Dalla Svizzera all’Italia: lottiamo contro l’acquisto degli aerei da guerra!

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Sabato 10 maggio, Locarno: Conferenza pubblica su Gripen e F-35. Da sinistra: Francesco Delledonne (Giovani Comunisti Milano), Edoardo Cappelletti e Amos Speranza (Gioventù Comunista della Svizzera Italiana)

Lo scorso 18 maggio, i cittadini svizzeri hanno respinto in un referendum, con il 53,4% dei voti, l’acquisto di 22 aerei da guerra Gripen, di fabbricazione svedese, che sarebbero dovuti costare 3,1 miliardi di franchi, pari a circa 2,5 miliardi di euro. Si tratta di un grande risultato, che Edoardo Cappelletti, coordinatore della Gioventù Comunista della Svizzera Italiana, fra le organizzazioni che più si sono spese contro l’acquisto dei Gripen, ha così commentato: “La G.C. si felicita dello sventato acquisto dei nuovi aerei da combattimento, grazie al quale la Confederazione potrà rivolgere consistenti risorse verso investimenti più lungimiranti e vicini ai bisogni della popolazione: il futuro non si costruisce nel settore bellico, ma nell’istruzione, nei trasporti pubblici e nelle energie rinnovabili.”

Un importante successo che ci deve spingere a lanciare anche in Italia una vera mobilitazione, che ancora non c’è stata, contro il vergognoso acquisto dei 90 caccia bombardieri F-35, di produzione statunitense (Lockheed), il cui programma prosegue senza intoppi nonostante le balle elettorali di Renzi su una sua fantomatica riduzione o addirittura dimezzamento. Pochi giorni dopo le elezioni europee, il castello di carte di menzogne di cui si nutre Renzi e la sua corte di miracoli è già iniziato a crollare: fonti Usa riprese da L’Espresso parlano di un nuovo accordo fra Lockheed e Finmeccanica del valore di 3 miliardi dollari, mentre lo stesso Renzi ha definito la battaglia per la riduzione dei caccia come “complicata e simbolica” e l’ambasciatore americano a Roma John Phillips ha affermato di non aver ricevuto nessuna notizia da parte del governo italiano sulla riduzione del programma.

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Nel corso dell’iniziativa di sabato 10 maggio a Locarno si sono evidenziati diversi aspetti in comune ai due casi nazionali e si è confermata la necessità di intensificare i rapporti fra le organizzazioni giovanili comuniste dei due Paesi, con l’obiettivo di scambiare esperienze di lotta e rafforzarci reciprocamente. Il risultato del referendum svizzero e la campagna politica condotta dalla G.C. e dal PC del Ticino ci spingono quindi, come si è detto, a costruire una vera mobilitazione sul tema anche in Italia, nell’ambito della lotta più generale per l’uscita dalla NATO e per una politica di pace e di sviluppo.

Una lotta fondamentale e simbolica, quella contro l’acquisto degli F-35, in primo luogo per l’assurdità, specialmente in tempo di crisi e di disastro sociale sempre più accentuato, di una spesa enorme come questa: 12-13 miliardi di euro, l’equivalente di una normale manovra finanziaria, più i costi di esercizio e manutenzione stimati in totale in 40 miliardi. Con il costo di UN SOLO F-35 (135 milioni di euro) è stato calcolato che si potrebbe mettere in sicurezza 135 scuole, acquistare 21 treni, fornire 33.000 borse di studio, costruire 405 nuovi asili, ecc.
Una spesa folle per aerei con finalità puramente di aggressione, nonostante il ministro della (cosiddetta) Difesa Pinotti abbia sostenuto che servirebbero a difenderci dai missili (sic!), cui si aggiunge quella di più di 20 miliardi di euro già preventivati per gli Eurofighters (già utilizzati nel bombardamento indiscriminato della Libia con più di 1900 missioni militari singole), che dimostra in modo plateale l’irrazionalità intrinseca che caratterizza il sistema sociale capitalistico. Altro che inutili, il problema è che vengono utilizzati! Aerei per altro con difetti tecnici rilevanti (problemi al software e nell’atterraggio) che hanno ad es. già portato Canada, Paesi Bassi, Australia e Turchia a sospenderne l’acquisto.

In secondo luogo perché l’acquisto degli F-35 mette a nudo il servilismo della classe politica italiota nei confronti dell’imperialismo statunitense e dei diktat delle istituzioni europee oltre che ovviamente dei circoli dirigenti del grande capitale italiano. Una classe politica che si sta facendo esecutrice, già da diversi anni ma in modo sempre più aperto e sfrontato, non solo di una politica di macelleria sociale e di impoverimento per le classi popolari, ma di una politica di vero e proprio tradimento nazionale.
Lo si vede ad esempio – in questo caso specifico – nel fatto che l’Italia sarebbe l’unico paese europeo ad assemblare gli F-35 utilizzando componenti prodotte interamente altrove, con le evidenti conseguenze in termini di dipendenza teconlogica e militare che questo comporta.

Come si è evidenziato nell’iniziativa di Locarno, una sudditanza ai circoli più guerrafondai del mondo euro-atlantico, che si palesa in modo chiaro nelle biografie dei protagonisti Immaginedella vicenda e nei loro referenti politici.
Caso emblematico quello di Napolitano, vero matador – nonostante i quasi novant’anni di età – della politica italiana, sin almeno dagli anni ’70 esponente di punta del ‘partito americano’ nel Pci (primo esponente comunista italiano a ottenere il visto per gli Usa) e protagonista della trasformazione della sinistra italiana in principale bastione degli interessi del capitale finanziario e dell’imperialismo statunitense in Italia. Nel caso degli F-35, dopo la visita di Obama in Italia, è arrivato a convocare il Consiglio Superiore di Difesa dichiarando che il Parlamento italiano non ha alcun potere di veto sulla materia.
Il caso di Renzi, pur nel livello estremamente inferiore di caratura politica, presenta tuttavia anch’esso aspetti inquietanti: esprimendo da sempre un livello di ammirazione e di servilismo quasi bambinesco nei confronti degli Stati Uniti e di Obama in particolare, si è circondato – come consiglieri politici ed economici – di personaggi come Michael Leeden, consigliere di Reagan durante le ‘guerre sporche’ in Nicaragua e consulente del SISMI negli anni della strategia della tensione, oltre che del governo israeliano; Davide Serra, che ne ha finanziato apertamente la scalata al potere, finanziere d’assalto che entrò nel 2001 in Morgan Stanley; Profumo di Unicredit e si potrebbe contiunare per molto.

Un quadro quindi che mostra la classe politica italiana, in questa fase di crisi sociale e di distruzione nazionale che si farà sempre più acuta nei prossimi mesi e anni e di messa in discussione a livello internazionale degli equilibri costituiti, porsi al servizio dei circoli più reazionari del grande capitale finanziario, in particolare a livello di istituzioni europee, e dell’imperialismo statunitense.
Un quadro che reclama la necessità di una forza politica in grado di radicarsi nei conflitti sociali, che già ci sono e che stanno crescendo ma in forma forzatamente disorganica, e che sulla base di quel radicamento sia in grado di porre la questione della difesa dell’indipendenza nazionale – messa sempre più in discussione dall’accentramento di potere nelle istituzione UE e dalla presenza militare e politico-economica statunitense in Italia – e della lotta per un futuro di pace e di sviluppo per l’Italia. Una forza politica che da anni è di fatto assente e che nel nostro piccolo, a partire dalla ricostruzione di una giovanile comunista degna di questo nome, contribuiremo quotidianamente a ricostruire.

Di Francesco Delledonne.

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