
Dopo oltre un anno dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, i risultati sono sotto i nostri occhi: neofascismo, furore xenofobo e repressione omicida in patria, guerra senza frontiere e tentativi di strangolamento delle economie concorrenti all’estero.
Al sangue e alle sofferenze di palestinesi, siriani, iracheni, libanesi, yemeniti, iraniani, venezuelani, nigeriani, somali, cubani, fanno riscontro le scene di violenza delle squadracce dell’ICE a Minneapolis e in tutti gli Stati Uniti. Lager contro i migranti, furore xenofobo e deportazioni verso i campi di tortura di Bukele in El Salvador completano il quadro.
Noi europei siamo tra i principali bersagli della furia trumpiana. Non ci riferiamo soltanto all’uso delle guerre in Ucraina e in Medio Oriente per mettere in crisi la nostra economia, ricattarci e obbligarci ad accettare l’imposizione di un’economia di guerra al servizio dell’industria delle armi, dei colossi energetici e della finanza americani. C’è di più.
Enormi flussi di dollari attraversano l’Atlantico e, dalle casse delle fondazioni legate alle anime più reazionarie della destra repubblicana, finiscono nelle tasche delle loro omologhe legate ai partiti di estrema destra europei, compresi quelli guidati da Meloni e Salvini che governano in Italia. Il nemico, insomma, marcia alla nostra testa e, come un pifferaio magico, ci guida verso il baratro.
Il neofascismo e la guerra al servizio della conservazione dell’egemonia statunitense sul mondo, insomma.
Ma non lasciamo ingannare dalla retorica “dem”: ciò che oggi avviene, in forme traumatiche, sotto il regime trumpiano, era già una realtà, seppure non ostentata, sotto l’amministrazione Biden. L’imperialismo a stelle e strisce è fondamentalmente unito nell’aggredire le cause del frazionamento e del declino del suo potere a livello planetario.
La risposta che dobbiamo dare a tutto questo è, negli Stati Uniti come in Europa e in tutto il mondo, la lotta di classe per una nuova forma di organizzazione sociale. Una lotta che deve cominciare dal basso, da dove tutte e tutti noi possiamo esercitare forme immediate ed effettive di potere: nei luoghi di lavoro, nei nostri quartieri, nella costruzione di forme di contrattacco contro l’oppressione sociale, la precarietà, la povertà che ci vengono imposte.
Il mondo come lo conosciamo non funziona: è tempo di cambiarlo, o di prepararci alla catastrofe.

