La crisi non ci aspetta

di Francesco Delledonne

Finalmente autonomi dal PD golpista, prepariamoci ad organizzare la resistenza alla macelleria sociale del governo bipartisan BCE-Nato-Fiat-Vaticano.

Rifondazione_Rivoluzione

La lista “Rivoluzione Civile”, con la candidatura a primo ministro di Antonio Ingroia, presentata lo scorso 29 dicembre, è una buona notizia, e forse il meglio che si potesse ottenere vista la condizione del movimento comunista e della sinistra di classe in Italia e visti i numerosi tentennamenti e i tentativi da più parti portati avanti (e non certo abbandonati, è bene non illudersi) di cercare l’accordo con il PD.

Una buona notizia perché gran parte di quel che è sopravvissuto della sinistra a decenni di errori e cedimenti si ritrova in una lista contrapposta, oltre a Berlusconi e a Monti, anche a Bersani; il quale, è bene ricordarlo, ben lungi dal compiere mirabolanti svolte socialdemocratiche (per altro rese impossibili in Europa dalla situazione oggettiva di questa crisi, che esclude ogni facile via d’uscita keynesiana), si è suicidato sull’altare dell’appoggio del governo Monti, rappresentante diretto del grande capitale italiano e internazionale, e ha votato senza fiatare, con CGIL scondinzolante al seguito, ogni misura antipopolare propinatagli dal governo più reazionario della storia repubblicana.

Questo fatto positivo certamente non nasconde tutte le ambiguità e le debolezze presenti in questa lista, a partire dal programma in cui solo grazie alla richiesta di Ferrero è stato aggiunto il no al “Fiscal Compact” e alla Tav; non è eccessivo per altro temere che, nella fase successiva alle elezioni, pulsioni al riavvicinamento con il PD non mettano a serio rischio la tenuta politica dell’esperimento; la speranza dunque è che si possano eleggere dei compagni affidabili che non abbassino la testa e che diano rappresentanza alle lotte sociali.

Va respinto però un certo atteggiamento disfattista, e in ultima analisi liquidatorio, che sfrutta le evidenti debolezze di questo progetto per gridare al tradimento e sperare nel fallimento; è difficile non immaginare che un’eventuale ulteriore sconfitta elettorale della sinistra di classe avrebbe ricadute pesanti e di lunga durata sulla stessa questione comunista e sulla possibilità di avere in Italia un partito comunista all’altezza dei tempi. È chiaro del resto che il superamento dello sbarramento, difficile ma ora non impossibile, non toglierà le castagne dal fuoco al movimento comunista; anzi, probabilmente i nodi verranno al pettine più in fretta e, in entrambi i casi, nel dopo elezioni bisognerà vigilare contro ogni ulteriore tentativo liquidazionista.

Dobbiamo essere soddisfatti del fatto che Rifondazione Comunista abbia giocato un ruolo positivo nel spingere da mesi perché si facesse un polo autonomo e alternativo al PD e alle politiche di austerità da esso appogiate. È difficile però nascondere i nostri limiti: se la subalternità più evidente all’ideologia dominante dell’éra bertinottiana è stata superata, rimangono i difetti strutturali che ci hanno portato alla situazione attuale: l’assenza di una politica sindacale e di conseguenza di un reale tentativo (al di là dei buoni propositi) di tornare a radicarsi nei luoghi di lavoro; ancora, in particolare a livello locale, la propensione all’accordo a tutti i costi con il centrosinistra; un’analisi della politica internazionale – come si è dimostrato durante l’aggressione contro la Libia e oggi contro la Siria – spesso totalmente subalterna alla propaganda imperialista; l’esasperata divisione correntizia che spesso porta alla paralisi dell’attività politica; un non arginato cedimento nei confronti dell’idelogia dominante che porta, ad esempio, alla sottovalutazione della gravità della crisi in cui versa il sistema imperialista; e si potrebbe continuare.

Quel che è certo, però, è che questi anni hanno dimostrato che ogni ipotesi seria di ricostruzione di un movimento comunista all’altezza della situazione non può non passare da Rifondazione Comunista, dalle sue migliaia di militanti che in questi anni hanno tenuto in piedi, fra mille difficoltà e errori, la possibilità della trasformazione.

