Tentare d’imporre una riforma costituzionale a colpi di maggioranza e fallire la prova del referendum è un punto di non ritorno, e Meloni se ne sta rendendo conto.

Tra i Berlusconi che tentano di silurare l’insulso Tajani minacciando di far collassare Forza Italia, il tentativo di pulizia degli impresentabili con la resistenza della “pitonessa” Santanchè e l’imminente naufragio della proposta di legge elettorale, il governo lotta per sopravvivere a una crisi politica impossibile da nascondere.

Nel frattempo, l’Unione Europea approva una direttiva anticorruzione che costringerà l’Italia a ripristinare il reato di abuso d’ufficio, smascherando il regalo fatto dal governo delle destre a corruttori e corrotti.

D’altra parte, la realtà incalza: salari da fame, precarietà del lavoro, un’economia che boccheggia, prezzi in aumento costante, crisi demografica. L’Italia ha bisogno di un cambiamento radicale!

Insomma: il servilismo atlantico non salverà l’accozzaglia dell’estrema destra di governo dai suoi fallimenti.

Ma attenzione: la crisi di Meloni non vuol dire necessariamente che le cose andranno meglio, per noi che viviamo del nostro lavoro. Un’opposizione come quella parlamentare, in larga parte priva d’identità e credibilità, non può rappresentare la necessaria alternativa.

L’opposizione va costruita partendo dalle ambizioni e dai bisogni del nostro popolo: pace, solidarietà, diritti, antirazzismo, lotta alle discriminazioni.

Senza dar risposta a queste urgenze, Meloni potrebbe anche succedere a se stessa.