I partiti di potere travolti dalle inchieste per mafia in Calabria. Per salvarci è urgente una rivoluzione politica!

“Numericamente è la seconda operazione dopo il primo maxiprocesso di Palermo di Falcone e Borsellino”. Con queste parole  Nicola Gratteri ha sottolineato l’ampiezza dell’operazione antimafia Rinascita-Scott, che nelle scorse ore ha condotto all’arresto di 334 persone in Italia e all’estero e alla decapitazione delle ‘ndrine che operano nella zona di Vibo Valentia.

L’effetto dell’operazione è dirompente sul piano politico perché, a poche settimane dalle elezioni regionali in Calabria, fa esplodere la questione di una connessione tra mafia, massoneria occulta e politica che delinea un sistema trasversale agli schieramenti politici di destra e “centrosinistra”. Nulla di nuovo, per noi che facciamo parte della storia di coloro che quelle connessioni le hanno denunciate da sempre, pagando anche un alto tributo di sangue. Ma quanto emerso in queste ore deve essere ripetuto, denunciato con forza, portato all’attenzione dell’opinione pubblica con ogni mezzo, perché rende evidente il carattere della società in cui viviamo.

Per regolare ogni singolo affare, si utilizzava quella che viene definita “la potente autostrada universale”: la massoneria. La definizione è dell’avvocato Giancarlo Pittelli, ex senatore di Forza Italia, accusato di essere l’elemento di connessione tra i politici e professionisti, la ’ndrangheta e la stessa massoneria.

Pittelli, con un lungo passato alla corte di Berlusconi e prima nella Democrazia Cristiana, nell’aprile 2017 è transitato tra i neofascisti di Fratelli d’Italia, salutato entusiasticamente dalla ducetta Giorgia Meloni. Si aggiunge così alla fitta schiera di esponenti del partito della fiamma tricolore arrestati per la più ampia gamma di reati: un vero e proprio partito del malaffare, nella più tipica tradizione fascista e neofascista.

Tra i coinvolti nell’inchiesta, spiccano anche: Nicola Adamo, ex vicepresidente della giunta regionale per il Partito Democratico e marito della deputata del PD Enza Bruno Bossio; Gianluca Callipo, sindaco di Pizzo e presidente di Anci Calabria, ex esponente di spicco del PD renziano in seguito approdato al progetto politico del sindaco di Cosenza in quota Forza Italia Mario Occhiuto, nonché cugino del magnate del tonno Pippo Callipo, entusiasticamente proposto da Zingaretti un paio di settimane fa come candidato presidente del PD in vista delle regionali calabresi; Pietro Giamborino, consigliere regionale dal 2005 al 2010 con la Margherita e quindi con il PD; Luigi Incarnato, segretario regionale del PSI e commissario della Sorical, la società di gestione dell’acqua in Calabria.

Il panorama che ne esce parla della cancrena che investe l’intero paese, una cancrena con radici antiche che sta uccidendo il nostro tessuto sociale, civile ed economico. E parla di una politica dei cosiddetti “grandi partiti” in cui è semplicemente ridicolo cercare di operare una distinzione di natura morale, o meglio moralistica, tra quelli che stanno “di qua” e quelli che stanno “di là”, come pure si è visto tentare di fare nelle piazze delle ultime settimane. La finta alternativa tra “sovranisti” ed “europeisti” è la facciata dietro cui si nasconde il più sporco consociativismo, operato da partiti che sono ormai vere e proprie accozzaglie informi di arraffoni e profittatori senza freni al soldo dei poteri veri, quelli che decidono le sorti di tutte e tutti noi.

Non stupisce, in tutto questo, il silenzio delle “alte” cariche dello Stato: chi fa parte del gioco non può non essere al corrente di come esso funzioni e se non tutti incorrono nel reato penale o nelle maglie della magistratura (che a sua volta ci si deve ben guardare dall’investire della qualità di forza moralizzatrice, al di là della buona volontà di questo o quel singolo magistrato), certamente si può, si deve dire che nessuno è innocente.

Questo non significa, attenzione, cedere alle idiozie dell’antipolitica. Significa invece assumerci ciascuno delle responsabilità. Per difenderci, per salvarci dalla rovina cui ci stanno trascinando, serve una vera, profonda rivoluzione politica. Serve trasformare la società e lo Stato. Se anche la canea della propaganda mediatica che difende questo stato di cose è riuscita per il momento a silenziare questo bisogno vitale della società italiana (e non solo), noi non ci arrendiamo: o socialismo o barbarie!

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