fa di non schierarsi e di non intervenire apertamente nelle dispute sulla sovranità territoriale in quelle acque. In secondo luogo, essi accrescono costantemente la loro presenza militare nel Mar Cinese Meridionale e ne fanno sfoggio. Solo nei primi sei mesi di quest’anno sono state effettuate più di 2.000 operazioni di aerei militari statunitensi. In terzo luogo, stanno lavorando senza scrupoli per seminare discordia tra la Cina e i paesi ASEAN e per interrompere il processo di consultazione sul Codice di condotta nel Mar Cinese Meridionale (COC). Il loro obiettivo è quello di destabilizzare l’area e tenere i paesi della regione in ostaggio della loro politica interna e della loro strategia geopolitica. I Paesi della regione devono essere più vigili per non permettere agli Stati Uniti di minare a piacimento la pace e lo sviluppo duramente conquistati nella regione.

Il Mar Cinese Meridionale è la casa comune di tutti i paesi della regione. Non può diventare un’arena della politica internazionale. Grazie agli sforzi di molti anni, i paesi della regione hanno già trovato un modo efficace per gestire le differenze e hanno raggiunto un chiaro consenso chiedendo alla Cina e ai paesi ASEAN di lavorare insieme per preservare la pace e la stabilità nel Mar Cinese Meridionale. I fatti hanno dimostrato che risolvere le differenze attraverso il dialogo è il modo giusto per servire al meglio gli interessi dei paesi della regione e che preservare la pace e la stabilità nel Mar Cinese Meridionale è un loro dovere comune. Alla luce della situazione attuale, la Cina propone di rifiutare qualsiasi interferenza, di riprendere al più presto le consultazioni sul COC e di concludere al più presto le norme regionali al fine di preservare la tranquillità e la stabilità a lungo termine nel Mar Cinese Meridionale. Allo stesso tempo, intende continuare la cooperazione marittima con i Paesi rivieraschi, approfondire la fiducia reciproca in materia di sicurezza e promuovere sforzi congiunti per garantire la pace, l’amicizia e la cooperazione in queste acque.

Xinhua: Le relazioni sino-americane stanno attraversando il periodo più difficile dall’instaurazione delle relazioni diplomatiche. Per quanto riguarda la loro evoluzione da qui alle elezioni presidenziali americane di novembre, è ottimista o pessimista? Cosa devono fare prioritariamente le parti in questo momento?

Wang Yi: La politica della Cina nei confronti degli Stati Uniti è coerente e stabile. Allo stesso tempo, siamo preparati a possibili difficoltà nelle relazioni sino-americane. In sostanza, gli Stati Uniti, nel cercare di rappresentare la Cina come un avversario, stanno facendo un grave errore di valutazione strategica e spendendo le loro risorse strategiche nella direzione sbagliata. La Cina intende ancora costruire un rapporto con gli Stati Uniti basato sul coordinamento, la cooperazione e la stabilità in uno spirito di non conflitto, rifiuto dello scontro, rispetto reciproco e cooperazione reciprocamente vantaggiosa. Detto questo, difenderemo con fermezza la sovranità, la sicurezza e gli interessi di sviluppo del nostro paese, perché ciò costituisce un diritto legittimo di un paese indipendente e sovrano. Gli Stati Uniti devono rispettare il principio di uguaglianza sovrana sancito dalla Carta delle Nazioni Unite, imparare e abituarsi a convivere pacificamente con sistemi e civiltà diverse e accettare la realtà di un mondo multipolare.

Di fronte alla situazione più complessa dall’instaurazione delle relazioni diplomatiche sino-americane, dobbiamo definire un quadro chiaro per queste relazioni:

Per prima cosa, tracciate linee di demarcazione ed evitate il confronto. La chiave per il sano sviluppo delle relazioni sino-americane è il rispetto reciproco. La Cina non intende mai interferire, né mai lo farà, nelle elezioni negli Stati Uniti o negli affari interni degli Stati Uniti. E gli Stati Uniti devono abbandonare l’illusione di trasformare la Cina a piacimento e smettere di interferire negli affari interni della Cina e di attaccare i suoi legittimi diritti e interessi.

In secondo luogo, fluidificare i canali per un dialogo franco e sincero. Il dialogo è un prerequisito per risolvere i problemi. Senza dialogo, i problemi si accumuleranno, con il rischio di portare a una situazione fuori controllo. La porta della Cina è aperta al dialogo. Siamo pronti, in uno spirito di uguaglianza e di apertura, ad avviare un dialogo con gli Stati Uniti e a ripristinare e rinvigorire i meccanismi di dialogo a tutti i livelli e in tutti i campi.

In terzo luogo, rifiutare il distacco e mantenere la cooperazione. Poiché gli interessi dei due paesi sono profondamente intrecciati, un distacco forzato infliggerà un colpo duraturo allo sviluppo delle loro relazioni e minerà la sicurezza delle filiere industriali internazionali e gli interessi di tutti i paesi. Contro il Covid19, siamo pronti a impegnarci in una cooperazione reciprocamente vantaggiosa con gli Stati Uniti sulla risposta sanitaria, la ripresa economica e altre questioni, a condividere le esperienze nella lotta contro il virus per una reciproca ispirazione, e a partecipare e contribuire insieme alla cooperazione multilaterale globale contro il Covid 19.

Quarto, rifiutare la logica dei giochi a somma zero e assumersi una responsabilità congiunta. Il Covid 19 dimostra ancora una volta che l’umanità è una comunità con un futuro condiviso. Nel mondo di oggi, le questioni globali si moltiplicano e le sfide di sicurezza convenzionali e non convenzionali s’intrecciano. Quasi tutte le attuali questioni internazionali e regionali richiedono una risposta coordinata da parte della Cina, degli Stati Uniti e di altri paesi del mondo. I nostri due paesi devono tenere presente il benessere dell’umanità, assumersi le proprie responsabilità in quanto grandi paesi e condurre il necessario coordinamento e la necessaria cooperazione presso le Nazioni Unite e altre istituzioni multilaterali, al fine di contribuire congiuntamente alla pace e alla stabilità nel mondo.

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