Tribuna congressuale – Ambientalismo e lotta comunista: alcune idee per una linea d’azione in FP

Prosegue la pubblicazione di contributi individuali delle compagne e dei compagni della nostra organizzazione alla preparazione del Secondo Congresso.

Proponiamo oggi una riflessione su lotta rivoluzionaria e ambientalismo, scritta dal compagno Enrico Piatti.

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Fronte Popolare, il prossimo giugno del 2021, si troverà ad affrontare il suo secondo congresso, in cui assisteremo anche ad alcune importanti trasformazioni a livello programmatico e statutario. Una di queste direttrici d’innovazione sarà l’approfondimento della lotta ambientalista come parte costitutiva del nostro movimento.

La lotta ambientalista italiana, negli ultimi anni, ha ritrovato un nuovo slancio grazie alle varie manifestazioni promosse da gruppi ecologisti come, ad esempio, il movimento Fridays for Future. Stiamo parlando di quelle iniziative che rivendicano un radicale “cambiamento” dal punto di vista ambientale, come ad esempio il combattere contro l’uso delle sostanze inquinanti, (in primis i combustibili fossili) oltre che il denunciare i gravissimi danni che ha subito l’ambiente, per via delle varie sostanze plastiche o dell’emissione, nella nostra atmosfera, dell’anidride carbonica e delle polveri sottili.

Ma vi è un enorme problema. Si sta parlando di lotta all’inquinamento, di ambientalismo, senza però cercare di smascherare il colpevole, colui che sta portando alla morte il nostro pianeta. Chi è, questo criminale? Ebbene sì, il colpevole è il sistema economico vigente, il capitalismo. Con il benestare dei vari governi borghesi, non solamente occidentali, i capitalisti stanno portando avanti delle devastazioni ecologiche senza precedenti. Non stiamo solamente parlando delle arcinote trivellazioni petrolifere, ma anche di altri gravissimi fenomeni, presenti anche in casa nostra: basti pensare alla tanto discussa TAV oltre che al TAP. Non possiamo quindi che criticare le posizioni politiche legate a quella vera e propria fregatura che è il cosiddetto “Green Capitalism”, promosso dalle varie autorità borghesi, nonché difeso, a spada tratta, dalla stessa Unione Europea, che resta irriformabile per sua natura.

Come però conciliare la lotta marxista con quella ambientalista? In questo caso, molto interessante fu la posizione di Tiziano Bagarolo, compagno del Partito Comunista dei Lavoratori, autore di “Marxismo ed Ecologia”(1989), scomparso nel settembre del 2010. Infatti, secondo il compagno Bagarolo: “Dalle prime formulazioni di Marx nei Manoscritti economico-filosofici del 1844 al Capitale, dall’Ideologia tedesca del 1845-46, scritta in comune da Marx ed Engels, alla Dialettica della natura, opera incompiuta del secondo, il marxismo elabora un approccio che può essere sintetizzato nella formula dell’unità dialettica dei processi naturali e dei processi sociali, storicamente determinata“.

Non a caso, nelle “Opere Filosofiche Giovanili”(1844), Marx afferma che “L’uomo è immediatamente ente naturale. Come ente naturale, e ente naturale vivente, è da una parte fornito di forze naturali, di forze vitali, è un attivo ente naturale, e queste forze esistono in lui come disposizioni e capacità, come impulsi; e d’altra parte, in quanto ente naturale, corporeo, sensibile, oggettivo, è un ente passivo condizionato e limitato, come è anche l’animale, e la pianta: e cioè gli oggetti dei suoi impulsi esistono fuori di lui come oggetti del suo bisogno, oggetti indispensabili, essenziali alla manifestazione e conferma delle sue forze essenziali”. Interessante notare che “la proprietà privata è dunque il prodotto, il risultato, la necessaria conseguenza del lavoro espropriato, del rapporto estrinseco dell’operaio alla natura e a se stesso”; nello stesso tempo “essa è il mezzo col quale il lavoro si espropria, la realizzazione di questa espropriazione”.

Da un punto di vista comunista, sostiene Bagarolo, “la soppressione della proprietà privata diviene conseguentemente non solo la condizione della riconciliazione dell’uomo con l’uomo ma anche dell’uomo con la natura”. Una posizione che ritroviamo in Marx: “Il comunismo come soppressione positiva della proprietà privata intesa come auto estraniazione dell’uomo e quindi come reale appropriazione dell’essenza dell’uomo mediante l’uomo e per l’uomo; perciò come ritorno dell’uomo per sé, dell’uomo come essere sociale, cioè umano, ritorno completo, fatto cosciente, maturato entro tutta la ricchezza dello svolgimento storico sino ad oggi. Questo comunismo s’identifica, in quanto umanismo giunto al proprio compimento, col naturalismo; è la vera risoluzione dell’antagonismo tra la natura e l’uomo, tra l’uomo e l’uomo, la vera risoluzione della contesa tra l’esistenza e l’essenza, tra l’oggettivazione e l’autoaffermazione, tra la libertà e la necessità, tra l’individuo e la specie(…)”.

Da queste posizioni, di natura politica, proviamo adesso a descrivere una linea d’azione, dal punto di vista di una possibile militanza ambientalista, che possa essere utile ai militanti di Fronte Popolare.

Fronte Popolare ha da sempre guardato con estremo interesse alle varie manifestazioni ambientaliste che si sono avvicendate in questi ultimi anni, (nonostante la presenza, all’interno di esse, di elementi legati al mondo “moderato”) portando anche il proprio pensiero, attraverso la diffusione di materiale scritto oltre che con l’esposizione di cartelli inneggianti alla lotta anticapitalista. Però è necessario fare anche un ulteriore passo: la nostra organizzazione è sempre stata la portavoce di politiche di “creazione di fronti unitari di lotta”, da come anche si evince dalla nostra partecipazione all’assemblea di fondazione del “Coordinamento delle Sinistre d’opposizione” (7 dicembre 2019), oltre che la creazione di una vera e propria alleanza con il Partito Comunista Italiano. Necessita quindi, a parer mio, la costituzione di un apposito fronte d’azione unitario ambientalista, che possa coinvolgere tutte le forze comuniste e marxiste rivoluzionarie, che sono davvero interessate a partecipare a questa importantissima lotta.

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