Germania – Il partito dei Verdi promette una vita ecosostenibile, ma Santa Annalena protegge solo i ricchi

Negli ultimi mesi, sotto la spinta incalzante del clamore mediatico, le attese e gli entusiasmi che circondano le formazioni politiche nazionali che fanno riferimento al partito dei Verdi europei crescono in tutti i paesi membri dell’UE. Persino in Italia, dove l’ambientalismo politico ha sempre avuto scarso successo elettorale, da Conte a Sala si percepisce una crescente spinta a occupare quello spazio e sfruttarne la presunta attrattiva.

In Germania, potenza egemone dell’UE, i Verdi locali sembrano a un passo dalla storica conquista della guida del governo, nel contesto creato dalla crisi pandemica e dal ritiro annunciato di Angela Merkel dalla scena pubblica dopo le elezioni federali previste per il prossimo autunno. Il nome della candidata verde alla cancelleria, Annalena Baerbock, circola con sempre maggiore insistenza anche al di fuori dei confini della Repubblica Federale.

Ma chi sono i Verdi tedeschi? Cosa propongono e in che modo una loro vittoria influenzerebbe le relazioni europee e internazionali? Le loro proposte vanno davvero nella direzione della conversione ecologica? A spese di quali settori della società si realizzerebbe il loro programma. Alcune risposte in un articolo della dirigente della sinistra Sahra Wagenknecht, apparso proprio oggi su Focus: un contributo d’interesse per cominciare a inquadrare seriamente un fenomeno le cui conseguenze ci riguarderanno molto da vicino. (NdR)

Negli ultimi anni la gente ha perso fiducia nella politica. I Verdi ne stanno attualmente approfittando e nei sondaggi sono sulla cresta dell’onda. Molte persone non si rendono ancora conto di quanto costerà la loro affascinante sostenibilità ambientale e a chi toccherà pagare il conto. Per non parlare dei passi falsi in politica estera. Per la stragrande maggioranza, la bolletta verde sarà insostenibile.

Che primavera! Mentre il paese è ancora sottoposto alla quarantena della Merkel, il panorama politico sta rapidamente cambiando. Gli istituti di sondaggi riportano stime senza precedenti per i Verdi e la CDU/CSU – il che, tuttavia, è motivo di festeggiamento solo per i Verdi. Soltanto la SPD sta facendo peggio della CDU/CSU e, per la prima volta nella storia tedesca, non gioca più un ruolo nella battaglia per la cancelleria.

Tutto sembra improvvisamente possibile: la CDU/CSU all’opposizione, una coalizione a semaforo (tra verdi, socialdemocratici e liberali, NdT) a guida verde, teoricamente anche un governo verde-rosso. I giornalisti celebrano l’alba di una nuova era: verde, giovane e non ancora usurata. Anche i dirigenti d’azienda tedeschi sono entusiasti. Le prime pagine di “Stern” e “Spiegel” dedicate all’acclamata candidata cancelliera sono belle quasi quanto quelle della primavera 2017, quando la grande speranza si chiamava ancora Martin Schulz. Solo l’aureola che circondava allora la testa di San Martin è stata eliminata per Santa Annalena, forse per non risvegliare ricordi spiacevoli.

Quindi il verde è ora il nostro colore della speranza? C’è davvero una maggioranza nel paese che non desidera altro se non Annalena Baerbock alla cancelleria? Insomma, cosa c’è dietro le oscillazioni sempre più erratiche degli istituti di sondaggi, che ancora l’estate scorsa vedevano la CDU/CSU salire vertiginosamente e l’FDP superare di un pelo lo sbarramento del 5%?

Quasi nessuno si fida più dei partiti e non solo a causa della pessima gestione della pandemia

Un recente sondaggio condotto da Allensbach, mostra che l’80% delle persone in Germania ha fiducia nei “partiti”, nel migliore dei casi, solo poco o per niente. Anche questo è un dato che non è mai stato registrato prima in un anno elettorale. Significa, insomma, che la grande maggioranza della popolazione non si sente più veramente rappresentata da nessun partito. Una perdita di fiducia di questa portata è in realtà così allarmante per una democrazia dei partiti come quella che abbiamo in Germania, che il sondaggio avrebbe dovuto innescare un profondo dibattito pubblico sulle cause. Ma apparentemente si era troppo occupati a cercare di creare un’euforia di massa per i Verdi, per avere il tempo e la voglia di confrontarsi con questo triste risultato.

