Stati Uniti: l’opposizione al terrorismo guerrafondaio di Trump al centro della scena politica

L’assassinio del generale iraniano Qassem Soleimani su ordine di Trump, che ieri ha fatto risvegliare il mondo sull’orlo di un’esplosione di violenza dalle proporzioni difficilmente prevedibili, ha acceso negli Stati Uniti un’opposizione dalle proporzioni inedite.

È noto come negli ultimi anni la sinistra statunitense sia andata consolidando le proprie posizioni e accrescendo la sua influenza di massa nel contesto dell’intensificarsi delle lotte per la giustizia sociale, razziale e di genere. L’incubo di un possibile conflitto su larga scala con l’Iran sta ora offrendo il terreno per una saldatura tra quelle battaglie e la lotta contro l’imperialismo e per la pace.

Mentre decine di mobilitazioni contro la guerra vengono convocate in tutto il paese, i principali attori della rinascita della sinistra statunitense, impegnati su versanti diversi nella costruzione di un movimento indipendente delle classi lavoratrici, condannano senza mezzi termini la politica terroristica di Trump.

  • Le organizzazioni della sinistra

La ANSWER Coalition, coalizione nazionale di forze contro la guerra all’interno della quale sono attivi i comunisti del Party for Socialism and Liberation (PSL), ha emesso il seguente comunicato:

L’amministrazione Trump e il Pentagono si sono mossi per iniziare una guerra con l’Iran assassinando Qassem Soleimani, il principale leader militare di quel Paese. Se l’Iran assassinasse apertamente un alto generale americano e se ne vantasse, non c’è dubbio che gli Stati Uniti darebbero inizio a una guerra su vasta scala. Trump e il Pentagono hanno agito illegalmente, in violazione della Costituzione, del War Powers Act e del diritto internazionale.

L’assassinio mirato di uno dei principali leader dell’Iran è stato concepito per dare il via a una nuova guerra. A meno che il popolo degli Stati Uniti non si sollevi e non la fermi, questa guerra inghiottirà l’intera regione e potrebbe rapidamente trasformarsi in un conflitto globale di portata imprevedibile e potenzialmente dalle gravissime conseguenze.

L’alto comando del Pentagono si vanta incautamente di questo assassinio illegale e mirato nel modo più rozzo e falso possibile. “Questo attacco mirava a scoraggiare futuri piani d’attacco iraniani”, hanno dichiarato i generali bugiardi. Sanno che l’obiettivo dell’attacco è proprio il contrario. Vogliono una guerra con l’Iran – un Paese di oltre 80 milioni di abitanti. La vuole anche Trump perché pensa che questo garantirà la sua rielezione nel 2020.

Per tutti coloro che credono nella pace, per tutti coloro che si oppongono all’ennesima guerra catastrofica, questo è il momento di agire. Sabato 4 gennaio, nelle città di tutto il Paese ci saranno proteste contro una nuova guerra in Medio Oriente e si chiederà il ritiro di tutte le truppe e la chiusura delle basi statunitensi nella regione.

Il Workers World Party (WWP) sottolinea le potenzialità espresse dalla resistenza popolare in Iraq nei giorni precedenti l’omicidio di Soleimani:

Sì, la macchina militare degli Stati Uniti e il potere delle multinazionali statunitensi rimangono minacce enormi per molti paesi e un enorme spreco di risorse. Ma la capacità di una milizia popolare di camminare indisturbata nella zona [di Bagdad] più fortemente presidiata dagli Stati Uniti è un ottimo inizio per il decennio 2020.

I Democratic Socialists of America (DSA), la più forte organizzazione socialista del paese di cui fanno parte personalità di rilievo nazionale come le deputate Alexandria Ocasio-Cortez e Rashida Tlaib, hanno a loro volta assunto una ferma posizione antimperialista:

I Democratic Socialists of America (DSA) si oppongono con forza a una guerra degli Stati Uniti contro l’Iran. Alla luce dell’atto di guerra degli Stati Uniti contro l’Iran, che porta le due nazioni sull’orlo di un conflitto, i DSA invitano tutti i loro membri e le sezioni locali a mobilitarsi contro l’ennesima guerra degli Stati Uniti in Medio Oriente.

Il 2 gennaio 2020 l’esercito statunitense ha assassinato, in territorio iracheno, il generale iraniano Qassem Soleimani. Una tale mossa è un atto di guerra e aggrava una situazione militare già tesa in Iraq e in Iran. Oltre a mettere avventatamente in pericolo milioni di vite umane in tutto il Medio Oriente, l’azione di ieri viola il War Powers Act, la Costituzione degli Stati Uniti e il diritto internazionale.

Questi attacchi giungono sulla scia di una maggiore presenza militare in Iraq, che fa seguito a decenni d’interventi militari nel Paese. Anche prima della loro illegale, criminale invasione e successiva occupazione dell’Iraq nel 2003, gli Stati Uniti bombardavano la nazione in media una volta ogni tre giorni e imponevano brutali sanzioni.