“Rivoluzione Civile”, dunque, contro la macelleria sociale patrocinata da Napolitano, da far conoscere in ogni luogo di aggregazione di massa radicalizzando il più possibile i contenuti, ma senza facili entusiasmi e preparandoci già da ora alla lunga e dura resistenza che abbiamo di fronte. La crisi morde e non ci aspetta.

3 pensieri su “La crisi non ci aspetta

  1. Il 22 Dicembre 2012 sono stato al teatro Quirino con la curiosità di verificare chi fossero i soggetti politici che partecipavano al meeting “ Cambiare si può”. Ho incontrato tutti quei soggetti politici che da anni, passando per trasformismi e scissioni sulla sola propria visibilità mediatica, oggi si rincontrano per creare un soggetto politico alla ricerca di poltrone comode .http://orgogliooperaio.blogspot.it/2010/11/messe-cantate-e-riti-propiziatori.html Per descrivere il mio pensiero, mi auguro che sia anche il pensiero di tutti i comunisti sinceri e autocritici e che vivono come me la condizione precaria di lavoratore e padre di famiglia, userò le parole di un grande uomo ormai dimenticato da chi si professa comunista:

    Il fascismo che compendia in sè tutta la reazione e richiama in vita tutta l’addormentata ferocia atavica, ha vinto perchè ha avuto l’appoggio finanziaria della borghesia grassa e l’aiuto materiale dei vari governi che se ne vollero servire contro l’incalzante minaccia proletaria; ha vinto perchè ha trovato contro di sè una massa stanca, disillusa e fatta imbelle da una cinquantenaria propaganda parlamentarista. Errico Malatesta

    Corsi e ricorsi storici, come prima del ventennio fascista, oggi le masse o meglio la classe lasciata a se stessa è resa innocua da più di 60 anni di propaganda parlamentarista. Oggi al dibattito politico l’aristocrazia comodo-comunista invece del dialogo usa la calunnia e le menzogne mediatiche sputate dai mass media del potere. Vengo visto da anni come un provocatore quando dico che la sinistra parlamentare ha servito il criminale progetto imperialista made in Usa, quella che urlano come la crisi del capitalismo non è altro che una trasformazione dei modelli di produzione che si sono perlopiù trasferiti in Asia e il metodo che gli stati imperialisti, capitanati dagli Usa, usano per fare profitto è quello delle guerre preventive, preparate con l’apparato dei mass media della menzogna, che servono per saccheggiare la sovranità degli stati che non sottostanno al mostro imperialista. L’appropriazione dei beni comuni come acqua, luce, trasporti, comunicazioni, sanità e soprattutto l’educazione, è un metodo per fare profitto. Tutti i nostri gioielli di stato come IRI, STET, SIP, ALITALIA, AUTOSTRADE ecc… sono state regalate in gran parte alle multinazionali di oltreoceano e per farlo non è servito l’uso dei droni e dei caccia Nato con le loro “bombe intelligenti” ma è bastato mettere in libro paga delle multinazionali (GOLDMAN SACHS) i capi dei governi che si sono succeduti e i governatori della BANCA D’ITALIA SPA. La denuncia dell’ex collaboratore di ENRICO MATTEI, BENITO LIVIGNI chiarisce meglio il mio discorso che è la causa dello smantellamento dello stato sociale e quindi la causa di tutti i mali dei lavoratori e dei non lavoratori http://www.imolaoggi.it/?p=33056

    Cambiare si può… tutta l’aristocrazia comodo comunista, cambiare si può si ma mettendo al centro del programma politico le istanze che vengono dai lavoratori, dai disoccupati, dai precari, dai pensionati, dai disabili, dai malati terminali, dagli studenti figli di un dio minore.Aderisco con entusiasmo al progetto antimperialista (http://comunistiperlasiria.wordpress.com/) di comunisti che vengono da diverse esperienze avendo compreso da anni le ricadute sociali che il criminale progetto imperialista ha determinato.Oggi con la Siria e con il Venezuela di Chavez che è la speranza che cambiare si può veramente attuando politiche sociali per il bene comune.Grazie a Nuova Alba http://albainformazione.wordpress.com/home/per il suo incessante lavoro di informazione e diffusione della prassi delle politiche socialiste attuate in Venezuela.

    Saluti comunisti

    Roberto Scorzoni

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