Eppure, è proprio questa perdita di fiducia nella politica, che va avanti da anni, che spiega le fluttuazioni estreme con cui gli istituti di sondaggi forniscono continuamente materiale per nuove sorprese e titoli. Sì, la voglia di cambiamento attualmente tanto invocata esiste. Tuttavia, una voglia di cambiamento, nel senso che molte persone sono insoddisfatte della direzione attuale della politica e vorrebbero vederne una diversa, esiste da molti anni. Questo non è sorprendente. Anche quando l’economia tedesca era ancora vivace, si poteva sentire quanto il nostro paese si stesse divaricando socialmente e culturalmente, e c’erano parecchie persone – lavoratori a basso salario, pensionati poveri e in termini reali più di tre milioni di disoccupati – che avevano completamente mancato la ripresa in tutti questi anni.

Era evidente anche prima del Covid come la Germania, con il suo sistema educativo cronicamente sottofinanziato, la sua mancanza d’investimenti pubblici e le sue infrastrutture sempre più fatiscenti, fosse in procinto di perdere la sua posizione economica di punta in sempre più campi. La pessima gestione della pandemia, il pasticciato approvvigionamento di vaccini e le sempre nuove chiusure, mentre i nostri vicini europei riaprivano gradualmente, hanno infine dato la scossa ai sentimenti. 

Hartz IV[1], guerre, pandemia – la memoria degli errori e dell’ultimo periodo di governo verde è svanita

Ma i Verdi sono oggi così forti perché così tanta gente è davvero convinta che con loro le cose andranno meglio? O non si ha piuttosto la sensazione che le cose difficilmente possano andare peggio che con la CDU/CSU, che è stata lacerata da scandali di corruzione e lotte interne, e la SPD, che è diventata vecchia e grigia negli interminabili anni della grande coalizione, soprattutto perché entrambi i partiti hanno presentato candidati cancellieri che incarnano quasi paradigmaticamente la politica degli ultimi anni? I Verdi, con Annalena Baerbock, possono anche rappresentare poco in termini di contenuto, ma in qualche modo sembrano diversi, nuovi e freschi rispetto ai loro rivali.

A livello federale, l’ultimo governo a partecipazione verde è finito nel 2005, così tanto tempo fa che la maggior parte della gente non se lo ricorda. Il che è ovviamente un grande vantaggio, visti i risultati di quell’esperienza, da Hartz IV alla partecipazione a guerre in violazione del diritto internazionale. E il fatto che i Verdi abbiano al massimo disapprovato la politica sulla pandemia seguita da Angela Merkel negli ultimi mesi, nel senso che avrebbero voluto che le restrizioni fossero ancora più severe e lunghe, si è comunque perso nel clamore mediatico sulla loro modernità.

Con Baerbock e i Verdi, ogni barretta di cereali assume un significato più profondo

Ma c’è qualcos’altro che conta. Meno ci si aspetta dai partiti, più importante diventa la questione di come ci si sente a votare per un determinato partito. Chi vuole votare per partiti che hanno una pessima immagine pubblica e di cui si deve leggere quotidianamente sul giornale che i loro giorni migliori sono passati? I Verdi sono riusciti, con un marketing intelligente e un sacco di copertura mediatica, a diventare il nuovo partito del benessere. Non, ovviamente, nel senso che cambieranno il nostro paese in modo tale che la grande maggioranza possa sentirsi di nuovo a proprio agio in esso. Ma nel senso che danno ai loro elettori la sensazione di essere moderni, responsabili, rispettosi del clima, aperti, insomma: delle brave persone.

Coloro che votano verde, o almeno dichiarano nei sondaggi che intendono farlo, aumentano quindi allo stesso tempo la loro autostima. Questo aspetto è particolarmente importante in quegli ambienti cittadini, accademici e benestanti in cui ogni barretta di cereali deve avere un significato più profondo e a cui non può essere venduto da molto tempo nessun bene di consumo che non dia al suo acquirente almeno la sensazione che comprandolo stia anche salvando il clima e il mondo. Anche i Verdi sono ormai un prodotto del genere per molti, ed è per questo che vengono “comprati”.

