Negli USA cresce la presenza socialista al Congresso e nelle istituzioni locali

Le deputate e i deputati sostenuti dai DSA eletti nella tornata elettorale di ieri

Lo spoglio dei voti per le elezioni presidenziali statunitensi andrà per le lunghe. Il candidato dell’establishment democratico, Joe Biden, sembrerebbe per il momento in vantaggio, ma il vantaggio è minimo e ogni esito è ancora possibile. Donald Trump non ci sta, denuncia frodi e annuncia il ricorso alla Corte Suprema, nella speranza che la maggioranza apertamente reazionaria di sei giudici su nove, garantitagli dalla nomina di Amy Coney Barrett dopo la scomparsa della liberal Ruth Bader Ginsburg, gli consenta di ribaltare l’eventuale responso sfavorevole del conteggio dei voti e di consumare così un vero e proprio golpe. La tensione è altissima e una così pronunciata crisi del sistema istituzionale degli Stati Uniti sarebbe apparsa impensabile fino a pochi anni fa.

Certamente queste elezioni si sono tenute in un paese sconvolto dalle conseguenze di una profonda crisi economica, sociale, politica e morale. Le conseguenze della pandemia da coronavirus, che ha mietuto fino a oggi oltre 230 mila vittime e la cui gestione dissennata da parte dell’amministrazione Trump, ispirata al principio della tutela del profitto in un paese in cui il diritto alla salute non esiste e le logiche del mercato decidono della vita e della morte, ha imposto un pesante tributo in termini di vite umane soprattutto alle classi popolari e alle minoranze.

Nei mesi scorsi, la nuova ondata di mobilitazione del movimento Black Lives Matter contro gli omicidi a sfondo razzista perpetrati dalle forze di polizia e la loro diffusa brutalità, hanno riportato all’attenzione del mondo la permanenza e l’aggravarsi dell’irrisolta questione del razzismo.

Quello che è certo è che chiunque vinca, saranno necessarie accanite lotte sociali e la continua mobilitazione delle masse per tutelare e affermare gli interessi della working class.

Come noto, Fronte Popolare s’interessa da tempo e con grande attenzione alle vicende della sinistra politica negli USA. Nel corso di anni abbiamo costruito contatti con numerose organizzazioni politiche e sociali statunitensi, con cui alimentiamo legami di solidarietà e scambi costanti, nella convinzione che l’evoluzione delle forze della sinistra e della lotta di classe oltre Atlantico costituisca uno dei fattori decisivi per l’avvenire della causa del socialismo in tutto il mondo.

Da questo punto di vista, tra i primi risultati del voto da salutare come positivi, c’è certamente la crescita della presenza di eletti apertamente socialisti sia al Congresso che nei parlamenti statali e nelle istituzioni locali.

Appena poche settimane fa, abbiamo avuto modo di approfondire la conoscenza dell’organizzazione cui questa ondata di eletti socialisti è riconducibile, grazie a un’intervista pubblicata su La Città Futura. Si tratta dei Democratic Socialists of America (DSA), formazione socialista e anticapitalista in tumultuosa crescita cui le urne stanno consegnando un importante risultato.

Già confermata, e scontata sin dalla vigilia, la rielezione delle deputate socialiste Alexandria Ocasio-Cortez e Rashida Tlaib, rispettivamente a New York e nel Michigan. Le due congressiste, elette per la prima volta alla Camera dei Rappresentanti nel 2018, hanno conquistato notorietà internazionale per le loro battaglie sui temi sociali e per le posizioni assunte anche in politica internazionale. Per queste battaglie e per le loro origini rispettivamente portoricane e palestinesi le due, parte della cosiddetta “The Squad”, sono state nel mirino dell’estrema destra sin dai primi mesi del loro mandato, ricevendo pesanti attacchi dallo stesso Trump.

A loro si aggiungono due deputati neoeletti: Jamaal Bowman a New York e Cori Bush in Missouri. Entrambi hanno strappato i seggi a maggiorenti dell’establishment democratico, vincendo le primarie grazie a una forte mobilitazione militante sul territorio.

La deputata progressista Ilhan Omar

Da salutare come di particolare importanza, al di fuori dell’area propriamente socialista, anche la rielezione alla Camera dei Rappresentanti di Ilhan Omar, deputata progressista di origini somale, nel suo seggio in Minnesota. Omar, protagonista a sua volta d’importanti battaglie sociali, di coraggiose prese di posizione in politica estera quali il rifiuto di riconoscere Juan Guaidó come presidente del Venezuela in occasione del tentato golpe del gennaio 2019, il sostegno alla causa palestinese e la forte condanna del golpe contro Evo Morales in Bolivia, è stata forse la figura della sinistra parlamentare più attaccata dalla Casa Bianca. La sua fede musulmana, l’essere una rifugiata proveniente da un paese in guerra e naturalizzata al compimento della maggiore età e le sue posizioni politiche le sono valse aperti, ripetuti e violenti attacchi a sfondo xenofobo da parte dell’inquilino dello studio ovale, ma anche l’apprezzamento crescente da parte dell’opinione progressista e il sostegno di figure storiche della sinistra come Angela Davis

In attesa che i risultati definitivi rendano possibile una lettura della nuova situazione creata dal voto e restando in osservazione degli sviluppi dello scontro istituzionale che si prefigura, desideriamo porgere alle deputate e ai deputati socialisti e di sinistra, così come agli eletti nelle istituzioni locali, i nostri auguri di buon lavoro. Ai DSA vanno le nostre congratulazioni per il lavoro militante svolto e per i risultati ottenuti.

La battaglia per la giustizia sociale, per la fine delle sanguinose guerre imperialiste e per lo smantellamento del complesso militare-industriale statunitense è appena ai suoi albori. Siamo certi che, comunque vada lo scontro tra establishment democratico e nuova destra per la conquista della Casa Bianca, gli eletti socialisti e progressisti sapranno esserne parte determinante.

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