Il rafforzamento di socialisti e progressisti è la vera novità delle elezioni negli Stati Uniti

Trump sembra essere uscito di scena nel peggiore dei modi. Oltre a far parte della minoranza dei Presidenti degli USA della storia a non essere riuscito a farsi rieleggere per il secondo mandato, è anche il perdente di una competizione dove l’altro sfidante, Biden, è il Presidente eletto con il maggior numero di consensi nella storia del Paese. Ma se Trump esce di scena, di fatti non muore l’esperienza eversiva e semi-fascista della sua politica, che ha permeato culturalmente le scelte di politica interna e internazionale di questi anni sotto la bandiera repubblicana.

Sul terreno democratico, la vittoria di Joe Biden non fa assolutamente venir meno le difficoltà e le contraddizioni interne. L’esito favorevole delle elezioni non combacia con il dibattito interno al partito, ben lungi dal navigare in acque calme. Sappiamo che Biden non rappresenta alcun profondo rinnovamento, né per gli Stati Uniti sul piano sostanziale delle riforme che sarebbero necessarie per migliorare stabilmente la condizione delle classi popolari meno abbienti (e farne dunque i reali interessi), né a oggi sul piano internazionale dentro le politiche imperialiste e nemmeno sul piano della sua tenuta all’interno del partito stesso. Biden fa parte di quella corrente “centrista”, ben accettata dai piani alti delle lobbies industriali e finanziarie. Non è dunque Biden che rappresenta una novità nella politica statunitense, ma l’avanzata di un’altra corrente, nel paese reale così come nel Congresso, che seppure senza entusiasmo, lo ha in qualche modo direttamente e indirettamente sostenuto: quella progressista e tendenzialmente di provenienza socialista.

Ad esempio i DSA (Democratic Socialists of America), di fatto la più grande organizzazione socialista degli Stati Uniti, hanno usato come mezzo il Partito Democratico per eleggere propri esponenti, col fine esplicito di aumentare la propria influenza nel Congresso per attuare quelle riforme indispensabili al miglioramento delle condizioni delle classi popolari e lavoratrici. Questo proprio durante l’impressionante crescita tangibile nei consensi per i DSA (da poche migliaia di iscritti cinque anni fa al superamento degli 80 mila dichiarato nei giorni scorsi, con l’obiettivo di raggiungere i 100 mila nei prossimi mesi).  

La vittoria di Joe Biden avviene durante la peggiore crisi economica e sistemica che abbia attraversato gli Stati del Continente dal dopoguerra ad oggi, dove il Covid non ha fatto altro che esacerbare ulteriormente tale crisi e, di fatto, il malcontento delle classi lavoratrici. La decennale lotta di classe che abbiamo visto affermarsi sempre più frequentemente (che ha raggiunto il suo culmine massimo degli ultimi mesi) ha di fatto posto alcuni elementi che rendono ancor più evidente la crepa tra interessi delle classi popolari ed establishment politico e finanziario. Questo è anche uno degli elementi importanti per spiegare l’enorme successo popolare che stanno riscontrando le organizzazioni socialiste e progressiste in tutto il Paese. Senza dimenticare affatto l’ascesa popolare di Sanders, inserito più organicamente nel partito democratico, ma a sua volta vicino per posizioni politiche a quelle dei DSA e alle lotte dei lavoratori. È nota la sua proposta – uno dei suoi cavalli di battaglia durante la campagna per le primarie – finalizzata a permettere una più agevole iscrizione alle organizzazioni sindacali da parte dei lavoratori con l’obiettivo di raddoppiare la percentuale di sindacalizzazione, pratica ancora pesantemente osteggiata negli Stati Uniti.

La corrente progressista e socialista è dunque la vera novità, non solo dell’elezione di Biden, ma in generale della politica statunitense: una sorta di corpo politico socialista, che si allarga oltre i confini sindacali, oltre la politica territoriale, oltre l’adesione al partito democratico. Ed è proprio questo corpo politico socialista, fuori e dentro il Congresso, a poter dettare punti importanti dell’agenda politica dei prossimi anni.

Auspichiamo che le lotte dei lavoratori, anche inserite nel quadro più ampio delle lotte civili americane, non cessino e, anzi, si intensifichino e che esse riescano a inserirsi nelle dinamiche istituzionali ottenendo il massimo rendimento dagli eletti che per cultura politica sono inseriti in quel corpo politico socialista, del quale ci auguriamo una perenne e sempre più veloce ascesa in tutti gli Stati Uniti.

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