Fronte Popolare alla marcia contro il TAV: la nostra giornata nella Valle che resiste

Nella giornata di sabato 12 giugno ha avuto luogo un evento significativo per il movimento No Tav, e per la battaglia per la salvaguardia del territorio valsusino che esso da ormai molti anni porta avanti.

Alle ore 14.00, così come stabilito in precedenza, le varie anime che compongono il movimento (centri sociali, associazioni di cittadini, partiti politici o singoli individui mossi dalla volontà di contrastare la distruzione di un territorio) si sono date appuntamento in piazza Cavalieri di Vittorio Veneto, a Bussoleno, nel cuore del paese.

Da qui, in seguito, si è iniziato a muoversi verso Bruzolo, accompagnati durante il tragitto dagli interventi al microfono di storiche attiviste come Nicoletta Dosio, di sindaci dei dintorni, di solidali con la lotta No Tav e di militanti delle tante lotte volte a dare un volto diverso al mondo in cui viviamo, come Eddi, fresca di processo che la vedeva imputata ancora una volta in merito alla sua passata esperienza di combattente tra le file curde durante l’assedio a opera di forze congiunte della regione siriana del Rojava, nonché colpita da un’ ingiunzione del Tribunale di Torino per aver violato gli arresti domiciliari cui era sottoposta (in ragione, appunto, della sua condizione di foreign fighter) per unirsi alla marcia di sabato.

Da Bruzolo ci si è poi mossi in direzione del vicino comune di San Didero, dove dovrà essere realizzato il famoso autoporto, causa di tante giuste preoccupazioni di noi persone e militanti solidali con la lotta No Tav.

Il progetto, qualora dovesse vedere effettivamente la luce, coprirà un’ area di circa 68.000 mq (questo vorrebbe dire disboscare e modificare in modo duraturo una superficie di notevole estensione, producendo inquinamento del suolo ed altri outputs negativi) e costerebbe la bellezza di 47 milioni di euro, che potrebbero essere spesi per la messa in sicurezza di strade e strutture già presenti sul territorio, oltre che per il finanziamento di ammortizzatori sociali e misure di contrasto alla povertà e in aiuto alle fasce deboli della popolazione sotto diversi punti di vista.

A San Didero il corteo ha avuto ufficialmente fine, anche se molti attivisti, solidali e militanti politici delle varie realtà presenti hanno continuato ad animare con la loro presenza il luogo di arrivo, con danze, cori, momenti di convivialità tra cibo e bevande offerti dai banchetti allestiti all’ombra di un boschetto dal movimento.

Da sottolineare, sia durante che verso la fine del corteo, nel piazzale di sosta di fronte al luogo blindatissimo dove verrà costruito l’autoporto, la forte presenza di agenti di polizia e della Digos che hanno dimostrato ancora una volta la ferrea volontà delle istituzioni di proseguire con la devastazione di un territorio, fregandosene di quanti siano a essa fermamente contrari.

La lotta non si arresta, per sempre solidali con chi è colpito dalle misure cautelari e dai divieti di dimora, con tutti coloro che si rifiutano di chinare il capo e di dichiarare la resa.

A sarà dura!

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