Gli Stati Uniti hanno a lungo tenuto nel mirino l’Iran da quando si è liberato dal dominio dispotico dello scià, da loro sostenuto. Donald Trump e il suo governo di falchi della guerra hanno drammaticamente aumentato le tensioni militari fino a raggiungere il punto più alto degli ultimi decenni. Trump si è ritirato unilateralmente dall’accordo sul nucleare iraniano, nonostante l’Iran lo abbia rispettato. Trump ha reintrodotto sanzioni brutali e unilaterali contro l’Iran che stanno infliggendo vere e proprie sofferenze ai civili iraniani, i quali non sono in alcun modo responsabili delle politiche del loro governo. A giugno, Donald Trump ha dichiarato di aver ordinato e poi revocato bombardamenti contro l’Iran, dopo che gli Stati Uniti avevano accusato l’esercito iraniano di aver abbattuto un drone di sorveglianza militare statunitense. Le tensioni si sono ulteriormente acuite a settembre, quando l’Arabia Saudita ha accusato l’Iran di aver attaccato un giacimento petrolifero saudita.

Una guerra degli Stati Uniti contro l’Iran sarebbe una catastrofe. Le guerre americane in Medio Oriente hanno lasciato un’eredità sanguinosa, uccidendo oltre un milione di persone. Questo nuovo conflitto metterebbe in pericolo la vita di milioni di iraniani, iracheni e altri in tutto il Medio Oriente, creando potenzialmente una zona di guerra quasi continua dal Libano all’Afghanistan. Come internazionalisti siamo solidali con i popoli del Medio Oriente, dalle strade di Baghdad a Beirut, nelle loro lotte di liberazione e contro il flagello della guerra.

Come socialisti democratici rifiutiamo ulteriori guerre, imperialismo e militarismo da parte del nostro governo. Ci opponiamo a una guerra contro l’Iran, chiediamo la revoca delle sanzioni, il ripristino dell’accordo sul nucleare con l’Iran e il ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq. Incoraggiamo i membri dei DSA a unirsi alle azioni di protesta organizzate nelle loro zone.

  • L’area progressista e il movimento di Bernie Sanders

Di grande rilievo le reazioni di Bernie Sanders e del movimento intorno a lui raccolto, impegnato nella campagna per la sua candidatura alla presidenza USA. Un’area politica, questa, le cui parole d’ordine sono andate significativamente radicalizzandosi nel tempo e che dichiara di perseguire la creazione di un “movimento indipendente delle classi lavoratrici”.

In una serie di tweet, il senatore del Vermont si è schierato con forza contro i piani di guerra di Trump e per la pace in Medio Oriente.

Sono andato a troppi funerali nel mio Stato. Ho parlato con troppe madri che hanno perso i loro figli in guerra. Ho parlato con troppi soldati che sono tornati a casa affetti da disturbo da stress post-traumatico, che sono tornati a casa senza braccia e senza gambe.

E ancora:

Dobbiamo fare di più che fermare la guerra con l’Iran.

Dobbiamo impegnarci fermamente per porre fine in modo ordinato alla presenza militare statunitense in Medio Oriente.

Dobbiamo porre fine al nostro coinvolgimento nell’intervento guidato dall’Arabia Saudita in Yemen.

Dobbiamo riportare le nostre truppe a casa dall’Afghanistan.

Gli ha fatto eco Alexandria Ocasio-Cortez, volto giovane della nuova sinistra nel Congresso USA ed esponente dei DSA:

La guerra è anche un conflitto di classe. I ricchi e i potenti che iniziano la guerra sfuggono alle conseguenze delle loro decisioni. Non sono i loro figli che vengono dati in pasto alla violenza.

A pagarne il prezzo sono soprattutto le persone vulnerabili, i poveri e i lavoratori, che hanno poca o nessuna voce in capitolo nel conflitto.

E ancora:

Il Congresso ha ora l’obbligo morale e legale di riaffermare il suo potere di fermare questa guerra e di proteggere persone innocenti da terribili conseguenze.

Abbiamo due opzioni immediate:

  1. Votare una risoluzione sui poteri di guerra, che obblighi Trump a ottenere l’approvazione del Congresso.
  2. Reintrodurre e votare l’emendamento bipartisan al National Defense Authorization Act (NDAA) presentato dal deputato Ro Khanna, che blocca i finanziamenti per iniziative offensive nei confronti dell’Iran.

Questo emendamento è stato approvato dalla Camera con il sostegno bipartisan non molto tempo fa, ed è stato poi svuotato durante le negoziazioni. Possiamo riproporlo come legge a sé stante.

Dal canto suo, la deputata di sinistra Ilhan Omar, che nel dichiarare alcuni mesi fa il suo sostegno alla candidatura di Sanders si è detta “emozionata all’idea di un presidente che lotti contro l’imperialismo occidentale”, ha promosso una raccolta di firme contro la guerra:

È mio dovere costituzionale intervenire quando un presidente cerca di scavalcare l’autorità del Congresso. Userò tutti i mezzi del mio ufficio per fermarlo – e chiedo ai miei colleghi di fare lo stesso.

E via Twitter ha aggiunto:

Accuseranno chiunque metta in guardia contro la guerra di “schierarsi con i nostri nemici” o di “sostenere i terroristi”.

Questa è l’esatta retorica che ci ha fatto entrare in guerra in Iraq.

Non caschiamoci.

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