Un problema con cui anche gli specialisti di marketing delle aziende devono lottare, ovviamente, sorge quando il pubblico esigente si accorge che il messaggio era falso. La crema sostenibile contiene olio di palma o la fava di cacao del commercio equo e solidale è stata raccolta dai bambini. A quel punto, la confezione ingannevole resta sugli scaffali e il gusto del pubblico si orienta verso la moda successiva. I Verdi devono sperare che nessuno li osservi troppo da vicino, almeno fino alle elezioni.

Un reddito medio non può permettersi una casa a basso consumo energetico con pompa di calore, tetto a pannelli solari e Tesla smart

Lo ammetto: a prima vista, ci sono alcune cose piuttosto ragionevoli nel programma elettorale dei Verdi. Più giustizia fiscale, per esempio, o un programma d’investimenti pubblici da 50 miliardi di euro all’anno, che devono confluire nell’espansione del trasporto pubblico locale e a lunga distanza, una “rete di piste ciclabili senza soluzione di continuità”, una “garanzia di mobilità” nelle zone rurali, energie rinnovabili e il rinnovamento delle infrastrutture danneggiate. E ancora, salario minimo a dodici euro, una migliore sicurezza sociale per i disoccupati e un’assicurazione per tutti i cittadini al posto della medicina a due livelli. Ma affinché l’elettore non prenda tutto questo troppo sul serio, hanno già preso delle precauzioni: “Non possiamo promettere che dopo la pandemia ogni nostro progetto possa ancora essere finanziato”. Buono a sapersi.

Molto più concreti sono gli annunci rispetto ai quali presumibilmente sarà meno interessante se potranno ancora essere finanziati dopo la pandemia, perché le spese non dovranno essere pagate dallo Stato, ma dai cittadini. Già tra due anni il prezzo del CO2 sarà aumentato a 60 euro per tonnellata, quasi il doppio di quanto previsto attualmente, il che probabilmente farà salire notevolmente il prezzo della benzina e i costi di riscaldamento. Ma non c’è da aspettarsi che chi guadagna normalmente possa permettersi di trasferirsi in una moderna casa a basso consumo energetico con pompa di calore e tetto con pannelli solari, o di andare al lavoro e a fare la spesa a bordo di una Tesla smart. Anche l’appartamento ristrutturato al top in un vecchio edificio nel centro della città, da cui molti spostamenti possono effettivamente avvenire in bicicletta, è probabile che rimanga appannaggio delle persone ad alto reddito.

Che i politici verdi, d’altra parte, non abbiano problemi a smantellare e privatizzare il trasporto pubblico invece che espanderlo, lo dimostra la senatrice verde delegata ai trasporti della città di Berlino, che attualmente è in procinto di svendere la S-Bahn berlinese al maggior numero possibile di operatori diversi, in modo che in futuro nessun collegamento combaci con un altro. Naturalmente, la sua clientela di solito non vive in periferia, e il pedaggio previsto renderà in futuro il centro della città una zona franca per gli automobilisti ricchi. Quelli che hanno ancora bisogno della S-Bahn devono incolpare solo se stessi…

Decarbonizzazione entro il 2030? In nove anni dovremmo quintuplicare il nostro potenziale di energia verde

Anche i piani verdi per la politica energetica sono degni di nota. Secondo i Verdi, la “uscita dal carbone” non sarà completata nel 2038 ma già nel 2030; anche il gas supplementare, che potrebbe fungere da tecnologia ponte, non sarà disponibile, almeno non a buon mercato attraverso Nordstream II, e l’auto a combustione interna sarà presto storia, perché le nuove auto con questo tipo di motorizzazione non saranno più immatricolate in Germania a partire dal 2030. Sicché in soli nove anni avremo chiuso con il carbone e il petrolio!

Naturalmente, chiunque sappia che la quota di energie rinnovabili nel consumo totale di energia della Germania è attualmente intorno al 19% può indovinare che bisognerebbe costruire un sacco di pannelli solari sui tetti o sfigurare quasi tutte le foreste e i campi del paese con turbine eoliche per far funzionare questo calcolo. O forse il cambiamento climatico aiuterà portandoci più sole e più tempeste… Altrimenti c’è sempre l’opzione di ottenere elettricità dalle centrali a carbone polacche e dai reattori nucleari francesi, senza cui la Germania riesce già oggi a malapena a superare i giorni bui e senza vento.

