Transizione energetica e tutela della biodiversità: più fatti, meno greenwashing!

Efficienza, performance, potenziamento, profittabilità. Queste sembrano essere le parole chiave delle undici pagine firmate poche settimane fa dal ministro Cingolani e che dovrebbero offrire le linee guida per il MITE (il Ministero per la cosiddetta Transizione Energetica). Transizione che non c’è, vuoi per l’emergenza “caro-bollette” che ha investito il nostro Paese, sia per le pressioni che il Governo Draghi sta ricevendo dall’industria nostrana, fedele come sempre alla propria fama di “accantona”.

Entra così in azione il PITESAI, il Piano che individua le aree idonee all’estrazione di idrocarburi su terra e su mare. Il documento è stato pubblicato sul sito del Ministero della Transizione Ecologica, dando ufficialmente il via libera agli iter congelati con la moratoria decisa nel 2019, puntando così ad aumentare l’estrazione di gas dai giacimenti nazionali per provare a tamponare gli aumenti delle bollette. Si vuole passare, in questo modo, all’autoproduzione di 7 miliardi di metri cubi di gas (dai 3,2 attualmente estratti) arrivando a toccare il 10% del fabbisogno nazionale (più di 70 mld di mc).

Che il prezzo delle bollette possa scendere in modo considerevole, a fronte del fatto che l’Italia rimarrebbe comunque legata alle importazioni per un buon 90%, è probabilmente pura fantasia. Intanto, nell’ennesima emergenza, qualcosa cambia davvero, ma non in meglio purtroppo.

La realtà è quella, ancora una volta, di un Paese incapace di agire coerentemente con gli impegni annunciati in più occasioni dallo stesso premier contro l’emergenza clima. Le risorse assegnate dal PNRR e dalla Legge di Bilancio 2022 alla tutela della biodiversità sono del tutto insignificanti e non corrispondono agli impegni assunti dall’Italia in ambito, né davanti a G7 e G20, né davanti alla volontà popolare. Nel PNRR alla tutela della biodiversità sono stati assegnati sino al 2026 solo 1,19 miliardi di euro, ovvero lo 0,5% dell’ammontare complessivo delle risorse da esso allocate (spiccioli). Solo l’1% della manovra, assegnati alla tutela del mare, alle aree protette, al controllo sul commercio delle specie in via di estinzione e per i controlli ambientali.

Entro l’anno dovrebbe essere approvata la Strategia Nazionale Biodiversità (SNB) al 2030, che deve puntare a proteggere il 30% del nostro territorio e dei nostri mari, ma questi obiettivi sono difficili da raggiungere senza istituire nuovi Parchi nazionali e nuove Aree marine protette, peraltro senza stanziamenti ideonei a scelte che dovrebbero essere epocali e non solamente “greenwashing”.

Intanto sono tornati a farsi sentire i petrolieri, che già si vantano di essere la vera soluzione alla riduzione delle prezzo delle bollette.

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