Contro il governo dell’estrema destra, non un passo indietro!

Dichiarazione della Segreteria Centrale di Fronte Popolare

Il governo Lega-Movimento 5 Stelle che si appresta a chiedere la fiducia alle Camere si delinea come un esecutivo politicamente marcato dalla presenza in posizioni chiave della Lega di Salvini, che è riuscita nell’opera di unificazione e disciplinamento dei settori apertamente fascisti grazie a un processo di transizione che ne ha fatto un vero e proprio partito neo-fascista di massa. Un governo diretto sul piano della gestione e nelle relazioni internazionali da tecnocrati fiduciari dell’Unione Europea e della NATO, dei cui interessi il Movimento 5 Stelle si sforza sempre più di farsi garante, e che quindi coniuga il carattere apertamente autoritario dell’estrema destra con forti garanzie di un saldo ancoraggio alle scelte strategiche imposte all’Italia dal capitalismo finanziario. La crisi istituzionale degli scorsi giorni non ha fatto che sancire il dominio politico della burocrazia eurocratica sul Paese e sul governo, rafforzando il già marcato contenuto di continuità del nuovo esecutivo con le compatibilità europee e atlantiche. Qualunque illusione circa la possibilità che un governo Lega-M5S potesse rappresentare in qualunque forma un atto d’insubordinazione nei confronti della finanza e delle istituzioni transnazionali del blocco atlantico viene dunque inequivocabilmente smentita dai fatti, mentre si svela, una volta di più, la disposizione dei gruppi dominanti della società a spianare la strada alle soluzioni politiche più retrive e violente per garantire il proprio controllo sulla società.

In un contesto in cui l’autoritarismo tecnocratico di Monti prima e i governi del Partito Democratico poi, hanno preparato le condizioni a livello giuridico e sociale per bloccare, controllare o reprimere ogni forma di dissenso organizzato o di espressione autonoma delle classi lavoratrici, l’organizzazione del consenso di alcune delle parti della società colpite dalla crisi economica da parte di forze reazionarie e di matrice apertamente fascista come la Lega o di carattere plebiscitario e altrettanto reazionario come il M5S, e l’avvento di queste forze alla guida dello Stato, creano le condizioni per un’accelerazione nel precipitare dell’Italia verso un dramma storico di proporzioni difficilmente preventivabili. Il declino economico del paese e la distruzione della sua capacità produttiva continueranno sotto la direzione politica di un governo il cui asse è come mai prima spostato verso l’estrema destra.

Il prevedibile, rapido fallimento, o la diretta rimozione dall’agenda di governo delle ricette più demagogiche proposte dal Lega e M5S in campagna elettorale, già testimoniati dal tenore dell’accordo di governo tra i due partiti e dalla figura di Giuseppe Conte, lascia presagire che la collera sociale che non smette di montare nel paese sarà sempre più organizzata in uno scontro orizzontale tra lavoratori, in particolare attraverso intense campagne di odio razzista nei confronti delle comunità d’immigrati, che verrà ora direttamente alimentato dalle strutture dello Stato e utilizzato come elemento giustificativo per aprire la via a un impiego repressivo su vasta scala della forza pubblica. Il tutto in un quadro generale in cui la copertura istituzionale ad alto livello favorirà una crescita ulteriore della presenza territoriale del neofascismo e del neonazismo, già da tempo saldatisi con la malavita organizzata.

Il grave episodio di censura autoritaria contro le posizioni euro-critiche rappresentato dal rifiuto del Presidente della Repubblica Mattarella di confermare la nomina di Paolo Savona al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che ha imposto al governo in via di formazione ulteriori passaggi di formale sottomissione alle istituzioni dell’Unione Europea, si conclude con una conferma della presenza di Savona nel Consiglio dei Ministri, seppure come Ministro degli Affari Europei, segnando un nuovo precedente negativo che lede il prestigio della Presidenza della Repubblica e indebolisce la fiducia popolare nelle istituzioni in corrispondenza dell’avvento al governo dell’estrema destra e del plebiscitarismo populista. L’autoritarismo europeista e il neofascismo si riconciliano in una reiterata sottomissione alle istituzioni internazionali imperialiste, infliggendo un colpo durissimo alla democrazia politica nel nostro paese.

Di fronte a questo quadro cupo, occorre guardarsi da ogni tendenza a leggere in un’ottica “normalizzatrice” l’avvento dell’estrema destra al governo del paese, che peraltro si esprime nel controllo diretto del Ministero dell’Interno, responsabile dell’organizzazione degli gli apparati repressivi. L’approccio fuorviante a leggere “nel merito” il cosiddetto contratto di governo, prescindendo da chi quell’accordo ha prodotto, rappresenta un gravissimo errore da contrastare. Occorre invece analizzare lucidamente la natura di classe del governo che si sta insediando, comprendere i meccanismi e la prassi con cui avviene l’organizzazione del consenso di cui esso è espressione e predisporsi a una coerente opposizione. Tutti i soggetti sinceramente democratici e non compromessi con gli ultimi decenni di sfascio del paese e macelleria sociale che hanno aperto la strada all’attuale situazione, così come ciascuna lavoratrice o lavoratore che abbia a cuore le ragioni del progresso sociale e della democrazia, tutti noi siamo chiamati a dare prova di unità, responsabilità e disponibilità all’azione.

In questo senso è già di per sé assai grave che, nella complessa fase di transizione apertasi con il voto del 4 marzo, e ancor più dopo la crisi istituzionale dello scorso 27 maggio, le forze politiche e sociali democratiche non abbiano saputo dar vita a momenti di mobilitazione per manifestare di fronte all’opinione pubblica la necessaria, ferma opposizione nei confronti delle ipotesi reazionarie che via via venivano avanti. Questo immobilismo ha di fatto aiutato un processo di assuefazione dell’opinione pubblica alle eventualità peggiori cui occorre assolutamente mettere fine.

L’opposizione a questo governo non può essere lasciata a chi con le politiche anti-popolari e anti-nazionali di questi anni ci ha portato in questa situazione. Ad ogni attacco contro gli interessi delle classi popolari, a partire dall’incostituzionale Flat Tax, ad ogni arretramento rispetto alle già rimangiate promesse elettorali su Jobs Act e Fornero, ad ogni concessione alle imposizioni UE e Nato, la sinistra di classe deve ritrovare la voce, far vivere nella società una vera alternativa e prepararsi a resistere in modo organizzato.

Negli ultimi giorni, e in particolare dopo l’apertura della crisi istituzionale, Fronte Popolare si è impegnato nel promuovere la proposta di mobilitazioni cittadine contro gli autoritarismi eurocratico e neofascista. Tali mobilitazioni sono a nostro avviso indispensabili per rappresentare di fronte all’opinione pubblica italiana la possibilità di una terza opzione: quella che difende le libertà democratiche, il diritto del popolo italiano di decidere dei propri destini e che lotta senza quartiere contro il plebiscitarismo e il neofascismo. Nella nuova situazione determinata dalla resurrezione del governo Conte, rinnoviamo l’appello a manifestare nelle piazze la lotta indispensabile per aprire all’Italia la via della giustizia sociale e della liberazione.

 

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