Cibo, alloggio, mobilità: chi dovrebbe potersi permettere una vita sostenibile?

Naturalmente, gli sforzi per raggiungere un’economia compatibile con l’ambiente sono urgentemente necessari. Ma ci sono fondamentalmente due modi per raggiungere questo obiettivo.

Possiamo ridurre lo spreco di risorse e le emissioni di CO2 de-globalizzando e regionalizzando la produzione e prendendo le distanze dall’economia dell’usa e getta, e allo stesso tempo investire miliardi il più rapidamente possibile nella ricerca di nuove tecnologie verdi da rendere disponibili sul mercato – una via che gli Stati Uniti hanno seguito con successo nei loro giorni migliori per molte innovazioni: dalla Silicon Valley alle biotecnologie. Si tratta di un percorso verso la produzione moderna e la sostenibilità climatica che è compatibile con la prosperità diffusa e alla fine è probabilmente l’unico veramente sostenibile.

Ma si può anche, naturalmente, prendere la strada di rendere molti beni e servizi che fanno oggi parte della vita normale così costosi, da tornare a essere un lusso cui solo i privilegiati abbiano accesso. Ciò riduce il consumo e con esso la produzione, permettendo anche di risparmiare risorse e CO2. Questo è il modo proposto dai Verdi: a ciascuno resta da valutare se appartiene davvero a quel 30% che può permetterselo senza grosse perdite.

La politica estera di Baerbock alla Baia dei Porci: rassicurante che i sondaggi non siano ancora risultati elettorali

Nel frattempo, ciò che si è sentito finora dalla potenziale cancelliera verde in termini di politica estera non è solo allarmante, ma anche pericoloso. Baerbock, per esempio, ha recentemente chiesto alla Germania di “aumentare la pressione sulla Russia” e ha chiesto con urgenza “una chiara posizione in politica estera nei confronti del regime russo” e “sanzioni più severe”. Se qualcuno accusa Merkel e Maas di essere eccessivamente favorevoli alla Russia, è meglio non immaginare come questi intenda trattare in futuro con la potenza nucleare russa.

La leader dei Verdi, riferendosi all’Ucraina, ha anche affermato che ogni paese ha il diritto di decidere da solo se appartenere a un’alleanza militare. Si può vividamente immaginare l’entusiasmo con cui questa posizione sarebbe condivisa a Washington se si creasse una nuova alleanza militare a guida russa e Cuba, per esempio, mostrasse un’inclinazione a unirsi a tale alleanza e a schierare missili russi sul suo territorio. Una volta, nel secolo scorso, una situazione del genere ha quasi scatenato un inferno nucleare. Ma la signora Baerbock all’epoca non era ancora nata e l’idea che le grandi guerre, anche nucleari, non possano essere escluse nemmeno nel mondo di oggi, e che sia quindi vitale che la politica estera sia ispirata dalla sensibilità diplomatica e dal rispetto degli interessi degli altri, sembra esserle piuttosto aliena. Questo è l’unico modo per spiegare la sua avventurosa idea di estromettere la Russia e la Cina come potenze con diritto di veto dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, disabilitando così l’organo più importante che per decenni ha forzato il dialogo tra le potenze nucleari e quindi ha aiutato a prevenire il peggio.

Baerbock preferirebbe invece discutere con Macron di robusti dispiegamenti militari europei in paesi lontani, concludendo che questa prospettiva non si dovrebbe “schivare”. Come se anche una sola delle guerre occidentali, dall’Afghanistan all’Iraq alla Libia, avesse reso il mondo un posto migliore. Con tanto entusiasmo per le forze armate, è logico anche che Baerbock trovi sensata una maggiore spesa militare, nonostante il fatto che la spesa in armamenti della Germania sia già aumentata più che in qualsiasi altro paese del mondo nel 2020, cioè in piena crisi pandemica.

L’unica cosa rassicurante è che i sondaggi non siano ancora risultati elettorali. Forse saremo fortunati e qualcuno di noi si renderà conto che la farsa verde non è né sostenibile né rispettosa dell’ambiente e che potremmo infine rimpiangere la sensazione positiva provata al momento di votarli.


[1] Riforma del mercato del lavoro che ha inasprito la precarietà, introdotta nel 2005 dal governo SPD-Verdi guidato dal socialdemocratico Gerhard Schröder.

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