“Un simbolo della criminalizzazione”: su Junge Welt la nostra solidarietà all’attivista No TAV Emilio Scalzo

Sul quotidiano della sinistra tedesca, un nostro articolo a firma di Alessio Arena sul caso di Emilio Scalzo, in attesa della decisione della Cassazione sull’estradizione in Francia, prevista per il 26 novembre.

L’articolo è stato pubblicato sull’edizione di Junge Welt di martedì 9 novembre. Ne proponiamo la traduzione in italiano. A Scalzo e al movimento No TAV rinnoviamo l’espressione del nostro sostegno e solidarietà.

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Da quando il 23 settembre è stato rilasciato dal carcere di Torino, l’attivista No TAV Emilio Scalzo è sottoposto ad arresti domiciliari. Lì attende il pronunciamento della Corte di Cassazione, previsto per il 26 novembre, sul ricorso contro il Mandato di arresto europeo spiccato contro di lui dal Tribunale francese di Gap. Scalzo era stato arrestato lo scorso 15 settembre a Bussoleno. In Val di Susa il  sessantaseienne di origine siciliana risiede sin dall’infanzia.

I fatti contestati risalgono al 15 maggio scorso. Nel corso di una manifestazione in solidarietà con i migranti che, mettendo a rischio la propria vita, tentano di attraversare il confine italo-francese, Scalzo avrebbe colpito con un bastone un agente della gendarmeria francese, procurandogli una frattura al braccio con conseguente inabilità al lavoro per 45 giorni.

Secondo la ricostruzione di Scalzo il gendarme lo avrebbe sorpreso durante una sosta presso una piccola baita in territorio francese, nei pressi di Clavière e lo avrebbe caricato dopo avergli scagliato addosso un candelotto fumogeno. Nella confusione seguita, l’agente sarebbe stato colpito dal bastone, da Scalzo frapposto per proteggersi dai fendenti di manganello da questo sferrati.

Il reato contestato, violenza a pubblico ufficiale e lesioni volontarie aggravate, prevede una pena massima di sette anni di carcere e centomila euro di multa.

Il movimento No TAV, che da trent’anni si oppone alla realizzazione della tratta ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, è oggetto da tempo di una martellante criminalizzazione. In una valle militarizzata a difesa dei cantieri dell’alta velocità, il forte livello di partecipazione popolare intreccia i motivi della difesa dell’ambiente con le tante problematiche che interessano il territorio.

La questione migratoria è una di queste. Tratto terminale della “rotta balcanica” dei flussi migratori diretti in Europa occidentale, la Val di Susa ha sviluppato un movimento di solidarietà con i migranti che s’intreccia con la causa No TAV.

Operativo dal 1° gennaio 2004, il Mandato d’arresto europeo ha validità in tutta l’UE. Si tratta di un procedimento giudiziario semplificato tra Stati membri, la cui finalità è la consegna ai fini dell’esercizio penale o dell’esecuzione di una pena. Pochissime le opzioni per opporvisi.

Il caso di Emilio Scalzo mostra gli elementi di pericolosità dello strumento: mancanza di notifica ai difensori e incompleta descrizione dei reati contestati, in un contesto in cui la tutela del cittadino da parte delle autorità dello Stato può venir meno per ragioni di scambio politico.

Difficile non mettere in relazione il rapido assenso delle autorità italiane alla richiesta francese con la complessa partita delle estradizioni tra Italia e Francia, che investe in particolare gli accusati di partecipazione ai gruppi che conducevano la lotta politica armi in pugno nell’Italia degli anni ’70, riparati in Francia sotto la protezione della “dottrina Mitterrand”. La “Dottrina Mitterrand” annunciata dall’allora presidente francese François Mitterrand nel 1985 proteggeva gli attivisti dall’estradizione in Italia in cambio della rinuncia alla violenza. Nel 2002 il trattamento è stato accantonato con l’espulsione di Paolo Persichetti.

Davanti all’abitazione di Scalzo in Val di Susa, un presidio permanente testimonia la solidarietà del movimento No TAV con l’attivista agli arresti. Al cancello d’ingresso uno striscione recita: “Su quei sentieri c’eravamo tutti: Emilio libero”.

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